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mercoledì 8 maggio 2013

JUFFER...ZITELLA!


Il Brauneberger Juffer stilizzato, dettaglio delle etichette di Fritz Haag

Stavolta ce la prendiamo comoda, nel senso che parliamo di un solo vino.
Che però è la scusa per parlare, come sempre, di un Cru, di una fetta di Mittel Mosel (tanto per cambiare, ma sono imminenti racconti su altre zone): Brauneberg è il villaggio, il Brauneberger Juffer ne è la vigna più estesa (il “Premier Cru”) e il Brauneberger Juffer Sonnenuhr la parte più pregiata (il “Grand Cru”). È quest'ultimo il protagonista, oggi.
Parliamo di una vigna citata per la prima volta nel 1333 e di una località che, fino al 1925, si chiamava Dusemond, dulcis mons, secondo gli antichi romani, cioè dolce collina, una novantina di anni fa ribattezzata Brauneberg, “collina marrone”, per il colore rosso-mattone tendente al marrone dell'ardesia presente.

LA VIGNA
Sul lato opposto di Brauneberg, per due km lineari circa, si estende il Brauneberger Juffer, che comprende anche il B.J. Sonnenuhr. Esposizione a sud, suoli di ardesia Devoniana (un'antichissima era geologica, il Devoniano, che prende nome da una regione inglese) capaci di marchiare, con il timbro dell'eleganza raffinata, i vini di questa sottozona.
Il B.J. si estende per 32 ettari, il suo cuore, lo Juffer Sonnenuhr, per soli 10,5 ettari che si sviluppano attorno alle rocce di metà collina, con pendenze estreme ed altre più dolci.
Il B.J.S. prende il nome dall'immancabile meridiana e da...un gruppo di zitelle. Infatti, a inizio '700, il ciambellano Wunderlich, che possedeva la maggior parte delle vigne di Dusemond, divenne padre di tre figlie che non si sposarono, dedicando la propria vita e riservando il proprio amore alle vigne di famiglia.
 
Parte del Brauneberger Juffer
 
L'AZIENDA
In questa zona probabilmente l'azienda più nota (e una delle più antiche, citata già nel 1605) è quella di Fritz Haag, che qualcuno chiama anche “Dusemonder Hof”. 12 ettari interamente vitati a riesling, parte dei quali nel B.J.S.
Come sempre, un po' di storia. A 20 anni, nel 1957, a causa della malattia del padre, Wilhelm Haag entra in azienda e, nel corso degli anni, acquista parcelle nel B.S. e nel B.J.S.
Nel 2005, nemmeno 70enne, Wilhelm lascia il timone al figlio Oliver (e alla di lui moglie, Jessica) forte di studi a Geisenheim e di esperienze da Donnhoff, Karthauserhof, Wegeler, ma pure in Sud Africa, che persegue sulla strada del padre.
Fermentazioni con lieviti indigeni in legno e in acciaio e la ricerca dell'eleganza, della leggerezza e della finezza, più che della potenza, come obiettivo primario, detto in altre parole: rispettare i caratteri della vigna di partenza.
 
Il Brauneberger Juffer Sonnenuhr
 
L'ANNATA 2006
Annata difficile in tutta la Germania, che ha fatto tribolare non poco i vignaioli a causa del clima schizofrenico. In Mosella la vegetazione è partita lentamente a causa delle basse temperature primaverili. Estate molto calda e asciutta, sole a settembre, ma tanta pioggia tra fine mese e inizio ottobre, poco prima della vendemmia.
Annata di mosti densi, con importanti dolcezze di frutto, ma anche acidità solide e ben strutturate. Buono sviluppo di Botrytis, vini dalla categoria spatlese in su.
Per Fritz Haag, come per la maggior parte dei produttori della zona, basse produzioni (per lui 45 Hl/ettaro). Vendemmia iniziata il 3 ottobre e finita il 26 dello stesso mese, elevate densità medie del mosto e Botrytis “buona” che ha permesso di produrre in tutte le categorie (TBA compresa).
Nel complesso grande annata per gli Haag (la capacità drenante dei Cru di Brauneberg ha aiutato non poco in un'annata di piogge importanti come questa), con vini rifiniti, polposi e concentrati. C'è chi l'ha paragonata al 2005, ma secondo Wilhelm Haag il 2006 ha una marcia in più.

IL VINO

Brauneberger Juffer Sonnenuhr auslese 2006 – FRITZ HAAG
20% di Botrytis per un vino che si apre su un naso “dolce” e molto nitido di pesca gialla e agrumi mielati, poi zafferano. Sullo sfondo una nota sassosa.
In bocca profilo lineare, compatto e sottile, immediato ma molto articolato. Struttura aerea, di leggiadria disarmante, che si sviluppa flessuosa e con armonia tra il residuo zuccherino evidente e la freschezza acida, per finire con grande lunghezza.
Tutto fin troppo bello e perfetto? Sì, forse sì...ma meno male. Comunque aspettiamo ad aprire la prossima bottiglia fra almeno cinque-sei anni, meglio se di più. Il vino è ancora estremamente giovane e ha tutto da guadagnare in sfumature.



ABBINAMENTO?
Sarebbe stato più figo abbinarlo (o dire di averlo abbinato) ad un formaggio giusto, magari caprino, invece il formaggio giusto-magari-caprino non c'era, però c'era una ciambella con limone e cioccolato...



...e andava molto bene.


Imminente: Erdener Pralat!
 
Vittorio Barbieri


mercoledì 1 maggio 2013

VULCANO



Il RieslingGarten si trasferisce nelle terre rosse vulcaniche di Urzig, Mosella, Germania, nell'Urziger Wurzgarten, patria di vini aromaticamente generosi, quasi tropicaleggianti, dove la componente terpenica e Gewurztraminerosa del Riesling sa farsi sentire più che altrove.
Stavolta, per la degustazione delle bottiglie, siamo stati ospiti delle cantine Francesco Montagna, interessante realtà bronese in crescita guidata dalle famiglie Bertè e Cordini e dal brillante, e giovanissimo, enologo Matteo Bertè, nostro complice di turno in fase organizzativa.

IL VIGNETO
L'Urziger Wurzgarten, che ha uno dei nomi più belli che un vigneto possa avere: il Giardino delle spezie, sovrasta il villaggio di Urzig e confina con l'Erdener Treppchen e l'Erdener Pralat.
Cru unico per geologia e conformazione, è in pratica uno strapiombo di roccia vulcanica rossa (riolite) proveniente da un'antichissima eruzione, la cui lava, nel tempo, si è trasformata in pietre come quella che vedete qui sotto. Vi è anche presenza di ardesia rossa e grigia e di arenaria rossa.
 
Riolite dell'U.W...in cattività
Il colore rosso è conseguenza dell'alterazione della roccia dovuta all'azione degli agenti atmosferici che hanno portato alla formazione di ossido di ferro (ematite).
Atipico in zona per la tipologia vulcanica del suolo che tende a dare caratteri unici ai vini (aromi speziati e tropicali, strutture che combinano freschezza ed opulenza), spesso ben riconoscibili in mezzo agli altri, il vigneto oltre alle note pendenze estreme, ha esposizione sud-sud est e si spinge fino a 320 metri s.l.m.
Il Cru è piuttosto ampio (56 ettari) e vario, con parcelle di qualità inferiore che però non lo fanno decadere al di sotto dell'ipotetico rango di Grand Cru. In mezzo al Wurzgarten, troviamo un'altra vigna dal nome quasi bondiano (nel senso di James Bond...): Goldwingert, 0,3 ettari che molti produttori tendono a vinificare come “Wurzgarten”.
 
L'insegna "hollywoodiana" dell'U.W.
LE AZIENDE

Ernst, detto “Ernie”, guida l'azienda di famiglia (sede appena fuori Bernkastel) dal 1987, ma prima, dopo studi enologici a Geisenheim, si butta momentaneamente sull'archeologia deciso a mollare il vino e l'azienda. Suo padre però si ammala nel 1986, così Ernie abbandona gli studi archeologici e si tuffa definitivamente nell'avventura enologica nel 1987.
Sui suoi inizi si racconta una storia. Prima vendemmia, che Ernie si ritrova tra capo e collo: l'azienda ha uve in diversi vigneti. In uno di questi possiede 36 diverse parcelle, ma Ernie non sa esattamente dove siano. Allora, con grande rischio, aspetta che gli altri viticoltori raccolgano le proprie uve...quelle rimaste saranno le sue.
Nel frattempo, dagli 8 ettari iniziali, l'azienda passa a 25 ettari. Le vigne si trovano nei villaggi di Bernkastel, Graach, Wehlen, Urzig e Erden, dove è il principale proprietario nel Pralat di cui possiede mezz'ettaro (cioè circa un terzo del totale) diviso in 20 parcelle, un quinto del quale nel Pralat originale, quello pre-allargamento.
Lo stile enologico è preciso e pulito. Anche grazie a fermentazioni lente e lunghe, i vini sono espressivi, generosi e immediati, armoniosi ed eleganti, talvolta più avvolgenti che slanciati, ma senza perdere mai di vista lo sprint. Una sicurezza.
 
 
CHRISTOFFEL JR.
Storica azienda di Urzig (i Christoffel sono a Urzig dal 1600) fondata nel 1890 da Josef Christoffel che decise di aggiungere il “jr” al nome dell'azienda per distinguersi dalla pletora di fratelli e cugini viticoltori omonimi. Da sempre la famiglia possiede vigne a Urzig e a Erden, ma dopo il matrimonio con una Prum, nel 1955, è arrivato in gestione un ettaro tra Graach e Wehlen.
Oggi l'azienda lavora 3,2 ettari complessivi coltivati a riesling. Il cuore sta nell'Erdener Pralat (0,12 ettari), nell'Erdener Treppchen (0,25 ettari, parte dei quali prossimi al Pralat) e soprattutto nell'Urziger Wurzgarten (1,8 ettari).
Le viti hanno un'età che va da 30 a 100 anni, molte sono allevate a palo singolo. Le fermentazioni vengono svolte nei tradizionali Fuder da 1.000 litri usando lieviti indigeni.
I vini sono rustici e non sempre immediati, danno un'idea di rustica austerità e, come altri Riesling della Mosella, tra i tre-quattro e i cinque-sei anni dalla vendemmia, possono vivere una fase di chiusura che rischia di penalizzarli all'assaggio. Più o meno quello che è successo a Broni.
 
 
MERKELBACH
Storica (te pareva...) e piccola azienda, ancor più piccola di Christoffel jr, visto che sono meno di due gli ettari in produzione, tutti coltivati a riesling e parzialmente su viti non innestate. Circa 20.000 bottiglie prodotte in media all'anno dai fratelli Rolf e Alfred, accompagnati dalla temibile e comprovata fama di accogliere i visitatori tra le 7 e le 7,30 del mattino!
Fondata nel 1867, l'azienda vanta alcune tra le migliori parcelle nel Wurzgarten e nel Treppchen. La vinificazione avviene nei tradizionali fuder di legno (sulle etichette i Merkelbach indicano il fuder di provenienza), incarnando ancora oggi una tradizione fatta di vini essenziali e senza fronzoli, verrebbe da dire “alla buona” nel senso migliore del termine. Eleganza, nitidezza e semplicità. Punto.
Ah, e uno tra i migliori rapporti qualità/prezzo in tutta la Mosella.
 
Urziger Sonnenuhr...ebbene sì, c'è una meridiana anche qui
I VINI E LE ANNATE
 
LE ANNATE
2008
Visto che gli unici 2008 della degustazione erano di Dr. Loosen, che dice Ernie della vendemmia in questione? Dice che è una vendemmia classica, matura ma non troppo, non stramatura, senza grandi accumuli zuccherini e con buona mineralità. Acidità alte, al punto che Ernie ha ritardato gli imbottigliamenti, lasciando i vini a contatto con le proprie fecce fini per dare modo all'acidità di integrarsi al meglio con la struttura.
La vendemmia da Dr. Loosen è iniziata il 3 ottobre, presto, ma è finita il 16 novembre (tra gli ultimi a raccogliere, Eiswein a parte).
In generale qualcuno ha fatto paragoni con il 2004, s'è parlato di “Retro-Vintage”, una vendemmia come ce n'erano spesso negli anni '80 e '90. Tanti vini di categoria Kabinett, anche Spatlese, molto poco del resto. Un'annata “classica” per vini classici.
Tra Urzig e Erden qualcuno (Christoffel jr.) ha addirittura iniziato a raccogliere a fine ottobre, perché gli accumuli zuccherini sono stati lenti a causa del clima stagionale fresco e alcune aziende hanno terminato la vendemmia con vini Spatlese il 20 novembre (tardi).
2007
Qui le note sull'annata

2005
Elevate gradazioni zuccherine dei mosti e ottime acidità, vini ricchi e concentrati. Ideale sviluppo di Botrytis “buona”, che ha consentito importanti produzioni di vendemmie tardive, al punto che qualcuno ha parlato di “vendemmia del secolo”.
Clima perfetto da fine agosto a tutto ottobre: nebbie la mattina presto, sole di giorno, fresco la sera. Nei ricordi vendemmiali di Johannes Selbach (Selbach-Oster) rimarranno due inconsuete grigliate all'aperto, una delle quali a fine ottobre durante la raccolta di uve per Beerenauslese e Trockenberrenauslese.
Annata da Spatlese in su, anche se qualcuno ha comunque prodotto Kabinett (spesso con densità da Spatlese) per soddisfare le relative quote di mercato.
Il caldo è proseguito anche in inverno e per questo si sono prodotti pochi Eiswein.

2004
Qui le note sull'annata

I VINI
Alla degustazione (che si è svolta il 29 marzo) oltre ai due giardinieri e ai padroni di casa, erano presenti Marco Bertelegni, Stefano Pizzamiglio, Stefano Calatroni e Alessio Brandolini.
Abbiamo degustato alla cieca, suddividendo i vini in tre batterie e inserendo due intrusi appartenenti a un Cru (Erdener Treppchen) confinante con l'U.W., ma con caratteristiche diverse.

Da sinistra a destra: Pizzamiglio, Bertè sr., Calatroni, Bertè jr., Alfano, Brandolini, Bertelegni+Barbieri dietro l'obiettivo
BATTERIA N. 1

Urziger Wurzgarten kabinett 2008 – Dr. Loosen
Colore più tenue rispetto ai due successivi. Profilo immediato e diretto, semplice, preciso. Classico.
Pietra focaia, leggera affumicatura, poi agrumi e mela verde. Sviluppo agile e lineare ma polposo, finale citrino.
Molto piacevole.

Erdener Treppchen spatlese 2008 - Dr. Loosen
Toni che oscillano tra fiori, frutta quasi in confettura, lievi sensazioni mielate, poi escono gli idrocarburi e qualche nota di cenere. Vino contrastato, quasi un po' slegato, ma è un contrasto dolce/acido gradevole che lo slancia e lo ravviva (amplificato oltretutto dalla carbonica ancora presente). Profilo che, nonostante gli zuccheri evidenti, si rivelerà più “duro” e austero rispetto al successivo, nel rispetto del carattere dei due diversi Cru.

Urziger Wurzgarten spatlese 2008 – Dr. Loosen
Pieno e polposo. Naso leggermente tropicale, dove emergono anche lo zafferano, la pesca bianca e l'anice, che si apre con generosità e calore maturo. La struttura ha peso, avanza in souplesse, cremosa, e con meno contrasto del precedente, sviluppandosi in un timbro dolce e sinuoso, avvolgente e accattivante. Armonioso.

BATTERIA N. 2

Erdener Treppchen spatlese 2007 – Christoffel jr.
Naso oggi sovrastato da note di burro e di lieve straccio bagnato. Sotto le sensazioni lattiche si muove un po' a fatica una polpa ricca e rustica, minerale e leggermente floreale, che richiede un approccio più meditato. Ora quasi chiuso in sé stesso.

Urziger Wurzgarten spatlese 2007 – Christoffel jr.
“C'è una fuga di gas?”, esclama qualcuno appena annusa il bicchiere. Gassoso e potente, con note di pietra focaia, quasi leggermente terrose, benzina. Insomma, naso persino violento, anche se affascinante e, col passar dei minuti, variegato. Finale amarognolo. In generale, meglio attendere qualche anno prima di risentirlo.

Urziger Wurzgarten Auslese 2007 – Christoffel jr.
Torna la sensazione lattico-burrosa, insieme a toni di miele, o meglio, di frutti mielosi. Profilo austero e rustico, sviluppo nervoso, con leggera sensazione tannica.

Urziger Wurzgarten auslese fuder 16 2007 – Merkelbach
Più composto rispetto al precedente. Note di grafite, di sasso bagnato, salmastre anche (che a qualcuno ricordano vecchie gite alle Cinque Terre...). Il finale è più armonioso del precedente, anche se non lunghissimo e un po' semplice, ma molto piacevole.

Stefano Pizzamiglio
BATTERIA N. 3

Urziger Wurzgarten spatlese fuder 15 2005 - Merkelbach
Bella e lineare combinazione di frutto maturo e mineralità, come è nello stile del produttore, che qui regala una piacevole balsamicità con sfumature di salvia. Vino non particolarmente complesso, ma appagante e di ottima bevibilità.

Urziger Wurzgarten auslese fuder 18 2005 - Merkelbach
Più polpa, più frutto, e sempre quella lieve balsamicità, qui un po' timida, ma presente. Facilità di beva e precisione. Finale armonioso che chiude su sensazioni di agrumi.

Urziger Wurzgarten auslese fuder 18 2004 – Merkelbach
Torna lo zafferano, il frutto sta tra il maturo e lo stramaturo, si muove in mezzo a sensazioni di frutti gialli nostrani, albicocca, e non, maracuja, che ci trasportano in una dimensione molto Wurzgarten, anche nell'inconfondibile timbro del lychee, che lo porta a sfiorare elementi di somiglianza con certi Gewurztraminer. Sviluppo gustativo compatto e piacevole.

 
 
Vittorio Barbieri

sabato 30 marzo 2013

VERTIGO

Benvenuti nel RieslingGarten, il giardino dove si beve solo Riesling Renano.
Attraverso degustazioni, viaggi e incontri con i produttori, nel RieslinGarten cercheremo di capire e valorizzare le differenze, di raccontare il nostro amato vitigno attraverso i territori di produzione e viceversa, anzi, più che altro viceversa, cioè proveremo a narrare i territori utilizzando il riesling renano come chiave di lettura.
Per iniziare a mettere i puntini sulle “i”, noi due giardinieri abbiamo pensato di raccontare, per primo, quello che forse è IL vigneto della Media Mosella, in Germania: il Wehlener Sonnenuhr, capace di esprimere vini vertiginosi per slancio, eleganza ed essenzialità.

La meridiana di Wehlen
                                            
Il RieslinGarten, che sarà un giardino itinerante, per la sua prima degustazione ha fatto tappa in provincia di Pavia, località Casa Grande di Montecalvo Versiggia, al confine con S. Maria della Versa. Siamo stati ospiti nell'agriturismo (si chiama IL CALICE DEI CHERUBINI) dell'azienda vitivinicola di Stefano e Cristian Calatroni, fratelli che producono un Riesling Renano dal bel rapporto qualità/prezzo.

Vigna di riesling renano della famiglia Calatroni a S.Maria della Versa
IL VIGNETO
Il Wehlener Sonnenuhr (si pronuncia “VAY-len-er ZON-en-ooer”, la traduzione del nome significa “la meridiana di Wehlen”) si trova tra Graach e Zeltingen, di fronte al villaggio di Wehlen, in corrispondenza del ponte sospeso sulla Mosella a un'altitudine che va da poco più di 100 metri a circa 250 metri s.l.m. per un'estensione totale di quasi 65 ettari.

Presenta il tipico suolo di ardesia grigio-blu della zona, con calda esposizione sud-sud ovest a picco sul fiume e pendenze molto ripide. È uno di quei vigneti che non si capisce come possano restare al loro posto senza scivolare giù nel fiume, da quanto son ripidi. Vigneti poco adatti a chi soffre di vertigini. Nel Wehlener Sonnenuhr abbiamo visto turisti spaventati dalle pendenze strisciare come Gollum, nel tentativo di guadagnare vie di fuga.
Chi è abituato alle ordinate successione di filari nei vigneti, qui troverà un mondo diverso, fatto di viti allevate su pali singoli, spesso utilizzando una specie di doppio capovolto (due tralci legati a forma di cuore).
Il risultato? Vini eleganti, essenziali, austeri e longevi. Come da nessun'altra parte in Mosella.


Il "cuore" del W. Sonnenuhr
                                                  
L'AZIENDA

J.J. Prum sta per Johann Joseph, che noi, all'inglese, ci ostiniamo a pronunciare gei-gei: Gei-Gei Prum, che scritto suona malissimo, ma pronunciato fila via che è un piacere, sicuramente meglio di Johann Joseph (non ce ne voglia il fondatore).


La famiglia Prum è strettamente legata a Wehlen, ci sono dal XII secolo, capirai, è un eufemismo dire che ci son legati. SONO la storia di Wehlen. Come se non bastasse, la famosa meridiana del Wehlener Sonnenuhr è stata costruita da un Prum, come pure quell'altra di Zeltingen, che troneggia nello Zeltinger Sonnenuhr (ideale proseguimento del Wehlener Sonnenuhr). Ma andiamo con ordine, indietro nel tempo.
I Prum iniziano a coltivare vigne nel '600, poi, saltando qualche secolo di storia se no non la finiamo più, il fratello del trisnonno dell'attuale proprietario Manfred, che si chiamava Jodocus, nel 1842 costruisce le due famose meridiane che daranno nome alle vigne. Jodocus, oltre a costruire meridiane, fa sei figli, uno solo dei quali, Mathias, si sposa. Il figlio di Mathias, Johann Joseph, fonda l'azienda omonima nel 1911. Muore nel 1944, ma prima di morire fa un figlio, Sebastian, che inizia a creare il mito del Wehlener Sonnenuhr. Nel frattempo nasce Manfred che alla morte del padre, nel 1969, prende in mano l'azienda, oggi guidata insieme alla figlia Katharina, accrescendone ulteriormente il mito.
Fine, per ora, della storia, che delinea la quintessenza dei Riesling della Mosella.

Casa Addams? No, Casa Prum
                                               
I VINI E LE ANNATE
L'idea era di tentare un approfondimento sul Wehlener Sonnenuhr, provandone a identificare i caratteri attraverso il confronto con Cru confinanti, o quasi, leggendo le differenze tra Cru e annate (2004 e 2007) per provare a dare una lettura di ciò che, nell'interpretazione di un grande produttore, ne può uscire.
Alla degustazione, oltre ai due giardinieri e ai padroni di casa, erano presenti anche Marco Bertelegni, Massimo Volpari e Nicola Nebbia.
Abbiamo degustato alla cieca, a coppie di vini. Dove non indicato i vini sono di J.J. Prum. Eccoli, dunque, i protagonisti, prima le annate...

LE ANNATE

2004
Manfred Prum dice che il 2004 in Mosella sembra un incrocio tra il 2001 e il 2002...cioè? Cioè acidità buone, alte, ma non altissime, poca botrytis e maturità zuccherine non molto elevate. Infatti, in generale, si sono prodotti soprattutto eleganti kabinett e spatlese. Poi, nel prosieguo della stagione, ha fatto abbastanza freddo per produrre Eiswein, ma nelle categorie da auslese in su s'è prodotto poco. Annata non troppo calda, né troppo fredda, complessivamente fresca, abbastanza piovosa, con maturità ritardate. Molti hanno iniziato a raccogliere intorno al 25 ottobre, mediamente 10 giorni dopo rispetto alla media.
I vini hanno un timbro agile e teso. Classico.
2007
Herr Manfred, al quale piacciono i paragoni tra annate, stavolta ha parlato di una combinazione tra 2004 e 2005, quest'ultima più calda e matura della prima, più ricca di frutto. A casa Prum la vendemmia è iniziata l'8 ottobre, il 15 per le selezioni, ed è terminata a fine novembre per i vini “normali”, ma il 22 dicembre è stata colta uva per un Eiswein dal Graacher Himmelreich.
Annata che ha visto forti anticipi in fase di germogliamento (metà aprile) e di fioritura (terza settimana di maggio), ma che in seguito non ha lesinato fresco e piogge, regalando un clima ottimale che ha permesso di attendere 140-150 giorni dalla fioritura alla vendemmia.
Anche in questo caso poca botrytis e poche bottiglie dall'auslese in su, ma vini che, rispetto al 2004, hanno più polpa e ricchezza complessiva.

Pronte per essere assaggiate
                                                          
I VINI

COPPIA N. 1
Wehlener Sonnenuhr kabinett 2004
Preciso, pulito e lineare, (apparentemente) semplice. Aperto e disteso. Naso floreale, squillante, con note di noce moscata e spezie. Palato lungo e sapido senza essere travolgente. Delicato. Grande armonia, anche la carbonica residua è molto ben integrata. Si dice che il Riesling sia un vino da acrobati, o meglio, un vino-acrobata, dove l'equilibrio tra le varie componenti è sempre in bilico, lieve e sottile, ecco, qui l'equilibrismo è perfettamente riuscito. Finezza ed eleganza ai massimi livelli.
Grande bevibilità. Un Kabinett archetipico, da stamparsi nella memoria per raccontare ai nipoti cosa significa “kabinett”.
Wehlener Sonnenuhr spatlese 2004
Naso più inquieto, con toni d'idrocarburo e quasi fumè, ma con sfumature agrumate (succo di lime) a rinfrescare. In bocca esplode con propulsione acido-sapida vibrante. Carbonica meno integrata del precedente, più idrocarburi che fiori, una struttura che si articola in vie più complesse e stratificate e naturalmente con più polpa. Lungo e salato. Rigoroso e scattante, nitido e cristallino.
Se il primo rappresenta il concetto di armonia, questo sgomita ancora, scalcia di vitalità, anche nel finale energico e vigoroso.

Wehlen e il suo "Grand Cru" (in alto a destra) visti da Graach
                          
COPPIA N. 2

Kabinett 2007 (quindi senza indicazione di vigneto)
Semplice, sì, ma se il 2004 era solo apparentemente semplice, questo, semplice lo sembra realmente. Meno sfaccettato, meno risolto, meno luminoso e disteso.
È più giovane, certo, ma in generale sembra averne...meno. Apre su un naso ancora chiuso e irrequieto, quasi di straccio bagnato, poi escono gli idrocarburi, in un quadro complessivo più cupo. Il palato c'è, è discretamente articolato, ma paga soprattutto il confronto con gli altri Kabinett in degustazione.

Bernkasteler Badstube kabinett 2007
Più espansivo, soprattutto più tondo e morbido, con una più spiccata sensazione di dolcezza nel finale. Naso che indugia sui frutti in confettura e tropicaleggia (mango e ananas), mineralità un po' nascosta.
Profilo aperto ed immediato (anche nell'avvertibile residuo zuccherino), più “facile” e meno polifonico, più rustico, con i contrappesi che si dirigono verso le morbidezze, più che verso l'austerità. Poco complesso, ma molto piacevole.
Il Cru visto da Casa Prum, in febbraio
                                                           
COPPIA N. 3

Wehlener Sonnenuhr spatlese 2007
Colore giovanissimo, sfumature ancora verdoline, tenui rispetto al seguente. Naso speziato con sfumature citrine, poi idrocarburi e cenni balsamici a completare il quadro. Palato scolpito con invidiabile equilibrio tra dolcezza e freschezza, incisivo e contrastato, profondo e rinfrescante. Polpa e tanta sapidità, sprint e agilità dall'inizio alla fine, grande beva e complessità. Verve minerale e tesa eleganza.

Graacher Himmelreich spatlese 2007
Profilo più caldo e fruttato, solare, rispetto al precedente, anche qui toni balsamici, quasi di canfora, intrecciati a un frutto esuberante e polposo. Ricco e muscoloso, carnoso, più grosso e un po' meno elegante del suo gemello diverso.
Il differente cru si esprime in un più evidente slancio fruttato che prevale sulla mineralità.

COPPIA N. 4

Wehlener Sonnenuhr auslese 2007
Idrocarburi e mela verde, toni floreali, frutti polposi. Grande eleganza e ricchezza olfattiva. Palato fine, lungo e articolato, solido e ricco, ma che danza con leggiadria. Unico, piccolissimo, appunto: l'impressione è che nel finale il residuo zuccherino debba ancora integrarsi al meglio, così da fargli perdere un grammo in snellezza ed essenzialità.
Niente di grave, diamogli tempo (almeno cinque-sei anni), ma è comunque già oggi un grande vino.

Wehlener Sonnenuhr auslese 2007 DR. LOOSEN
L'intruso, non solo perché di altro produttore. Già il colore fa pensare a qualcosa di diverso, più carico, ricco e maturo. Al naso è meno restio di altri: frutti gialli, albicocca, pesca, agrumi canditi.
Un auslese che per densità tende quasi al beerenauslese. Cremoso e avvolgente, ha chili, opulenza e velluto, ma è tonico e si muove spavaldo con compattezza e agilità. Piacevolezza estrema e immediatezza combinate a grande articolazione gustativa.

Fine...

In Mosella torneremo a breve con un nuovo approfondimento, spostandoci verso le terre rosse (ardesia, rocce vulcaniche) di Urzig e Erden. A presto!

Vittorio Barbieri