domenica 8 dicembre 2019

...AND THE BEST KABINETT IS...

Hofgut Falkenstein è già noto ai lettori di questo blog (vedi qui, per esempio, anche per un approfondimento sull’azienda) grazie ad alcuni tra i vini più tesi e vibranti che oggi si possano trovare nella Saar. E grazie a uno dei migliori kabinett della Saar - forse di tutta la Mosella - in assoluto. 
L’occasione per parlarne di nuovo viene proprio dall’assaggio della nuova annata del Krettnacher Euchariusberg kabinett. 


Krettnacher Euchariusberg Riesling Kabinett “Alte Reben” 2018 (AP 8) - Hofgut Falkenstein
Da vigne non innestate di 70-80 anni allevate nel settore noto come Gross Schock della vigna. 
87° gradi Oechsle di partenza e fermentazione con lieviti indigeni in un unico fuder. Il vino ha circa 40 gr/l di zuccheri residui. 
Naso di eleganza filigranata con toni di mandarino ed erba limoncella, cassis, selce e sbuffi floreali. Solo relativamente aperto, il bouquet mostra ampi margini di ampliamento espressivo pur facendosi apprezzare per la già buona complessità e per la grande precisione. 
Il palato ha un eccellente bilanciamento tra acidità (molto viva e rinfrescante) e zuccheri. Succoso e molto lungo, ha un finale affilato molto saporito che invita al secondo (e al terzo ecc ecc) bicchiere. 
Veramente piacevole già ora, inizierà a sviluppare al meglio il suo potenziale non prima di almeno tre-quattro anni. 
Una grande conferma per questa etichetta, oltretutto dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.

domenica 1 dicembre 2019

DR. LOOSEN E IL WEHLENER SONNENUHR

Dr. Loosen è forse il principale ambasciatore del Riesling della Mosella nel mondo. Una realtà aziendale sfaccettata e con varie anime (quella commerciale a volte prende il sopravvento sulle altre) ma basata su un parco vigneti importante, per qualità oltre che per quantità, e una perfetta conoscenza della materia di partenza. 
Negli ultimi anni hanno preso piede anche in Mosella i G.G. (categoria creata dall’associazione V.D.P., di cui Loosen fa parte), cioè vini trocken - secchi, fino a 9 gr/l di zuccheri residui - prodotti con le uve dei migliori vigneti e anche Dr. Loosen, nell’arco di poche vendemmie, ha moltiplicato le etichette di G.G. da “cru” leggendari come Erdener Pralat e Wehlener Sonnenuhr. 
Proprio da quest’ultima vigna proviene il vino di cui vi parlo oggi, già assaggiato ad inizio 2018 e riprovato a distanza di oltre un anno e mezzo per testarne l’evoluzione.


Le uve provengono da viti centenarie (la dicitura “alte reben” in etichetta significa “vecchie vigne”) a piede franco situate in due settori dell’ampio Wehlener Sonnenuhr: Laichen, nella parte centrale, e Sandpichter, più a ovest verso Zeltingen. Fermentazione con lieviti indigeni e affinamento in botti da 30 ettolitri per circa un anno sulle fecce integrali, senza batonnages. 

Wehlener Sonnenuhr alte reben G.G. 2015 – Dr. Loosen 
A una ventina di mesi di distanza dall’ultimo assaggio il vino inizia a mostrare un’apertura olfattiva più chiara e decisa, con toni nitidi di arancia e pompelmo, pesca, pera e zenzero. 
Il palato ha un lato iniziale rotondo, ma non voluminoso, ravvivato da uno sviluppo e una chiusura sufficientemente tesi (acidità + sale) anche se sembra mancare la profondità del fuoriclasse. 
Una bottiglia che sta entrando nel suo apice espressivo, gradevole e quasi beverina, forse solo un po’ troppo lineare e con dinamica gustativa semplice per arrivare a livelli assoluti. Nell’arco di un anno circa potrebbe trovare ulteriore distensione e mostrare quella complessità di toni che oggi pare in parte mancare.

venerdì 1 novembre 2019

RIESLING VIDEO-SCHULE 44

Una chicca scovata su Youtube. Un raro video (probabilmente degli anni '50) sulla vendemmia nella Terrassenmosel, un documento storico che ci riporta ai vecchi tempi della Mosella.
Dura 15 minuti ed è in tedesco, ma si può gustare tranquillamente lasciandosi trasportare dalle suggestive immagini in bianco e nero. Buona visione. Qui il link.

lunedì 21 ottobre 2019

MELSHEIMER

Sulle pagine del rieslinGarten quasi mai hanno trovato spazio vini spumanti, pardòn, Sekt, a maggior ragione a base Riesling, vitigno di difficile gestione per la produzione di questa tipologia. 
Quindi è con grande piacere che oggi vi parlerò di un Sekt della Mosella. 
L’azienda che lo produce si chiama Melsheimer e si trova nella parte bassa del fiume, a Reil, con suoli di ardesia rossa e grigia. È nota per essere tra i precursori di un approccio ecosostenibile alla vigna, assai raro in zona, concretizzatosi con l’avvicinamento al Biologico nel 1995 e con la certificazione per la Biodinamica ottenuta nel 2013.
Di fatto, anche grazie ai risultati ottenuti in termini di qualità, Thorsten Melsheimer e famiglia hanno spinto altre piccole realtà dei dintorni ad approcciarsi a metodi “eco-friendly”, sempre più diffusi in Mosella anche se di difficile realizzazione pratica in aree come questa. 

Vista del Mullay-Hofberg. Credit: melsheimer-riesling.de
Oltre all’approccio Bio, l’azienda – che coltiva quasi solo Riesling - produce Sekt dagli anni ’80 ed oggi dedica circa il 10% delle proprie uve a questa tipologia che si concretizza in tre etichette, due dal Mullay Hofberg (Extra-Dry e Dosage Zero), cru storico citato per la prima volta nel 1143, ed una ottenuta da varie vigne. 


Reiler Mullay-Hofberg Riesling Sekt Zéro Dosage 2015 - Melsheimer
Dopo un anno in legno piccolo prima della rifermentazione ed un affinamento sui lieviti pre-sboccatura di quasi 30 mesi, il vino si apre su un naso complesso che alterna toni agrumati di pompelmo, aromi di pera e mela verde, erbe aromatiche, gesso ed un lieve tocco idrocarburico. 
Bel palato, che mostra una ossatura sicura e decisa, viva e scattante, con finale asciutto e ben bilanciato. Buono anche da solo, è un vino molto gastronomico.

martedì 10 settembre 2019

RIESLING VIDEO-SCHULE 43

Un veloce ripasso (dura poco più di 2 minuti) sul Riesling in una animazione molto semplice ma efficace.
Qui il link. Buona visione.

martedì 20 agosto 2019

ERBEN VON BEULWITZ (VINO D'ASTA)

Oggi vi parlo di un’azienda poco nota con sede a Mertesdorf, il comune più vitato della Ruwer (sottozona della Mosella), nata nel 1867 e gestita dalla famiglia Weis dal 1982: Erben von Beulwitz.
14 gli ettari a disposizione, compresi 2.5 ettari nel prestigioso Kaseler Nies’chen, “Grand Cru” esposto a sud-sud ovest su suoli di ardesia blu e marrone e pendenze che si spingono fino al 60%. Le vigne sono in parte centenarie. 

Kaseler Nies'chen. Credit: www.von-beulwitz.de

Kaseler Nies’chen spatlese Alte Reben 2015 (vino d’asta) – Erben von Beulwitz 
L’azienda fa parte della storica associazione Bernkasteler Ring, che ogni anno in settembre organizza un’asta con le selezioni più rare dei soci. E proprio dall’asta 2016 proviene questa bottiglia prodotta in soli 360 esemplari. 
Naso di integra e raffinata maturità con toni di pesca, cassis e lampone, ma anche scie floreali di rosa e di erbe aromatiche. La bocca vive di un equilibrio mirabile tra una polpa dolce e succosa moderatamente ricca ed un lato sapido-acido, che innerva piacevolmente la struttura. L’effetto finale – rinforzato da una chiusura precisa e a fuoco - è di un vino con tratti persino freschi e beverini.


domenica 28 luglio 2019

RIESLING VIDEO-SCHULE 42

Due brevi video postati dall'azienda Dr. Hermann, tra i migliori interpreti dei "Grand Cru" di Erden ed Urzig, Media Mosella.
Prima si sale in monorotaia sull'Erdener Herzlay, prestigioso settore del Treppchen, a seguire si scende per un'ultima defogliatura poco prima di vendemmiare.
Buona visione.

sabato 29 giugno 2019

HOFGUT FALKENSTEIN/2

Hofgut Falkenstein è tra le aziende tedesche più in crescita degli ultimi tre-quattro anni, periodo in cui è divenuta realtà di punta della Saar e della Mosella tutta. Erich e Johannes Weber – padre e figlio formatisi a Geisenheim - sono passati dall’essere quasi sconosciuti all’incarnare lo status di azienda di culto coccolata dalla critica specializzata e ricercata dagli appassionati di Riesling di tutto il mondo. 
Erich Weber ha iniziato a produrre nel 1981, dopo aver rilevato le storiche cantine del Friedrich Wilhelm Gymnasium, seguendo una filosofia poco interventista sia in vigna, 8 ettari in tutto, che in cantina.


Alla pressatura pneumatica segue una sedimentazione statica, dopo di che il mosto viene trasferito per gravità in vecchi fuder da 1000 litri, dove avviene la fermentazione spontanea. Il vino resta sui propri lieviti fino all’imbottigliamento, che viene effettuato separatamente fuder per fuder . 
Da un paio di anni nel Krettnacher Euchariusberg i Weber producono alcuni tra i kabinett con residuo zuccherino migliori in assoluto (vedi qui): espansivi, scattanti, armonici, profondi e di grandissima bevibilità. I vini trocken sono molto vigorosi, affilati e salati (e sono veramente secchi), con % di alcol che raramente oltrepassano l’11-11.5, ma senza risultare mai troppo duri o citrini, nonostante acidità da record. Vini fatti sul filo del rasoio. 
Nel Niedermenniger Herrenberg, suoli di ardesia grigia, i due posseggono la sezione denominata Zuckerberg, nella parte orientale del Cru, la più pregiata, esposta a sud. 
L’annata 2017 è stata ottima, seppur resa complicata dalla gelata di fine aprile, costata ben il 40% del raccolto. Vendemmia anticipata rispetto al solito (inizio il 23 settembre) e chiusura l’11 ottobre. 


Niedermenniger Herrenberg Riesling kabinett trocken 2017 (AP 19) Hofgut Falkenstein 
Il vino è ancora giovane e leggermente compresso, a breve inizierà ad entrare nel proprio apice espressivo. L’AP 19 (sigla che in questo caso indica la botte, o fuder, di provenienza) nasce da piante di 50 anni ed esordisce con un naso agrumato (scorza di cedro, pompelmo) e di frutti bianchi che si apre verso scie minerali e di erbe secche/fieno. 
Il palato è energico e teso, frutto del mix tra un’acidità sferzante e affilata (ma matura) e tanta salinità che percorre il vino dall’inizio alla fine.

domenica 26 maggio 2019

RIESLING VIDEO-SCHULE 41

Torna la Video-Scuola con una intervista effettuata dallo staff di James Suckling a Katharina Prum, erede di una delle saghe viticole famigliari più importanti del vino europeo.
Si parla della mitica azienda J.J. Prum (oggi diretta da Katharina), dell'annata 2013, di Mosella e del mercato del vino ad Hong Kong.
In inglese, dura 4 minuti. Buona visione.


giovedì 16 maggio 2019

ITALIA-GERMANIA

Nuova degustazione del ciclo realizzato con Slow Food Piacenza e l'amico Luca Bersani (ciclo quasi giunto al termine, in giugno l’ultimo appuntamento dedicato ai Fiano campani). 
Un confronto ridotto alle sole Italia e Germania: sei vini di altrettanti territori, tre contro tre. Anzi sette, compreso un intruso tedesco inizialmente non previsto. 
Ospiti a La Tosa di Vigolzone, patria della Malvasia di Candia aromatica, abbiamo sondato il lato “secco”, o trocken, della faccenda, pressoché d’obbligo quando si parla di Riesling Renano prodotti in Italia, ma tutt’altro che scontato quando si va in Germania, nazione della quale abbiamo provato - tra gli altri - due Grosses Gewaechs ed un Erstes Gewaechs, equivalenti ad ipotetici Grand Cru vinificati secchi.


Le prime citazioni scritte sul vitigno, a metà del ‘300, si trovano in Rheingau e sempre in questa regione (ad ovest di Francoforte) nella prima metà del ‘700 avviene la svolta per la valorizzazione del riesling in Germania, con la totale riconversione varietale di Schloss Johannisberg ed in contemporanea il decreto del Principe di Fulda che obbliga i proprietari viticoli del Rheingau a piantare riesling. Da qui in poi quasi tutte le attenzioni si concentrano su questa varietà. 
E in Italia? In quegli anni il riesling non è ancora pervenuto, bisognerà attendere circa 150 anni. 
Nel frattempo il vitigno in Germania assume sempre più importanza, arrivando a vivere – dalla seconda metà dell’800 – una vera e propria epoca d’oro in cui i vini di Rheingau e Mosella si collocano nel gotha dei vini europei. Più o meno in quegli stessi anni, finalmente, il riesling arriva anche in Italia (nel sud Tirolo, in realtà, all’epoca non ancora “Italia”) e per alcuni decenni si tenta di comprendere come gestire l’oggetto misterioso arrivato da nord. I risultati non sembrano dei più incoraggianti, visti i commenti degli enologi dell’epoca, che paragonano i Riesling sud tirolesi ai Marsala, più che ai vini renani. 
Poi arrivano in rapida successione la fillossera e le Guerre Mondiali. Dopo, la ripartenza sarà difficile per tutti e l’epoca d’oro del Riesling tedesco termina, arrivando a toccare il fondo (di qualità e immagine) negli anni ’70-’80 del secolo scorso in particolare proprio nella regione del Rheingau. Grazie ad alcune aziende private finalmente la situazione inizia a cambiare e, nel giro di quindici-venti anni, torna florida. Oggi, dall’inizio degli anni ’00 il Riesling teutonico sta vivendo una seconda epoca d’oro.


Anche in Italia - Alto Adige e Piemonte - all’inizio degli anni ’90 del '900 qualcosa di importante inizia a muoversi. In particolare si assiste ai primi, veri tentativi di piantare vigneti progettati per produrre Riesling di elevata qualità (per 100 anni in Alto Adige, il “nostro” vitigno è presente solo come varietà da taglio). Per un approfondimento sul tema vi rimando qui
L’Italia dunque vive un netto ritardo nella valorizzazione del riesling, che però - pur non appartenendo del tutto alla tradizione del Bel Paese - continua ad affascinare i viticoltori per la grande sfida che esso rappresenta. 
Prima di raccontare i Riesling degustati, un doveroso, seppur fugace, cenno ad una bottiglia del padrone di casa Stefano Pizzamiglio, la Malvasia Sorriso di Cielo 2009, degustata a fine serata, ennesima conferma di quanto questo vitigno solo con gli anni riesca ad esprimere davvero tutte le proprie potenzialità.
Vi ricordo che questo post viene pubblicato in contemporanea qui e su www.viniconleali.blogspot.it.
Buona lettura.


BATTERIA N.1: ITALIA

VAL VENOSTA UNTERORTL 2017 – CASTEL JUVAL
Una delle aziende italiane di riferimento quando si parla di Riesling (sono ben quattro le etichette rieslingose prodotte, tutte di alto livello), ma anche una delle prime in Alto Adige e in Val Venosta – all’inizio degli scorsi anni ’90 – a credere nelle potenzialità del vitigno. 
Il vino più giovane, ed anche il più contratto, tra i sette degustati, ma tra gli italiani è probabilmente quello con le maggiori potenzialità. Al naso è ampio: subito agrumato, si allarga verso note di mela verde, fiori di sambuco e pesca gialla, in un contesto lievemente balsamico con rimandi rocciosi. Ha palato strutturato ma elegante, diritto e cristallino, con una propulsione gustosa, salata e fresca.

TERRE LARIANE SOLESTA 2015 – LA COSTA
Dal territorio che non ti aspetti, Brianza lecchese, Val Curone, a due passi da Monza e Milano, un progetto affascinante e visionario voluto dalla famiglia Crippa, che oltre ad un buon Riesling realizza anche un Pinot Nero sorprendente. 
Da un’annata calda e ricca, un vino che si esprime in toni vanigliati combinati con sensazioni di idrocarburi, gesso, selce, agrumi maturi, miele millefiori ed erbe aromatiche. In bocca si sviluppa pieno e con buona articolazione, animato da una forza salina che allunga la persistenza e torna in un finale elegante e ben risolto.

VALLE ISARCO KAITON 2012 – KUENHOF
Altra azienda di culto del Riesling prodotto in Italia, pioniera nella zona di Bressanone e nella Valle Isarco tutta, apprezzata dagli appassionati per l’etichetta Kaiton, tra i più longevi esempi “nostrani” di Riesling. 
Idrocarburo evidente (il vino più idrocarburico della serata) completato da scie speziate (pepe bianco) e di frutta matura (ananas). Il palato attacca largo, ma è saldo e sapido. Comunque appagante, mostra uno sviluppo più compassato del solito; incide con buona progressione salina anche se senza il consueto, tonico allungo a cui il Kaiton ci ha abituato.


BATTERIA N. 2: GERMANIA

NIEDERHAUSER HERMANNSHÖHLE 2012 – DÖNNHOFF
L’azienda che ha trasformato la Nahe da una Cenerentola in una tra le zone più intriganti e apprezzate della Germania viticola. Dopo Donnhoff, nulla è stato più come prima, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’90-inizio anni ’00. L’Hermannshohle è il più importante vigneto della regione, in grado di generare alcuni tra i più grandi bianchi europei.
Appena stappato sprigiona note di lychee quasi da gewurztraminer, ma l’ossigenazione fa emergere altre sfaccettature e nel complesso, rispetto ad un assaggio risalente a due anni fa, la dolcezza di frutto ha fatto un passo indietro per cedere spazio ad un più austero lato minerale, gessoso e sassoso, completato da una sfumatura quasi balsamica che sfiora la canfora e da rimandi agrumati e tropicali. Palato ricco e potente, ma anche articolato: molto saporito, ravvivato da una acidità viva e armonica, chiude con un finale lungo e profondo.

FORSTER UNGEHEUER 2010 – MOSBACHER
Da uno dei “Grand Cru” di Forst, nel Pfalz, paesino con una concentrazione impressionanti di grandi vigne. L’Ungeheuer è il sito in cui i coniugi Mosbacher esprimono probabilmente il meglio della loro produzione, contrassegnata da vini precisi e territoriali.
Bottiglia che vive di contrasti e di tratti quasi schizofrenici, nel senso che il naso sprigiona principalmente toni caldi (frutti giallo-arancioni maturi, dall’albicocca secca all’ananas) con una appena accennata sensazione idrocarburica sullo sfondo, ma in bocca – dopo un attacco pieno e avvolgente – libera un’acidità sferzante quasi violenta, rinforzata da sensazioni di lime, che deve ancora integrarsi al meglio. Nervoso e stimolante, rappresenta al meglio gli estremi della vendemmia 2010.

HOCHHEIMER KIRCHENSTÜCK 2005 – KÜNSTLER
Un classico del Rheingau, Kunstler, che nelle vigne situate accanto alla chiesa di Hochheim, in una zona relativamente calda, realizza vini di immediata espressività ma che possono durare (e migliorare) nel tempo.
Impatto olfattivo “caldo”, su toni di miele di castagno e persino accenni di dattero e fico secco, poi chinotto candito e lieve liquirizia, per virare infine su toni di pasticceria e pietra focaia. Bocca glicerinosa e potente, ma compatta e salina (più che acida) e con finale ben risolto. Bottiglia più rassicurante della precedente, anch'essa fedele traduzione del territorio e dell’annata.


VINO A SORPRESA...


RUDESHEIMER BERG ROSENECK KABINETT 1986 – BREUER
La famiglia Breuer è un pezzo di storia del Riesling trocken tedesco e Bernhard – papà di Theresa, attuale proprietaria - in particolare è stato tra i promotori di Charta, pionieristica associazione nata negli anni ’80 che ha dato il la alla rinascita dei Riesling “secchi” tedeschi.
Una bottiglia che compirà presto 33 anni. Bel colore, tanto per cominciare, appena dorato con riflessi vivi e luminosi. Naso giustamente evoluto, che dalle lievi sensazioni fungine avvertite nei primi  secondi post stappatura, si sposta presto su sensazioni di agrumi maturi/canditi (bergamotto), poi croccantino, confettura di rabarbaro ed infine lievi note balsamiche. Il palato sfoggia grande equilibrio: esile e agile, oggi si muove con movenze leggiadre grazie ad una acidità e ad un ormai appena avvertibile residuo zuccherino perfettamente integrati nella struttura. Chiude salino e, ancora, con cenni agrumati. Complesso e di disarmante bevibilità. Solo i grandi ci riescono.

sabato 13 aprile 2019

SUMMA 2019 - SECONDO TEMPO

Seconda parte del report sui Riesling degustati a Summa 2019 (qui la prima parte); stavolta andiamo nelle regioni tedesche Rheingau e Pfalz e nel Kamptal (Austria). Buon viaggio.


RHEINGAU 

BREUER 
Bernhard Breuer nel 1984 è stato tra i fondatori di Charta, associazione che ha avuto un ruolo fondamentale nello scuotere l'allora sonnolenta regione, ma anche nello stimolare la discussione nazionale sul concetto di vino trocken
Oggi Theresa, figlia dello scomparso Bernhard, continua l’attività nel solco tracciato dal padre, valorizzando i Cru di famiglia in etichette che spesso fanno dell’essenzialità il tratto dominante. 
I vini descritti nelle righe sottostanti provengono tutti dalle vigne di Rauenthal, uno dei due poli vitati (l’altro è a Rudesheim) dell’azienda. 


Rauenthal 2017 
Village in cui emergono note di frutti gialli con qualche nuances di fumo; sottile e slanciato, si sviluppa lineare e succoso. 

Nonnenberg 2017 
L’annata più recente del Grand Cru monopole dei Breuer in quel di Rauenthal mostra acidità decisa e grande incisività generale. In questo momento il naso è soprattutto sugli agrumi (lime, limone) con una punta di mineralità. Non ancora pronto, e ci mancherebbe, ma è un’ottima riuscita, con un mix magistrale tra zuccheri e acidità che darà ancor più soddisfazioni quando troverà pieno bilanciamento negli anni. 

Nonneberg 2010 
Roccia e cenere, limone candito e zenzero con lievi note balsamiche. Freschezza acida importante ma ben fusa nella struttura, che risulta diritta e sottile. Finale salatissimo e lungo. 


KUNSTLER 
Oggi è Gunther a guidare l'azienda di famiglia, precedentemente diretta da suo padre, Franz, ma le radici viticole famigliari vanno pescate nel 1648 in Repubblica Ceca. Solo dopo la seconda Guerra Mondiale Frank Künstler fonda l'azienda ad Hocheim, sulle rive del fiume Meno. Specializzata nella produzione di vini trocken (precisi e territoriali), l'azienda gestisce oltre 40 ettari tra Hocheim, Rüdesheim e Kostheim 

Berg Rottland 2017 GG 
Naso già espressivo (fruttato di mela verde, erbaceo fresco) e palato pieno, ricco di estratti ma misurato (senza eccessi alcolici) che viaggia su un’impalcatura acido-sapida vigorosa. Bel frutto succoso, saporito, con un tocco delicato ravvivato dall’acidità nel finale. 

Holle 2017 GG 
Profilo olfattivo in cui al momento prevalgono toni netti di frutti giallo-arancioni. Palato compatto, pieno e potente con finale molto lungo. Quando il lieve residuo zuccherino si integrerà meglio col palato, guadagnerà ulteriormente in precisione. 


Kirchenstuck auslese trocken 1998 (magnum) 
Una delle chicche di Summa 2019. Servito a temperatura ambiente si mostra senza trucco e può permettersi di farlo. Una bottiglia di quasi 21 anni che dimostra grande tenuta, con un frutto dolce ed elegante (a sfociare quasi in note di marzapane), erbe mentose ed un lievissimo tocco di idrocarburi. La dinamica gustativa è salda e compatta, con una piacevole acidità matura a supportare la struttura. 


PFALZ 

VON WINNING 
Azienda di Deidesheim nota principalmente per un uso del legno (piccolo o quasi, nel caso specifico si tratta spesso di tonneaux da 500 litri) più disinvolto rispetto alla media della zona. Ma anche per possedere parcelle vitate in alcuni tra i migliori Lage di Deidesheim e Forst, come Ungeheur, Pechstein, Jesuitengarten e Kirchenstuck. 
Qua e là il legno si fa sentire, ma nei casi migliori il “dosaggio” non sovrasta il frutto, in vini che sono sempre molto salini. 

Maushohle 2017 
Floreale di lavanda, poi arancia, tocchi minerali; vivo in bocca, diritto, eleganza acido-salina 

Reiterpfad 2017 
Naso più ampio e articolato in cui emergono toni di pepe, pompelmo, pesca e frutta esotica. Gusto teso e saporito con rimandi quasi marini. 


Ungeheuer GG 2017 
Il legno ha ancora bisogna di integrarsi al meglio e al naso ora prevalgono note esotiche di mango, cocco e vaniglia, che lasciano in secondo piano i lati floreale e minerale; la bocca, piena e ancora scomposta, esprime una forza acida che ravviva e allunga il vino. 


DR. BUERKLIN-WOLF 
Della storica (per trovarne le radici bisogna andare indietro fino al 1597) azienda con sede a Wachenheim ho scritto tante volte nel corso degli anni, aggiungo solo che l’impressione è di sempre maggiore sicurezza nel gestire l’importante parco vitato di 85 ettari coltivati in Biodinamica e suddivisi tra ben 4 comuni. I vini sono sempre stimolanti, mai banali, seguono un canone proprio che tende a lasciare esprimere in scioltezza il carattere di ogni annata, senza forzature ma sempre con grandi attenzioni in vigna e in cantina. 


Gaisbohl 2016 
Da un monopole di Ruppertsberg. Bottiglia che si esprime con un carattere sciolto e quasi verace, vien da dire, ma elegante, fine, con un tocco più lieve del 2015: frutto meno esplosivo (comunque belle note di pesca e di agrumi) e forse più erbe aromatiche, con mineralità in evidenza. Acidità matura che dona souplesse e finale incisivo. Arioso e piacevolmente austero al tempo stesso. 


OEKONOMIERAT REBHOLZ 
È dal 1632 che la famiglia Rebholz bazzica nella sfera viticola, anche se la vera svolta avviene con il mitico Ökonomierat (prestigiosa carica assegnata ai consiglieri agricoli del Ministro dell'Agricoltura) Eduard negli anni '40, epoca dei primi imbottigliamenti aziendali e della creazione dell'etichetta tuttora in auge. Eduard è stato un pioniere dei vini secchi di qualità in zona, siamo nella parte più meridionale del Pfalz, seguito prima dal figlio Hans e poi, dal 1978, dal nipote Hansjörg, attuale anima dell'azienda, ma anche della V.D.P. e della viticoltura del Pfalz in generale. 

Ganz Horn GG 2017 
Il Ganz Horn proviene da alcune parcelle dell'Im Sonneschein. Gesso e leggeri toni fumé, palato appena più rotondo del Kastanienbusch, meno diritto, ma animato da sapidità e acidità ben integrate. 


Kastanienbusch GG 2017 
Suolo atipico per il Pfalz, di ardesia rossa ed arenaria rossa, e altitudine di circa 300 metri (la più alta del Pfalz) per una tra le migliori vigne della zona. 
Frutta bianca (pera) e gialla (agrumi) con erbe aromatiche. Ancora introverso, lancia già qualche guizzo di luce che ci fa immaginare un futuro radioso. Acidità matura ma sferzante, che al momento comprime il vino. Tonico e vigoroso, profondo e lungo, ha grande potenziale e nel tempo guadagnerà in finezza. 


KAMPTAL (Austria) 

BRUNDLMAYER 
Con l’ultima etichetta segnalata ci spostiamo in Austria, nel Kamptal, a nord ovest di Vienna. L’azienda gestisce circa 75 ettari nei dintorni di Langenlois ed è a ragione tra le più importanti realtà austriache in assoluto. In generale i vini (Riesling ma anche Veltliner) sono precisi e lineari, ben calibrati, senza effetti speciali, ma dallo sviluppo sicuro e succoso. 


Zobinger Heiligenstein 2016 
Dal lato ovest della collina in cui l’azienda possiede ben 12 ettari in questo mitico Cru terrazzato, zona arida molto ventilata con accentuate escursioni termiche. Fruttato giallo-arancione (pesca gialla, melone e scorza d’arancia). Articolazione dinamica e viva, atletica, con polpa e agilità molto ben armonizzate.

lunedì 8 aprile 2019

SUMMA 2019 - PRIMO TEMPO

Summa è un evento che si tiene da ormai 22 anni nel borgo medievale di Magré (a sud di Bolzano) all’interno delle tenute di Alois Lageder, in particolare tra Casòn Hirschprunn e Tòr Löwengang. 
Circa 110 aziende con focus su quelle ad orientamento Bio (numerose le realtà in Biodinamica certificata) e, tra queste, quasi quaranta austriache e tedesche, una manna per chi ama il Riesling. 
Banchetti da degustazione con la presenza dei produttori, ma anche tante degustazioni guidate svolte nell’arco delle due giornate (6 e 7 aprile), tutto rifinito da un’organizzazione ed una accoglienza di grande livello.


E i vini? Naturalmente mi sono concentrato sui Riesling, pur non facendomi mancare alcune notevoli digressioni (su tutte cito i 2016 di Montevertine). 
Tra i Riesling in degustazione netta prevalenza delle versioni trocken (con tanti Grosses Gewachs, o GG, dell'annata 2017) e a questi soprattutto ho dedicato il tempo degli assaggi. Tutti i produttori hanno portato almeno quattro etichette, alcuni cinque.


Quel che segue è una selezione di assaggi che verrà pubblicata in due parti. Di seguito la prima, dedicata alle regioni Nahe, Saar e Rheinhessen.

NAHE 

DONNHOFF 
Iniziamo dal più noto – a ragione – produttore della Nahe, colui che ha fatto conoscere la regione al resto del mondo e che, nonostante un’ampia gamma di etichette, raramente sbaglia un colpo, sia sui vini trocken, sia sui dolci e anzi quasi sempre primeggia in entrambe le macro-categorie. 
I 2017 sono ancora compressi e devono schiudersi, vanno aspettati almeno un anno o due (Tonschiefer), se non di più (i vini di categorie superiori), ma sono di classe cristallina e possono già essere apprezzati da chi ama particolarmente le tensioni gustative.


Tonschiefer 2017 
Da vigne di 25-30 anni del cru Leistenberg di Oberhausen, un ottima versione di Tonschiefer, ben più di un semplice "base", tonico, sapido e preciso. 

Roxheimer Hollenpfad spatlese trocken 2017 
Non è un GG, ma per livello vi si avvicina. Naso più aperto del precedente in cui spiccano toni di agrumi; bocca affilata con cuore salato-minerale. 

Felsenberg “Felsenturmchen” GG 2017 
Da una sezione del Felsenberg di Schlossbockelheim. Giovanissimo e compresso, ancora un po’ ritroso al naso dove comunque sprigiona lievi note di pietra focaia, poi erbe aromatiche (anice) che aggiungono un tocco quasi balsamico. Palato incisivo, teso e fresco. Da aspettare un paio di anni almeno per dargli il tempo di iniziare ad aprirsi, ma dal grande potenziale. 


GUT HERMANNSBERG 
Fondata nel 1902 come Azienda Reale Prussiana, vanta una importante tradizione vinicola e di selezione clonale sul vitigno riesling. Nel 1999 è passata in mani private e nel 2009, con l’attuale proprietà, ha assunto la denominazione odierna, realizzando uno scambio di vigneti (Kupfergrube per Hermannshohle) con la famiglia Donnhoff ed iniziando a ri-posizionarsi tra le aziende di punta di una regione piccola, affascinante e di grande valore come la Nahe. 


Kupfergrube GG 2017 
Da un cru di Schlossbokelheim. Naso variopinto che dalla lavanda si sposta verso gli agrumi e il timo, mostrando anche una elegante nota affumicata. Palato compatto e ricco, diretto e salato, senza fronzoli. 


SAAR 

VAN VOLXEM 
Con sede a Wiltingen, nel cuore della Saar (sottozona della Mosella, ma più fresca della Mosella centrale), quest’anno il marchio Van Volxem festeggia venti anni di proprietà da parte di Roman Niewodniczanski (detto “Niewo”), instancabile promotore della regione e del Riesling, responsabile di una crescita qualitativa, di immagine ma anche dimensionale dell’azienda (e in realtà della regione tutta), grazie ad una decisa, ma oculata, politica di acquisti fondiari (compresi quelli riguardanti vigne storiche a rischio abbandono). È tra i pochissimi, fortunati proprietari del mitico Scharzhofberg. 


Saar Riesling 2016 
Dalle vigne giovani (meno di 25 anni) presenti in azienda. Naso aperto e agrumato (mandarino), fruttato di pera e di pesca; palato gradevole e immediato, sottile, succoso e con ritorni speziati. 

Scharzhofberger GG 2016 
Con cenni di pompelmo e albicocca, ma anche sfumature floreali, erbacee e minerali, mostra un profilo elegante, arioso e ben centrato, con bocca agile, snella e dinamica. Un carattere di fine e tesa leggerezza. 

Altenberg GG 2017 
Apre speziato e con cenni di selce e pietra focaia, esibendo poi più struttura del precedente, ma con un’acidità salata e note di erbe quasi balsamiche che rinfrescano. Mix di polpa e sprint, succoso e lungo, è ancora in uno stadio giovanile che spinge sulle sensazioni di mineralità. 

Scharzhofberger “P” GG 2014 
Dalla sezione nota come Pergentsknopp dello Scharzhofberg, offre agrumi maturi e albicocca al naso, con già qualche cenno di idrocarburo; cremoso, ampio e lungo, forse senza la profondità delle annate migliori, il palato ha comunque un respiro importante. 


RHEINHESSEN 

Qui vi parlo di due diverse aziende, ciascuna con i propri vigneti, Battenfeld-Spanier e Kuhling-Gillot, che sono quasi un’unica entità divisa in due anime, o due facce della stessa medaglia, fate voi: differenti lati caratteriali di un unico organismo. Una storia curiosa, in cui marito e moglie, Hans Oliver e Carolin Gillot, si sposano nel 2006 e da allora iniziano a condividere intenti e filosofie (ma anche cantina e strategie commerciali) delle due diverse realtà, con le uniche differenze nei vini dovute ai siti di origine delle uve. 


BATTENFELD-SPANIER 

Molsheim 2017 
Un village alto dal microclima fresco che regala un vino con intense note erbacee di finocchietto, poi selce e cenere ed una bocca lunga e affilata. Vibrante.


KUHLING-GILLOT 

Pettenthal GG 2010 
Da quella che probabilmente è la vigna più ripida di tutto il Rheinhessen, un vino complesso e spettinato, piacevolmente selvatico. Al palato alterna frutta gialla matura con tocchi tropicali, spezie e iodio; in bocca scalpita salato, fresco e ancora leggermente scomposto. 

GUNDERLOCH 
A seguire un'azienda che, dopo la fondazione nel 1890 ad opera del banchiere Carl Gunderloch, si sta costruendo una meritata, solida reputazione tra gli appassionati di Riesling. 


Nackenheim Rothenberg GG 2017 
Dal cru aziendale più importante, una versione che parte con note di pera, anice, menta e fumo. Sviluppo gustativo preciso e lineare, con un attacco quasi suadente subito rinforzato dalla verve data dall’acidità e dalle note speziate. Finale limpido e sicuro.

Presto online la seconda ed ultima parte di assaggi, con le regioni Pfalz, Rheingau ed una puntata nel Kremstal (Austria).

domenica 31 marzo 2019

BRIANZA RIESLING

Le colline lecchesi hanno una lunga tradizione viticola che nel secondo dopoguerra si è bruscamente interrotta. Le vigne sono diventate, o tornate ad essere, boschi, i rovi hanno preso possesso delle colline, i vignaioli sono entrati nelle fabbriche e l’area è stata pressoche abbandonata, in una storia che purtroppo è comune a tante altre realtà nazionali. Così fino alla fine degli anni ’80-inizio anni ’90.
Ad andarci oggi invece, in quei luoghi, per lo meno all’interno del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone (in particolare tra le Cascine Galbusera, bianca e nera, a La Valletta Brianza) è un brulicare di escursionisti, ciclisti ed appassionati di vino che percorrono i sentieri a lato o dentro gli spettacolari vigneti terrazzati.


Merito di ciò va anche all’intuito e alla passione di Giordano Crippa, che nel 1992 ha iniziato un lungo lavoro di recupero di cascine e terrazzamenti a pochi km dal centro di La Valletta Brianza, fino ad arrivare alle prime vinificazioni nell’anno 2000. Oggi La Costa è agriturismo e cantina, quest’ultima gestita in particolare da Claudia (figlia di Giordano), anche Presidente del Consorzio Terre Lariane, coadiuvata da validi collaboratori come il bravo Luca Bennato, enologo di casa. Dai 2 ettari iniziali l’estensione vitata è salita a quota 11,5 ettari terrazzati, gestiti in regime Biologico, posti tra 350 e 480 metri slm con elevate escursioni termiche, dai quali ogni anno non si ricavano mai più di 50.000 bottiglie.


Le rese qui sono basse a causa dei (o grazie ai) terreni poveri, rocciosi, marno-calcarei con presenza di granito rosa.
In un’area povera di vitigni tradizionali, a parte il verdese, la scelta è stata di puntare su vitigni originari di altri territori ma adatti al contesto pedo-climatico della zona. Ecco allora, tra gli altri, il pinot nero (ottima l’annata 2016 del Don Giobbe, elegante e incisivo) e il riesling renano, attualmente presente in vari impianti sparsi realizzati tra il 1994 ed il 2014. A parte la vigna più recente, ritenuta ancora troppo giovane, le altre vengono impiegate per produrre il Solesta, completato da un piccolo saldo di incrocio Manzoni.


Le ultime due annate in commercio sono state la 2015 e la 2014, opposte per andamento climatico e naturalmente molto differenti anche a livello espressivo.
Lavorazione che prevede una vinificazione in acciaio e tini di acacia da 20 Hl con successivo lungo affinamento sui lieviti e periodici batonnages. Segue ulteriore affinamento in cemento e circa sei mesi in bottiglia. La produzione attualmente si aggira sulle 4.000 bottiglie.

Solesta 2014 - La Costa
Colore carico che anticipa un naso dai toni mielosi, floreali e di frutti gialli maturi. Palato di medio peso rinfrescato da un’acidità viva e piacevole. Lo sprint gustativo oggi è probabilmente l’elemento più interessante di una bottiglia che chiede ancora tempo per aprirsi in una fase olfattiva di maggiore complessità. Se col tempo iniziasse ad uscire il lato minerale, al momento appena accennato, potrebbe diventare ancor più attraente.


Solesta 2015 – La Costa
Da un’annata calda e ricca, un vino più immediato che già riesce ad esprimersi in vesti più complesse del precedente. I toni idrocarburici si combinano con sensazioni di gesso, selce, agrumi maturi ed erbe aromatiche, con dolci note vanigliate a racchiudere il tutto. In bocca si sviluppa pieno e con buona articolazione, animato da una forza salina che allunga la persistenza e torna in un finale elegante e ben risolto.

martedì 5 febbraio 2019

SONNENFEUER: IL RIESLING RENANO

Inizio febbraio scoppiettante all’insegna del Riesling Renano. Siamo tornati a Villa Barattieri (Albarola, Pc) per una carrellata emozionante dedicata ad uno dei grandi vitigni mondiali tradotto in dodici versioni provenienti da diversi territori europei.
Ottimo l'accompagnamento gastronomico preparato dalla famiglia Barattieri per i vini, tutti secchi, o trocken, ad esclusione dell’ultimo, che ha fatto storia a sé ed è stato servito a bottiglia scoperta a differenza dei primi undici, serviti alla cieca. 
Semplificando, per livello di maturità delle uve e di residuo zuccherino quasi tutti i vini equivalevano più o meno alla tipologia spätlese trocken, tranne una sorta di auslese trocken ed un kabinett trocken (quest’ultimo appartenente in senso letterale alla categoria).
Perché questi vini e queste tipologie? Perché questi Riesling in particolare vanno bevuti come fossero dei Barolo, vanno degustati con calma ed alcuni di loro danno il meglio scaldandosi nel bicchiere, come i migliori bianchi di Borgogna. Vini sempre cangianti e multiformi, talvolta imprevedibili e selvatici che rifuggono le definizioni di comodo, perché non esiste IL Riesling, esistono I Riesling, ciascuno con il proprio carico di luci, respiri, fiammate e chiaroscuri caratteriali.
"Sonnenfeuer, Sternengold, kuehlen Mondlichtschein", cioè "il fuoco del sole, l'oro delle stelle, il freddo del chiaro di luna", come sintetizzato tanto tempo fa da un oscuro poeta della Mosella.
Nota a margine: eccezionalmente il post verrà pubblicato in contemporanea qui e sul blog Viniconleali, da me gestito insieme all'amico Luca Bersani.
Un ringraziamento a Dr. Buerklin-Wolf e a Nicola Libelli - attuale kellermeister dell'azienda di Wachenheim - per la foto del grappolo di riesling.
Tre batterie da quattro. Si parte.





Batteria N°1 

Loibenberg Smaragd 2017 – ALZINGER (Wachau, Austria) 
Nel tempo Alzinger ha imposto uno stile meno opulento rispetto a quello dei suoi vicini, grazie a vini più fini e gentili, raramente espliciti in gioventù.Vibranti e decisi, più che ricchi, decisi ma senza bisogno di alzare la voce. 
La maggior parte delle uve utilizzate per questa etichetta, affinata in grandi botti di legno, proviene da una parcella chiamata “Rauenheck” (cioè “luogo difficile”), dal microclima fresco. 
Vino dai tratti ancora compressi e giovanili, con toni agrumati e di mela verde balsamica, sviluppo gustativo sottile, fresco e lineare. Probabilmente il vino più semplice della serata per articolazione, una bottiglia gustosa e quasi “beverina” in questo contesto, in pieno stile Alzinger.


Alto Adige Val Venosta Untertortl 2016 – CASTEL JUVAL (Val Venosta, Italia) 
L’azienda è nota, oltre che per essere uno dei punti di riferimento del Riesling in Italia, anche per essere di proprietà dell’alpinista Reinhold Messner che, insieme a Gisela e Martin Aurich (che gestiscono l’azienda) l’ha fondata nel 1992. Le uve per l’etichetta denominata “Unterortl” crescono in una zona ventosa e soleggiata a 650 metri s.l.m., prevalentemente da una parcella di 0.5 ettari piantata nel 1992 e parzialmente dal Cru Windbichel. In cantina tutte le lavorazioni vengono svolte in acciaio inox con controllo della temperatura in fase fermentativa ed il vino affina sui lieviti fino all’imbottigliamento. 
Bottiglia che esprime al meglio la capacità di unire polpa ed eleganza tipica dei migliori vini della Val Venosta. Naso relativamente già aperto su toni nitidi di pesca gialla, pompelmo e sasso bagnato, con rimandi idrocarburici e tropicali. Palato di medio corpo, compatto e saporito, animato da una piacevole spina acido-sapida.

Hermannshohle 2016 – DÖNNHOFF (Nahe, Germania) 
L’azienda di punta della Nahe, piccola regione viticola portata alla notorietà internazionale proprio da Helmut Dönnhoff, che, seppur ancora presente in azienda, ha ormai ceduto la gestione al figlio Cornelius. 
Da sempre considerata tra le migliori vigne di tutta Germania, l’Hermannshohle (esteso in tutto per quasi nove ettari) si trova a Niederhäuser. La vigna poggia su un ripido pendio posto proprio in corrispondenza di una curva secca del fiume Nahe, che le dà una esposizione sud/sud ovest. L’impianto dei Dönnhoff - proprietari di 3.5 ettari nel Cru, oltre un terzo del totale - è degli anni '50 e si trova ad una altitudine di 130-175 metri slm con pendenza media del 50%; suolo di ardesia grigio-nera con tessitura a prevalenza argillosa e presenza di rocce ignee estrusive, porfido e calcare. 
Il vino, dopo fermentazione e affinamento in acciaio e grandi botti di legno (1.200 e 2.400 litri di capacità), si mostra arioso e di grande respiro, soprattutto al palato, oggi il lato migliore di questo giovane fuoriclasse. Il naso, pur non esprimendo ancora appieno la sua enorme potenzialità, regala toni di zagara e pesca, mentre la parte gustativa è tonica, potente e sfodera una dinamica complessa che chiude con una lunghissima sensazione quasi di burro salato.

Unendlich Smaragd 2017 – F.X. PICHLER (Wachau, Austria) 
Il produttore simbolo della Wachau, grazie a vini che combinano grande concentrazione, dinamismo ed eleganza. Con l'annata 1998 F.X. Pichler fa uscire la summa della propria filosofia vitivinicola: il Riesling Unendlich (“infinito” in tedesco). L’Unendlich – equivalente ad una auslese trocken - non proviene da un’unica vigna, ma dall’assemblaggio di diversi appezzamenti (di solito la scelta è tra Loibenberg, Steinertal, Kellerberg ed Hohereck) in % diverse in base all’annata, talvolta scegliendo solo due o tre tra questi vigneti, selezionando di volta in volta i grappoli più maturi e concentrati. Il 2017 è stato prodotto solo dai Cru Loibenberg e Kellerberg. Vendemmia a metà novembre e vinificazioni parcellari. Dopo la fermentazione alcolica, le vasche sono state assemblate in botti grandi per un affinamento di sette-otto mesi a contatto con le fecce fini. 
Vino che rischierebbe l’opulenza e l’esagerazione in mano altrui, ma che nelle mani dei Pichler riesce a mantenere vigore e solidità. Colto a pochi mesi dall’imbottigliamento, subito si esprime con sbuffi tropicali (frutto della passione e maracuja) che dominano il quadro aromatico, poi lavanda, salvia e pesca: al naso quasi un incrocio tra un Riesling, un Moscato/Malvasia di Candia aromatica ed un Gewürztraminer. Il palato attacca grasso e denso, l’alcol si fa sentire, ma il finale è sostenuto da una notevole sapidità (più che acidità) che allunga il vino riverberandone le sensazioni aromatiche.


Batteria N°2 


Abstberg kabinett trocken 2008 – MAXIMIN GRUNHAUSER (Ruwer, Germania) 
Tra i Cru monopole che compongono questa storica azienda della Ruwer (valle laterale della Mosella), quello da sempre più importante è l’Abstberg (14 ettari). Vitata da circa un millennio, questa porzione di collina presenta un sottosuolo con ardesia grigio-blu del Devoniano, esposizione sud est-sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%. 
Il 2008 è stata vendemmia fresca e abbastanza tardiva con concentrazioni zuccherine senza eccessi ed acidità ottimali per le categorie kabinett e spatlese. L’Abstberg kabinett trocken 2008 ha fermentato con lieviti indigeni in fuder prodotti da foreste di proprietà, con successivo affinamento sulle fecce fino all’imbottigliamento. 
Un piccolo-grande classico, questa bottiglia, molto Ruwer e specchio fedele dell’annata. Il naso - entrato in fase terziaria – è ispido e complesso: alterna toni fungini e da polvere da sparo, di miele di castagno e confettura di rabarbaro e susine gialle, di camomilla ed idrocarburi, con un sottofondo gassoso-sulfureo. Il palato è ossuto e verticale in confronto agli altri. Attacca con discreta morbidezza, poi si articola affilato e sottile, giocando più sull’acidità che sulla sapidità e chiudendo con freschezza.

Alto Adige Valle Isarco Kaiton 2013 – KUENHOF (Valle Isarco, Italia) 
La prima azienda a valorizzare il Riesling in Valle Isarco, con il primo impianto di due ettari nel 1993 ed i primi imbottigliamenti nel 1996. Il Kaiton è uno dei Riesling italiani più longevi ed essenziali; le vigne si trovano principalmente sul colle Lahner, con tre diversi anni di impianto: 1993, 2003 e 2006. Le due parcelle del 1993 si trovano una a 500 metri dall’azienda con esposizione sud est, mentre l’altra è sulla riva opposta del fiume (esposizione sud ovest). La parte del 2003 è collocata a poche decine di metri dall’azienda, mentre la vigna più recente, del 2006, terrazzata, si trova ad altitudine più elevata – 700 metri – in una zona boscosa che storicamente non fa parte del maso. Suoli: sabbia argillosa e rocce scistose con substrato di ardesia. Vinificazione: fermentazione con lieviti indigeni 80% in acciaio e 20% in acacia, affinamento sui lieviti per 7 mesi. 
Il naso mostra i primi cenni evolutivi sottoforma di maggior apertura e note idrocarburiche e di croccante alle nocciole, completate da toni iodati e sulfurei, di selce, erbe aromatiche e scorze di arancia. Dai tratti austeri e quasi severi, il palato esprime potenza ben controllata da un'adeguata, vigorosa spinta salata.

Doctor 2013 – WWE. DR. THANISCH/ERBEN THANISCH (Mosella, Germania) 
Storica azienda fondata nel 1636 che ha legato i suoi destini al Doctor, di cui è la realtà di riferimento. Il Doctor è uno dei sei-sette vigneti mitici (e storicamente il più caro per valore fondiario) della Mosella. Uno dei pochi, veri Grand Cru rimasti. Esteso per soli 3.2 ettari dietro il campanile di Berncastel, a 150-200 metri slm, gode di una calda esposizione a sud-sud ovest con pendenze estreme (65%) su suoli ricchi di ardesia blu scuro (quasi nerastra, in certi punti) con buona presenza di argilla che conferisce potenza ai vini. Parte delle vigne sono centenarie e non innestate. 
Dr. Thanisch è uno dei pochissimi fortunati a possedere una o più parcelle nella vigna.
Il Doctor 2013 è stato prodotto in quantità limitatissime (650 bottiglie) e deriva da fermentazione spontanea in fuder (botti di legno da 1.000 litri) di circa 40 anni. Al naso – centrato su un carattere “dolce” a cui sembra mancare un tocco di complessità - emergono netti toni di miele d'acacia e fiori gialli, confettura di albicocca e marzapane. In bocca dà il meglio di sé e lascia presagire un luminoso futuro; essenziale e lungo, si sviluppa compatto fino a un finale in cui trovano spazio eleganti scie minerali.

Marcobrunn 2012 – SCHLOSS SCHÖNBORN (Rheingau, Germania) 
Il Castello di Schönborn, a pochi km da Geisenheim, è un pezzo di storia della regione e della Germania tutta: esiste dal 1349, anno in cui appaiono le prime testimonianze di acquisizioni di vigneti da parte dell’omonima famiglia. Nel corso dei secoli la proprietà si è ingrandita fino ai 50 ettari odierni quasi interamente piantati a riesling. 
Il Marcobrunn è tra i più importanti vigneti di tutto il Rheingau: sette ettari esposti a sud a bassa altitudine e a breve distanza dal Reno (tra 90 e 100 metri slm), su marne terziarie e loess argilloso con presenza di miche. A fine '800 i vini del Rheingau erano tra i più cari al mondo e nei ristoranti londinesi i Marcobrunn venivano venduti al doppio degli Champagne di Cliquot, a poco più di Lafite e al pari del solo Yquem, unico in grado di raggiungere gli stessi prezzi. 
Quasi un tocco di zafferano a circondare un frutto polposo che si spinge verso territori maturi/canditi; palato glicerinoso, accogliente e rassicurante, ma ravvivato da scie sapide. Piacevole anche se un po' carente in termini di tensione.


Batteria N° 3


Clos Sainte Hune 2009 – TRIMBACH (Alsazia, Francia) 
I vini dei Trimabch sono noti per il loro stile secco, elegante e diritto, “gastronomico”, sui Riesling così come sui Gewürztraminer e le etichette prodotte dagli altri vitigni. 
Il Clos St-Hune è un Clos Monopole di 1.67 ettari incastonato nel Grand Cru Rosacker, ad Hunawihr. Di proprietà della famiglia da oltre due secoli, è stata vinificato ed etichettato a parte per la prima volta nel 1919. 
L’esposizione è a sud/sud est con suoli argillo-calcarei pietrosi del Muschelkalk, una sequenza di strati di roccia sedimentaria risalenti a 240-230 milioni di anni fa, sostanzialmente calcare conchilifero e rocce dolomitiche ad alto contenuto di calcio. La vigna – 60 anni l’età media – è stata piantata con densità di 5.500 piante/ettaro ed è potata con il sistema del Guyot doppio. 
Fermentazione alcolica in acciaio inox a temperatura controllata e niente fermentazione malolattica. Tutto l’affinamento viene svolto in acciaio inox. Il vino viene imbottigliato l’anno successivo alla vendemmia, ma affina cinque-sei anni in bottiglia prima dell’immissione al consumo (attualmente è appena uscita l’annata 2013). 
Come spesso capita con il S.te-Hune, il naso non è esattamente la prima cosa che colpisce i sensi. Inizialmente lievi note di solvente, poi agrumi maturi e torroncino, gesso con l’ossigenazione che fa uscire le componenti minerali. Ciò che colpisce da subito, invece, è il palato: misurato ma implacabile, sfodera un'eleganza borgognona (anzi, no, da Clos Ste-Hune) chiusa da un finale interminabile e profondo.

Kirchenstück 2009 – Dr. Bürklin Wolf (Pfalz, Germania) 
Dr. Bürklin-Wolf possiede 84 ettari di vigneti – lavorati in Biodinamica certificata dal 2005 - sparsi tra quattro comuni del Mittel Haardt: Wachenheim, Forst, Deidesheim e Ruppertsberg, coltivati per l'80% a riesling, da cui si ottengono circa mezzo milione di bottiglie all'anno. 
Tra i "Grand Cru" a disposizione, il Kirchenstück di Forst è considerato il Montrachet del Pfalz. 3.67 ettari al top nella classificazione del 1828 e ai vertici della classifica dei valore fondiari in Germania. Qui Buerklin-Wolf possiede una preziosissima parcella di circa mezzo ettaro su suoli di argille sabbiose calcaree con inclusioni di basalto, da cui provengono circa 2.000 bottiglie ogni anno. La vigna, collocata dietro la chiesa di Forst, giace quasi in piano con esposizione a sud est. 
Fermentazione con lieviti indigeni a temperatura controllata e successivo affinamento in botti ovoidali (doppelstuck da 2.400 litri). Colore carico che anticipa aromi fumé e di idrocarburo, seguiti da note di arancio e limone candito. Intenso, il naso, ma non un campione di finezza. In apertura il palato si allarga potente, trova scie saline che lo sostengono, ma chiude senza lo sprint e l'incisività che ci si aspetterebbe. Il tappo non era in gran forma, il che ci fa pensare ad una evoluzione non del tutto corretta per questa bottiglia.

Rangen de Thann Clos St. Urbain Grand Cru 2011 – ZIND HUMBRECHT (Alsazia, Francia) 
Una delle aziende mitiche in Alsazia, nota a livello internazionale anche per essere stata tra le prime, alla fine degli anni ’90, a passare integralmente all’Agricoltura Biodinamica. 
Il Grand Cru Rangen (22 ettari in tutto tra i comuni di Thann e Vieux Thann) ha suoli di rocce vulcaniche con importante presenza di tufo, esposti a sud con pendenze estreme. Collocato all'inizio di una vallata fresca che ritarda le maturazioni, ha piovosità superiore alla media della zona, ma senza che ciò costituisca un problema perché il suolo è molto arido e le elevate pendenze impediscono l'insorgere di ristagni idrici. 
Il Rangen è il Grand Cru più meridionale di tutta la regione, quello che raggiunge le maggiori altitudini (450 metri) ed il più scosceso (oltre 55° di pendenza); origina vini potenti e concentrati, complessi e longevi. Ricchi, ma non pesanti. Qui l’azienda possiede, in monopole, 5.5 ettari del mitico Clos St. Urbain. L’annata 2011 è stata segnata da una grandinata che, ad inizio agosto, ha falcidiato parte dei ceppi 50enni, con conseguenti rese finali (totali e per pianta) molto basse.
Dopo un anno di fermentazione svolta con i lieviti indigeni il vino si offre con un naso ricco che esprime note di lime candito e pietra focaia e subito dopo di croccante alle nocciole. Con l’ossigenazione si apre ad un frutto quasi tropicaleggiante e a ritorni di cenere: aromi intensi, ma eleganti e complessi con sfumature al tempo stesso calde e minerali. La bocca colpisce per l'attacco grasso e ampio, si sviluppa molto viva e slanciata chiudendo con grande verve sapida. Dinamico e multiforme, è completo come solo i grandi vini sanno essere.

Wachenheimer Luginsland auslese 1988 – MARGARETENHOF (Pfalz, Germania) 
Il Margaretenhof è nato nel 1950, con i giovani Yvonne e Martin che dal 2011 rappresentano la nuova (quarta) generazione familiare impegnata in azienda. Il nome rappresenta un omaggio del fondatore, Gunther - nonno di Yvonne e Martin – alla moglie Margaretha. 
Diciassette ettari a disposizione, tra cui Cru molto importanti come Ungeheuer, Pechstein e Jesuitengarten, ed una clientela costruita in buona parte su una solida base di privati che apprezzano l'ottimo rapporto qualità/prezzo dei vini.
Luginsland è un cru secondario di quasi 30 ettari situato a Wachenheim, ai confini con Forst. Il suo nome deriva dal bel panorama visibile dai vigneti, sebbene in buon parte piani. Il suolo è a tessitura prevalentemente sabbiosa con presenza di ghiaia spessa ed appartiene al Bundsandstein (arenaria). 
Ottima annata in zona, l’88. Da aprile a fine settembre meteo perfetto, un po’ di pioggia in ottobre ma poi ancora bel tempo asciutto in novembre che ha creato un mix adatto alla produzione delle categorie dei vini botritizzati, da auslese in su. 
Bottiglia di oltre trent'anni che regala un naso con nette sensazioni di zafferano, erbe aromatiche essiccate e frutti gialli in confettura (susina su tutti). La bocca è viva e snella, di medio peso e residuo zuccherino contenuto; manca un po’ di lunghezza nel finale, ma si distende armoniosa con scioltezza ed eccellente tenuta.