martedì 30 giugno 2020

1993

Zilliken è tra i produttori più iconici della Saar, uno dei migliori indirizzi per capire una zona unica capace di regalare alcuni tra i vini più filigranati ed eleganti del mondo. 
Dopo la gestione del mitico Hanno Zilliken, da anni la figlia Dorothee sta prendendo in mano le redini dell’azienda, che spesso ha trovato spazio su questo blog (come qui, dopo una bellissima visita in loco). 


L’occasione per tornare (virtualmente) a Saarburg è l’assaggio di una grande spätlese d’asta, dove troviamo la Saar al suo meglio. Una bottiglia di finezza estrema in cui i miracolosi equilibrismi gustativi dei vecchi Riesling si mostrano in tutta la loro lampante forza. 


Saarburger Rausch spätlese 1993 (AP 7 94, vino d’asta) – Forstmeister Geltz Zilliken 
Battuto all’asta di Trier del 1994, si presenta con un bel colore dorato che anticipa un naso - appena sfiorato dalla botrytis – disegnato in primis su note di cedro, confettura di albicocche ed eucalipto/aghi di pino, per aprirsi subito dopo a scie di tè, melone e spezie. Sullo sfondo lievi toni fumé e di zucchero caramellato. 
La bocca attacca setosa con dolcezza perfettamente integrata, poi si sviluppa attraverso un magistrale contrasto dolce-non dolce che la eleva sul fronte della leggiadria. Palato complesso e beverino al tempo stesso che chiude con un finale vispo e lungo. 
Colto ora nel suo apice espressivo, probabilmente potrà esprimersi ai massimi livelli ancora per tre-quattro anni almeno.

domenica 7 giugno 2020

1986

Quello di Schmitt-Wagner è un nome ricorrente su questo blog (qui la prima volta in cui ne ho parlato, per chi volesse informazioni maggiori sull’azienda) e grazie al fatto che - pur parlando di una realtà che ha cessato nel 2007 - le bottiglie per fortuna circolano ancora, ogni tanto è possibile farsi un viaggetto nel tempo stappando bottiglie vecchie di decenni. 


Non solo. Il nome “Schmitt-Wagner” è inscindibilmente legato a quello di una vigna mitica: la parcella di 6.000 metri quadrati all’interno del Maximiner Herrenberg di Longuich (ai confini sud ovest della Mosella Centrale) piantata a piede franco nel 1896. 
Bruno Schmitt, a lungo presidente della storica associazione Bernkasteler Ring, ha ceduto tutti i vigneti a Carl Loewen, produttore che dunque ha ora la fortuna e la responsabilità di gestire un vero tesoro viticolo e genetico (da cui tra l’altro ha iniziato anche a produrre un ambizioso vino trocken, cioè secco). 

Maximiner Herrenberg (all'interno del quale si trova la parcella di 6.000 mq) nel perimetro rosso e Herrenberg (nella parte alta della collina, più fresca) nel perimetro giallo

Longuicher Maximiner Herrenberg kabinett 1986 – Schmitt Wagner 
Il 1986 è stata una vendemmia complicata in Mosella, a causa soprattutto della pioggia caduta durante l’epoca di raccolta. In generale Prädikat bassi ed elevate acidità, freschezza, sì, anche buone longevità, ma vini spesso un po’ carenti di complessità e polpa. La vigna di Schmitt-Wagner aveva compiuto la veneranda età di novant’anni al momento di questa vendemmia. 


Il colore dorato anticipa un naso didattico di marmellata di arance e cedro, confettura di susina, rabarbaro, camomilla, pesca sciroppata e lievi idrocarburi.
In bocca il vino si rivela esile e semplice, diretto, con una struttura esemplare da kabinett classico in annata fresca pre-cambiamento climatico. Attacca con lieve dolcezza per svilupparsi lineare e un po’ stretto, con finale vivo, piacevolmente asciutto seppur di non grande profondità. Bottiglia di buona verve, beverina e gustosa.

venerdì 1 maggio 2020

HEILIGENSTEIN

Langenlois si trova a circa 70 km a nord-ovest di Vienna nella regione denominata Kamptal dal nome del fiume Kamp, un affluente del Danubio, che vi scorre attraverso. Qui ha sede la storica azienda Bründlmayer (producono vino da 250 anni), uno dei nomi di punta della vitivinicoltura non solo della zona, ma dell’Austria tutta, nota soprattutto per Riesling e Grüner Veltliner di livello assoluto. 
Dal 1980 alla guida delle operazioni si trova Willi Bründlmayer, figura di spicco dell’enologia austriaca, oggi coadiuvato dal figlio Vincent e dalla moglie Edwige nella gestione dei 75 ettari vitati (in Biologico dal 2015) che ogni anno fruttano circa 350.000 bottiglie.

Foto dal sito internet aziendale

Il Veltliner è il vitigno più presente in azienda con il 33%, mentre il riesling copre il 25% della superficie. Il resto è suddiviso tra pinot nero, zweigelt, st. laurent, chardonnay e pinot gris. 
In generale i Riesling e i Veltliner sono precisi e lineari, ben calibrati, senza effetti speciali e dallo sviluppo sicuro e sempre succoso. Traduzioni fedeli dei vari terroir di partenza. 
La zona vanta un clima unico. Di giorno il sole scalda i terrazzamenti di pietra (con lunghe e secche giornate soleggiate in autunno), mentre di notte correnti d’aria fresca scendono dalle colline generando importanti escursioni termiche tra giorno e notte. 
Tra le vigne di rango superiore a disposizione dei Bründlmayer lo Zobinger Heiligenstein, rinomata da secoli, è collocato a nord est di Langenlois sulla sponda opposta del fiume. Il Kamp curva proprio ai piedi della vigna cambiando orientamento da nord-sud a ovest-est.

Foto Herbert Lehmann dal sito internet aziendale

Qui si trovano i suoli più antichi della tenuta, con arenaria rosso-brunastra risalente a oltre 250 milioni di anni fa. I suoli contengono sabbie e pietre, inclusioni vulcaniche (riolite) e resti fossili di vegetazione preistorica. 
L’azienda possiede 12 ettari nel cuore del cru (un terzo della sua estensione totale) tra 230 e 350 metri slm, di cui 10.5 coltivati a riesling (il 20% è allevato a lira, il resto a Guyot).


Zöbinger Heiligenstein 2013 – Bründlmayer 
Dopo la pressatura a basse pressioni, il mosto per gravità si muove verso le vasche di acciaio inox a T controllata per la fermentazione e, sempre senza l’uso di pompe, si sposta verso il piano sottostante per l’affinamento, parte in acciaio e parte in botte grande. L’imbottigliamento avviene nell’estate successiva alla vendemmia. 
Il colore leggermente dorato introduce un naso idrocarburico che, dopo pochi attimi, si sposta verso un quadro potentemente agrumato (pompelmo, limone candito), di pesca gialla e spezie (zenzero) ravvivato da scie di erbe aromatiche. 
Il palato è un peso medio ben articolato, vivo, polpa e agilità sono molto ben armonizzate e le note di agrumi e pesca tornano prepotenti accompagnati da un’acidità matura, fine e inesorabile. 
Vino elegante entrato in una fase espressiva di bella apertura che promette bene per i prossimi anni.

giovedì 16 aprile 2020

VON BEULWITZ/2

Torno a parlarvi di Neu Erben (qui il primo post, dove trovate anche info sull’azienda), realtà di Mertesdorf nella Ruwer, ancora con un vino d’asta.
Dunque, la Ruwer. Tra i due affluenti della Mosella (l’altro si chiama Saar e origina l’omonima vallata) è il più corto con soli 46 km di lunghezza e quello racchiuso nella vallata più stretta e meno soleggiata. Territorio segnato da un clima rigido che in passato poteva complicare il raggiungimento della maturazione adeguata delle uve. Eppure i vini pur avendo un'acidità sferzante simile a quelli della Saar, rispetto a quest'ultima zona spesso mostrano un'espressività di frutto più rotonda e intensa. 

Photo credit:  www.von-beulwitz.de

Von Beulwitz lavora 7.5 ettari complessivi (90% riesling), per quasi 50.000 bottiglie prodotte in totale, compresi 2.5 ettari nel prestigioso Kaseler Nies’chen, “Grand Cru” esposto a sud-sud ovest su suoli di ardesia blu e marrone e pendenze che si spingono fino al 60%. Le vigne sono in parte centenarie. 
L’azienda fa parte della storica associazione Bernkasteler Ring, che ogni anno in settembre organizza un’asta con le selezioni più rare dei soci. Proprio dall’asta di settembre 2018 proviene questa etichetta prodotta in soli 300 esemplari.


Kaseler Nies'chen Kabinett Fass Nr. 11 (vino d'asta)  - Erben Von Beulwitz 
(NB: fass significa botte, fass Nr. 11 indica il numero di botte, che in questo caso è stata destinata a una selezione d’asta) 
Il naso è ampio e alterna la generosità della pesca bianca, degli agrumi maturi e dei frutti tropicali con la freschezza delle erbe aromatiche e della mela verde, spingendosi verso un tocco minerale gessoso, ma dà l’impressione di doversi ancora aprire del tutto. 
Il palato esibisce volumetrie da spätlese, più che da kabinett. Avvolgente con persino una punta di grassezza nell’attacco di bocca, incede sicuro con tonicità, in un piacevole contrasto continuo tra carattere dolce-cremoso da un lato e sapido-acido dall’altro. Il finale è teso e molto lungo, anche se i quasi 80 gr/l di zuccheri residui avranno bisogno di tempo per fondersi ancora meglio. 
Oggi è gradevole e seducente, ma tra almeno quattro-cinque anni inizierà a sviluppare le grandi potenzialità olfattive e gustative che ora si intravedono soltanto. Bottiglia più importante di quello che il prädikat lascia intendere.

giovedì 2 aprile 2020

DELLCHEN

Dönnhoff è l’azienda più nota della Nahe - su queste pagine ha trovato spazio tante volte, per esempio qui - quella che ha trasformato la regione (posta un centinaio di km a est dalla Mosella Centrale, tra i fiumi Mosella e Reno) da Cenerentola in una tra le zone più intriganti e apprezzate della Germania viticola. Il principale artefice di ciò è stato Helmut Dönnhoff che, seppur ancora presente in azienda, da anni ha ufficialmente ceduto la gestione al figlio Cornelius. 
Nome viticolo storico, quello della famiglia Dönnhoff (compare infatti già nel 1761), anche se è stato il nonno di Helmut, Hermann, a puntare sul riesling e a imbottigliare per primo i Cru aziendali negli anni ’20 del ‘900.


Helmut è stato alla guida tecnica dal 1971 al 2007, cedendo poi le redini al figlio, in azienda comunque dal 1999. Oggi la realtà viticola consta di una trentina scarsa di ettari (80% riesling) con vigne di 15-65 anni da cui si ottengono vini dolci e trocken di altissimo livello qualitativo. 
I Riesling trocken di punta, da anni nel gotha dei grandi bianchi europei, al pieno delle proprie possibilità esibiscono aromaticità intense e talvolta esplosive ma sempre di profonda complessità, animate da strutture potenti, ma armoniche ed eleganti, percorse da un’impeccabile tensione sapido-acida. 

Immagini del Dellchen, credit: www.vdp.de

Il vino di oggi proviene dal Dellchen (comune di Norheim), piccola vigna di soli 3.2 ettari affacciata sul fiume Nahe tra Norheim e Niederhausen, esposta a sud con tratti molto ripidi (fino al 70% di pendenza) parzialmente terrazzati con muretti a secco e incastonata tra spuntoni di roccia che contribuiscono a creare un microclima unico. Collocata tra 140 e 200 metri slm, poggia su una base di ardesia grigia con importante presenza vulcanica (porfido) ed è stata a lungo negletta per le sue pendenze estreme che ne rendevano troppo complicata la gestione. Il nome deriva da alcune cavità nella roccia, dette “dellchen” in dialetto.


Dellchen Riesling 2016 - Dönnhoff 
Frutto di una bella vendemmia in termini qualitativi, anche se di complicata gestione primaverile-estiva a causa della elevata pressione fito-sanitaria. Le ultimissime settimane prima della vendemmia sono state perfette grazie al clima autunnale diurno mite, ma con buone escursioni termiche notturne. 
Fermentazione parte in acciaio, parte in botti grandi. Affinamento in botti grandi.
Il naso parte con buona espressività agrumata (pompelmo e lime) e di frutta tropicale (ananas), oltre a toni di pesca, rosa, erbe aromatiche quasi balsamiche e pepe bianco, ma mostra anche un importante cuore minerale di pietra focaia che permea l'intero spettro olfattivo insieme a un lieve fondo idrocarburico.
In bocca si rivela profondo e vigoroso, molto saporito e fresco. Teso, strutturato e succoso, ha un finale lungo e rinfrescante che lo rende addirittura quasi beverino.
Setoso e vibrante al tempo stesso, il palato ha un'articolazione di elegante austerità.
Un vino già godibilissimo, ma che probabilmente avrà bisogno ancora di almeno un anno per entrare nella "finestra" espressiva ideale.


mercoledì 25 marzo 2020

GAISBÖHL 2011

Un altro piccolo capitolo dedicato a Dr. Bürklin-Wolf (qui uno dei vari racconti, relativo alla prima visita in cantina, a cui vi rimando per approfondimenti sull'azienda), realtà storica di riferimento del Pfalz, o Palatinato, territorio del meridione viticolo tedesco, nonché regione tra le più interessanti e dinamiche in Germania. 
Dr. Bürklin-Wolf, la cui data di nascita ci riporta addirittura alla fine del ‘500, ha sede a Wachenheim, ma gli 85 ettari vitati di proprietà - gestiti in Biodinamica da ormai quindici anni - sono sparsi in quattro comuni.
I vini, soprattutto nelle ultime vendemmie, sono stimolanti e mai banali; seguono un canone proprio che tende a lasciare esprimere in scioltezza il carattere di ogni annata, senza forzature ma sempre con grandissime attenzioni in vigna e in cantina. 


Il vigneto Gaisböhl, un monopole di Bürklin-Wolf, si estende in tutto per 8 ettari nel comune di Ruppertsberg, ma solo 5.2 ettari sono considerati alla stregua di un Grand Cru già dai tempi della classificazione del Regno di Baviera risalente al 1828. Gaisböhl si sviluppa ai piedi dei monti Haardt (la prosecuzione settentrionale dei Vosgi alsaziani) su suoli argillosi con presenza di ghiaia e arenaria, un mix che origina vini con strutture potenti (a volte più muscolosi che eleganti), acidità decise e ottimo potenziale di invecchiamento. 


Le uve dell’annata 2011, nel complesso calda, sono state raccolte manualmente il 29 e 30 settembre. Fermentazione a temperatura controllata con lieviti indigeni seguita da affinamento in botti grandi da 2.400 litri (chiamate doppelstuck). 
Ultima nota non da poco. Questa è stata l’ultima vendemmia dello storico kellermeister aziendale Fritz Knorr, scomparso poco prima della vendemmia 2012, che ha in seguito ceduto il posto al piacentino Nicola Libelli. 


Gaisböhl 2011 – Dr. Bürklin-Wolf 
Il naso mostra un buon livello di apertura evolutiva con toni di pompelmo maturo, ananas, confettura di pera, erbe aromatiche e idrocarburi, completati da scie minerali di sassi e gesso. 
Il palato – di viva impronta sapida – svela il carattere argilloso del Cru e la generosità dell’annata. Se il colore intenso, il naso e l’attacco di bocca esprimono concentrazione e grassezza, lo sviluppo è saldo e tonico e ravviva l’insieme, con un finale allungato dall’acidità elegante e precisa. 
Robusto, ampio e vigoroso, non sarà forse un campione di finezza, ma va dritto per la sua strada trovando bell’equilibrio tra acidità (matura) e zuccheri (contenuti in circa 6.5 gr/l).

domenica 15 marzo 2020

BERND PHILIPPI

Dietro l’apparentemente misterioso progetto denominato “Saumagen Riesling” si cela il mitico Bernd Philippi, colui che a lungo è stato proprietario del marchio Koehler-Ruprecht (sede a Kallstadt, nel Pfalz) e che, anche grazie alle doti del cru Saumagen, ha prodotto grandi auslese trocken con uno stile d’altri tempi. Qui un approfondimento


Una volta venduta l’azienda nel 2009 non è stato con le mani in mano e, dopo aver collaborato fino al 2012 con Koehler-Ruprecht, è stato coinvolto come co-proprietario e consulente per aziende portoghesi e sudafricane, ma soprattutto ha acquistato un piccolo appezzamento di viti vecchie nella sua vigna preferita di Kallstadt, naturalmente il Saumagen. Qui dal 2013 produce una vera rarità: 700-800 bottiglie all’anno di un’unica etichetta, della quale sono uscite al momento solo tre annate: le prime due (2013 e 2014) come spätlese trocken, mentre l’ultima (2015) come auslese trocken. Di recente ha ampliato la proprietà vitata a 0.5 ettari e continua ad appoggiarsi a una cantina della zona per le vinificazioni. 

I confini del Kallstadter Saumagen. Credit: www.weinlagen.info

Il vino di Philippi non ha una vera e propria distribuzione e viene venduto senza rispettare tempistiche canoniche (il 2014 e il 2015 per esempio sono stati rilasciati a breve distanza l’uno dall’altro nel 2019). Le bottiglie sono importate in Italia dal “benefattore” Francesco Agostini (per contatti: onewinelover@gmail.com). 


Kallstadter Saumagen spätlese trocken 2013 - Saumagen Riesling (Bernd Philippi) 
Fermentazione con lieviti indigeni e affinamento sulle fecce in botte grande. 
Il naso, complesso, esordisce su toni di pietra focaia e frutti giallo-arancioni (limone candito, melone), liberando poi note di pera, spezie (zenzero), burro d'arachidi e un carattere leggermente iodato. Il palato ha un lato grasso ma è percorso da una vena piccante; mostra volumi ampi e generosi contrastati dal lato sapido e da un’acidità matura. L’estrazione è importante, ma senza barocchismi, l’insieme è tonico e potente e conduce a un finale lungo, saldo e compatto dove emergono scie di pompelmo e di burro salato. 
Sta iniziando a entrare nella sua (lunga) fase di apice espressivo, quindi bevetelo adesso o dimenticatelo in cantina.

lunedì 9 marzo 2020

KARL ERBES

Erbes è un cognome storico della viticoltura in Mosella, ma l’azienda “Karl Erbes” è stata fondata dall’enologo omonimo solo nel 1967. Dopo esperienze giovanili in altre realtà e un’attività di consulenza presso molte aziende di Erden e Ürzig (proseguita anche dopo aver fondato la propria azienda), Karl è partito in proprio con soli 1.000 (!) metri quadrati di vigna a disposizione. 
Nel corso degli anni ha ampliato la superficie acquistando piccole parcelle nell’Ürziger Würzgarten e in particolare nell’area della sottozona Kranklay, accanto all’Erdener Prälat. Stefan Erbes, che lavora col padre dal 1984 e dal 2002 gestisce l’azienda, nel tempo ha ulteriormente ingrandito la superficie vitata fino ai circa 5 ettari attuali sparsi tra Ürzig, dove ha sede l’azienda, ed Erden, compresa una minuscola sezione in affitto nell’Erdener Prälat . 


Il 2017 è stata un’annata di rese molto basse (35 hl/ha) come nel resto della Mosella, principalmente a causa delle gelate di aprile, ma di eccellente qualità. Per Stefan Erbes vendemmia dall’1 al 16 ottobre, con i primi giorni riservati ai vini base, ai trocken e ai vini dei predicati più bassi, mentre l’ultima settimana – anche grazie all’arrivo della botrytis - è stata riservata ai predicati più alti e ai vini dolci. 
In cantina fermentazioni con lieviti indigeni e affinamenti sulle fecce fino all’imbottigliamento, che viene effettuato nella primavera successiva alla vendemmia. 
I due vini di cui ho scelto di parlarvi provengono dalla stessa azienda, dalla stessa annata e dalla stessa tipologia, ma da vigneti diversi (anche se attigui). Un faccia a faccia didattico che mette in luce le differenze, soprattutto pedologiche, tra diversi territori.


Erdener Treppchen spätlese trocken 2017 – Karl Erbes 
Da settori del Treppchen prossimi al Prälat. 
Il naso esordisce con note minerali e di fumo, poi agrumate, infine esprime una fine austerità floreale e di erbe (anice). Il palato è vivo, secco e austero, ma non duro, con un incedere dinamico e diritto anche se tutto sommato semplice e lineare. Bottiglia che probabilmente necessita ancora di un anno o due per aprirsi, ma che già ora costituisce una bevuta piacevole. 

Ürziger Würzgarten spätlese trocken 2017 – Karl Erbes 
Rispetto al precedente è più aperto, di lettura più immediata, con sensazioni olfattive di frutti gialli (pesca) e agrumi (pompelmo), ma anche di spezie dolci. La bocca ha più peso e un’avvolgenza che lo arrotonda facendolo virare verso la categoria halbtrocken (semi-secco), con una polpa morbida e cremosa che tuttavia trova un finale adeguatamente teso.

domenica 1 marzo 2020

...AND THE BEST KABINETT IS.../2


Ancora un grande kabinett sul RieslinGarten (qui l'ultimo di cui vi ho parlato) e ancora un kabinett di Willi Schaefer (qui avevo parlato di due vini del 2013 e dell'azienda) stavolta figlio dell’eccellente vendemmia 2017. 
Del resto la vigna è di rango, Graacher Himmelreich (Media Mosella), e il produttore anche. Willi Schaefer da anni ormai è nel gotha assoluto del Riesling.


Qualitativamente è stata un’ottima annata in Mosella, la 2017, anche per Willi Schaefer, seppur con tanti patemi d’animo causati da gelate (18-19 aprile) e grandinate (agosto) che hanno diminuito drasticamente le rese (-50%). In azienda la vendemmia è iniziata precocemente il 25 settembre ed è stata rapida a causa del clima che ha ristretto la finestra di raccolta impedendo di produrre quantità significative di auslese (solo una botte, peraltro destinata a un vino d’asta). Per fortuna i kabinett e gli spatlese sono di altissimo livello, con importanti estratti secchi, residui zuccherini relativamente contenuti e acidità elevate. Tutti gli imbottigliamenti sono stati fatti a inizio maggio del 2018. 


Graacher Himmelreich Kabinett 2017 – Willi Schaefer 
In questa fase giovanile il naso, molto preciso, è centrato soprattutto sul frutto (agrumi, albicocca, pesca) con qualche tono floreale, minerale e di erbe aromatiche (anice), ma avrà bisogno di ancora due-tre anni almeno per aprirsi. È il palato comunque a colpire più di qualunque cosa. Elettrizzante e succoso, vive di una tensione acida che lo percorre dall’inizio alla fine, in perfetto equilibrio con il residuo zuccherino. Un’acidità sferzante, ma matura, perfettamente integrata. La struttura è dinamica e chiude in grande scioltezza. 
Molto beverino oggi, darà ancora più soddisfazioni negli anni a venire disvelando i suoi lati più complessi. Da bere adesso o nei prossimi tredici-quindici anni, a voi la scelta.


lunedì 24 febbraio 2020

OLD SCHOOL PRÄLAT

Nuovo tuffo nell’Erdener Prälat (qui il primo post di sette anni fa, a cui vi rimando per un approfondimento sulla storia e le caratteristiche della vigna) presso il ristorante Cà dell’Orso di Torrano (Ponte dell’Olio, Pc). 
Stavolta la degustazione ha delineato un pezzo di storia del Prälat attraverso otto rare bottiglie del mitico marchio Christoffel-Berres, tra i massimi interpreti di quest’angolo di Mosella negli ultimi decenni fino al 1997, anno in cui ha cessato l’attività. 
Nata alla fine degli anni ’40, è stata l’ultima azienda discendente dall’originale azienda Berres a chiudere i battenti, sotto la guida di Elisabeth Berres – nipote di Peter Jos. Berres – e del marito Otto Christoffel. I consulenti aziendali sono stati Karl e Stefan Erbes, padre e figlio proprietari dell’azienda Karl Erbes, che negli ultimi anni hanno ritirato gli stock di vecchie annate di Christoffel-Berres. 
L’azienda possedeva in tutto 1.5 ettari di viti a piede franco nei migliori settori dell’Erdener Prälat, dell’Ürziger Würzgarten e dell’Erdener Treppchen, oltre a una piccola parcella nel Losnicher Fosterlay. I figli non hanno seguito le orme dei genitori e le vigne sono state in seguito affittate a Robert Eymael, manager delle aziende Joh. Jos. Christoffel Erben e Moenchof. 


In cantina fermentazioni spontanee e affinamenti in fuder di legno da 1.000 litri, con imbottigliamenti svolti poco prima della vendemmia successiva (fino agli anni '80) e nella primavera successiva alla vendemmia (a partire dagli anni ’90). 
Due note prima di iniziare il racconto delle bottiglie. Ancora una volta il Prälat ha dimostrato la capacità di unire una certa esuberanza espressiva con elementi di grande freschezza e, nei migliori casi, finezza. Un carattere unico dove volumetrie ampie e toni tropicali si sposano con uno slancio nordico. 
In degustazione vini trocken (secchi) e non, di annate comprese tra il 1988 e il 1996 e di vari predicati compresi tre vini d’asta. A parte i primi due vini trocken, tutti gli altri sfoggiano % alcoliche tra 7% e 8% con residui zuccherini tra 65 gr/l e 75 gr/l a esclusione degli ultimi due vini che oltrepassano i 100 gr/l. Le acidità, misurate all’imbottigliamento (quindi parecchi anni fa), vanno dai 7,5-8 gr/l dei due vini trocken agli 8,5-9,5 gr/l dei sei vini successivi. Tutti i vini, soprattutto i sei con residuo zuccherino, potranno dare ancora tanta soddisfazione nei prossimi dieci anni. 
Azzeccati gli abbinamenti con i piatti, che prevedevano tagliolini con acciughe, broccoli e peperoncino (con i due trocken), a seguire anatra all’arancia e per chiudere una selezione di formaggi caprini e vaccini (con gli ultimi due vini).


Erdener Prälat spätlese trocken 1988 
Si inizia con il vino più anziano del lotto (32 anni), un vino secco – 5 gr/l di zuccheri residui – vivo e sottile, lineare, che si esprime al naso attraverso note fruttate di susina matura, erbe aromatiche e confettura di rabarbaro. Il palato è nervoso e rasenta la magrezza, ma senza essere severo. Gradevole in generale, è un ottimo compagno per la tavola. 

Erdener Treppchen auslese trocken 1992 
L’intruso del giorno, dall’Erdenet Treppchen e in particolare dai settori del Treppchen confinanti con il Prälat. Rispetto al precedente mostra volumetrie più ampie (accresciute anche dai 9 gr/l di zuccheri) mantenendo comunque grande tonicità. Naso più contrastato, con il lato fruttato maturo che si unisce a sfumature minerali di zolfo/pietra focaia e a una lieve nota fungina che si riverbera anche nel finale di bocca. 


Erdener Prälat spätlese*** 1995 
Qui si entra nel campo dei vini dolci-non dolci, dove la magia degli equilibrismi gustativi dei Riesling della Mosella riesce a esprimersi al meglio. 
Olfatto ricco con note di marmellata di arancia e pompelmo, poi di susina gialla, frutti tropicali, erbe secche, spezie dolci e rabarbaro. Palato polposo con finale minerale e di pimpante precisione agrumata. Un vino di scalpitante leggerezza e di grande bevibilità. Una grande Spätlese. 

Erdener Prälat auslese** 1992 
Il naso esordisce con sensazioni di miele di corbezzolo, ananas e tè. Il vino attacca succoso in bocca per allungare dinamico e leggero. Finale fresco e molto lungo. Un’ auslese che punta sulla leggerezza di tocco e sulla finezza, complice anche l’annata per certi versi difficile, che se perde in muscoli e pienezza, nei casi migliori (come questo) guadagna in levità ed eleganza.


Erdener Prälat auslese*** Gold Kapsel 1992 (vino d'asta) 
Sempre dalla fresca annata ’92 il primo vino d’asta della giornata. Primo impatto soprattutto floreale (lavanda, viola), con sbuffi idrocarburici che emergono in sottofondo insieme a tocchi di albicocca e miele. Lo sviluppo gustativo è fresco e vitale, con ritorni aromatici di crema pasticcera e qualche tono lievemente balsamico. 

Erdener Prälat auslese*** 1995 
Aumentano il colore, il volume e il peso, in questa bottiglia che comunque mostra un mirabile equilibrio tra muscoli e freschezza. Note di pera e frutti tropicali, poi pasta di mandorla. Tanto frutto e qualche sfumatura che rimanda alla Botrytis. Il palato è pieno e ricco, ma innervato da un lato acido-sapido sferzante, con finale fresco e complesso che chiude su tonalità di miele e limone. 


Erdener Prälat auslese**** Gold Kapsel 1995 (vino d'asta)
Si sale ancora di volume (circa 14,5% di alcol complessivo) e di residuo zuccherino (106 gr/l). Il vino in effetti ha un lato grasso e largo, ma rimane sempre estremamente agile, ravvivato da un’acidità matura eppur decisa. Zafferano, pesca, spezie, ananas e pera si alternano sul fronte aromatico, confermando le stesse sensazioni anche a livello gustativo. Densità quasi oleosa ma dal passo leggero. 

Erdener Prälat auslese****Gold Kapsel 1996 (vino d'asta)
Ultimo vino del lotto, ed anche quello con il maggior contenuto di zuccheri (quasi 125 gr/l) e la % di alcol complessivo più elevato (circa 15,5%). Quasi un beerenauslese travestito da auslese. 
Naso abbondante anche se forse non di grana finissima: zafferano, frutti disidratati, cocco, crema pasticcera più idrocarburi e lievi screziature di funghi porcini. Il primo impatto gustativo potrebbe quasi farlo apparire monolitico, ma nell’articolazione e soprattutto nel finale di pompelmo sferra il colpo del campione chiudendo fresco e pimpante. Vispo e cremoso.


giovedì 6 febbraio 2020

PECHSTEIN+BASSERMANN-JORDAN

Bassermann-Jordan è una delle aziende storiche del Pfalz (vecchia conoscenza di questo blog, potete leggere qui un approfondimento), oggi con sede a Deidesheim e un parco vigneti di prim’ordine, tra cui 0.75 ettari nel Pechstein, “Grand Cru” di Forst con vene di basalto nero-verdi.


Questo 2009 trocken (secco) è figlio di un’annata calda che esprime e amplifica il lato potente dei Riesling del Pfalz, che sanno essere spesso ampi, densi e concentrati, ma soprattutto sempre animati da uno sprint minerale che li mantiene salati e vigorosi.



Pechstein G.G. 2009Bassermann Jordan 
Bottiglia che al naso esibisce un frutto maturo (mandarino, pesca), ma senza eccessi da surmaturazione; con i minuti emergono anche scie di idrocarburo, pietra focaia ed erbe balsamiche. L’olfatto ha toni tendenti al “dolce” ben integrati con un carattere minerale che lo rende più complesso. 
In bocca attacca con buona forza sapida, ha volume, larghezza e potenza, forse gli manca un po’ di spinta acida nel finale, ma il lato salato è sufficiente a tonificare la struttura. Vino potente e voluminoso oggi entrato nel suo apice espressivo, ma con un denso cuore minerale che ne dovrebbe prolungare il miglior momento di assaggio per almeno tre-quattro anni ancora.

sabato 25 gennaio 2020

BURGBERG

La Nahe è una piccola regione di grandi produttori. Oltre a Donnhoff (colui che ha fatto conoscere il nome della regione al resto del mondo), ormai da tanti anni altre aziende come Schaefer-Froelich ed Emrich-Schoenleber lavorano ai massimi livelli. Altre, come Gut Hermannsberg, stanno tornando ai livelli storici ed altre ancora sono ormai emerse dal novero delle realtà in crescita. Tra queste ultime Schlossgut Diel è probabilmente il nome di punta. 
Situata a Rummelsheim, nella parte settentrionale della regione a una decina di km dal Reno, questa realtà storica di 25 ettari ha ritrovato slancio sotto la guida della quarantenne Caroline Diel, studi a Geisenheim, in azienda dal 2006 e figlia di Armin Diel, noto critico enogastronomico.

Preso da www.diel.eu

Tra i “Grand Cru” in gestione, il Burgberg (ovvero “la collina del castello”) si trova nel comune di Dorsheim ed è storicamente considerato tra i migliori vigneti della zona, come testimonia la classificazione prussiana del 1901. Disposto ad anfiteatro, si estende per circa quattro ettari (dalla metà degli anni ’90 i Diel ne possiedono due ettari) su suoli di argille ferrose ricche di quarzite. 
La versione 2015 dopo pressatura soffice e fermentazione con lieviti indigeni affina in botti grandi costruite con legno di foreste locali. 


Burgberg G.G. 2015 – Schlossgut Diel 
Colore di buona intensità che anticipa un naso potente e agrumato (lime e pompelmo maturo), con toni leggermente tropicali, di pera e melone. Il palato invece gioca più sull’agilità. C’è un’estrazione ricca, ma la concentrazione alcolica è quasi lieve (12.5%) e la dinamica molto viva e salata. Una sensazione gustativa minerale saporita e dal finale piccante. 
Bottiglia che vive di due anime: toni più calcati (colore e aromi) uniti a una calibratura slanciata ed essenziale (palato).