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giovedì 16 aprile 2020

VON BEULWITZ/2

Torno a parlarvi di Neu Erben (qui il primo post, dove trovate anche info sull’azienda), realtà di Mertesdorf nella Ruwer, ancora con un vino d’asta.
Dunque, la Ruwer. Tra i due affluenti della Mosella (l’altro si chiama Saar e origina l’omonima vallata) è il più corto con soli 46 km di lunghezza e quello racchiuso nella vallata più stretta e meno soleggiata. Territorio segnato da un clima rigido che in passato poteva complicare il raggiungimento della maturazione adeguata delle uve. Eppure i vini pur avendo un'acidità sferzante simile a quelli della Saar, rispetto a quest'ultima zona spesso mostrano un'espressività di frutto più rotonda e intensa. 

Photo credit:  www.von-beulwitz.de

Von Beulwitz lavora 7.5 ettari complessivi (90% riesling), per quasi 50.000 bottiglie prodotte in totale, compresi 2.5 ettari nel prestigioso Kaseler Nies’chen, “Grand Cru” esposto a sud-sud ovest su suoli di ardesia blu e marrone e pendenze che si spingono fino al 60%. Le vigne sono in parte centenarie. 
L’azienda fa parte della storica associazione Bernkasteler Ring, che ogni anno in settembre organizza un’asta con le selezioni più rare dei soci. Proprio dall’asta di settembre 2018 proviene questa etichetta prodotta in soli 300 esemplari.


Kaseler Nies'chen Kabinett Fass Nr. 11 (vino d'asta)  - Erben Von Beulwitz 
(NB: fass significa botte, fass Nr. 11 indica il numero di botte, che in questo caso è stata destinata a una selezione d’asta) 
Il naso è ampio e alterna la generosità della pesca bianca, degli agrumi maturi e dei frutti tropicali con la freschezza delle erbe aromatiche e della mela verde, spingendosi verso un tocco minerale gessoso, ma dà l’impressione di doversi ancora aprire del tutto. 
Il palato esibisce volumetrie da spätlese, più che da kabinett. Avvolgente con persino una punta di grassezza nell’attacco di bocca, incede sicuro con tonicità, in un piacevole contrasto continuo tra carattere dolce-cremoso da un lato e sapido-acido dall’altro. Il finale è teso e molto lungo, anche se i quasi 80 gr/l di zuccheri residui avranno bisogno di tempo per fondersi ancora meglio. 
Oggi è gradevole e seducente, ma tra almeno quattro-cinque anni inizierà a sviluppare le grandi potenzialità olfattive e gustative che ora si intravedono soltanto. Bottiglia più importante di quello che il prädikat lascia intendere.

martedì 20 agosto 2019

ERBEN VON BEULWITZ (VINO D'ASTA)

Oggi vi parlo di un’azienda poco nota con sede a Mertesdorf, il comune più vitato della Ruwer (sottozona della Mosella), nata nel 1867 e gestita dalla famiglia Weis dal 1982: Erben von Beulwitz.
7.5 gli ettari a disposizione, compresi 2.5 ettari nel prestigioso Kaseler Nies’chen, “Grand Cru” esposto a sud-sud ovest su suoli di ardesia blu e marrone e pendenze che si spingono fino al 60%. Le vigne sono in parte centenarie. 

Kaseler Nies'chen. Credit: www.von-beulwitz.de

Kaseler Nies’chen spatlese Alte Reben 2015 (vino d’asta) – Erben von Beulwitz 
L’azienda fa parte della storica associazione Bernkasteler Ring, che ogni anno in settembre organizza un’asta con le selezioni più rare dei soci. E proprio dall’asta 2016 proviene questa bottiglia prodotta in soli 360 esemplari. 
Naso di integra e raffinata maturità con toni di pesca, cassis e lampone, ma anche scie floreali di rosa e di erbe aromatiche. La bocca vive di un equilibrio mirabile tra una polpa dolce e succosa moderatamente ricca ed un lato sapido-acido, che innerva piacevolmente la struttura. L’effetto finale – rinforzato da una chiusura precisa e a fuoco - è di un vino con tratti persino freschi e beverini.


martedì 5 febbraio 2019

SONNENFEUER: IL RIESLING RENANO

Inizio febbraio scoppiettante all’insegna del Riesling Renano. Siamo tornati a Villa Barattieri (Albarola, Pc) per una carrellata emozionante dedicata ad uno dei grandi vitigni mondiali tradotto in dodici versioni provenienti da diversi territori europei.
Ottimo l'accompagnamento gastronomico preparato dalla famiglia Barattieri per i vini, tutti secchi, o trocken, ad esclusione dell’ultimo, che ha fatto storia a sé ed è stato servito a bottiglia scoperta a differenza dei primi undici, serviti alla cieca. 
Semplificando, per livello di maturità delle uve e di residuo zuccherino quasi tutti i vini equivalevano più o meno alla tipologia spätlese trocken, tranne una sorta di auslese trocken ed un kabinett trocken (quest’ultimo appartenente in senso letterale alla categoria).
Perché questi vini e queste tipologie? Perché questi Riesling in particolare vanno bevuti come fossero dei Barolo, vanno degustati con calma ed alcuni di loro danno il meglio scaldandosi nel bicchiere, come i migliori bianchi di Borgogna. Vini sempre cangianti e multiformi, talvolta imprevedibili e selvatici che rifuggono le definizioni di comodo, perché non esiste IL Riesling, esistono I Riesling, ciascuno con il proprio carico di luci, respiri, fiammate e chiaroscuri caratteriali.
"Sonnenfeuer, Sternengold, kuehlen Mondlichtschein", cioè "il fuoco del sole, l'oro delle stelle, il freddo del chiaro di luna", come sintetizzato tanto tempo fa da un oscuro poeta della Mosella.
Nota a margine: eccezionalmente il post verrà pubblicato in contemporanea qui e sul blog Viniconleali, da me gestito insieme all'amico Luca Bersani.
Un ringraziamento a Dr. Buerklin-Wolf e a Nicola Libelli - attuale kellermeister dell'azienda di Wachenheim - per la foto del grappolo di riesling.
Tre batterie da quattro. Si parte.





Batteria N°1 

Loibenberg Smaragd 2017 – ALZINGER (Wachau, Austria) 
Nel tempo Alzinger ha imposto uno stile meno opulento rispetto a quello dei suoi vicini, grazie a vini più fini e gentili, raramente espliciti in gioventù.Vibranti e decisi, più che ricchi, decisi ma senza bisogno di alzare la voce. 
La maggior parte delle uve utilizzate per questa etichetta, affinata in grandi botti di legno, proviene da una parcella chiamata “Rauenheck” (cioè “luogo difficile”), dal microclima fresco. 
Vino dai tratti ancora compressi e giovanili, con toni agrumati e di mela verde balsamica, sviluppo gustativo sottile, fresco e lineare. Probabilmente il vino più semplice della serata per articolazione, una bottiglia gustosa e quasi “beverina” in questo contesto, in pieno stile Alzinger.


Alto Adige Val Venosta Untertortl 2016 – CASTEL JUVAL (Val Venosta, Italia) 
L’azienda è nota, oltre che per essere uno dei punti di riferimento del Riesling in Italia, anche per essere di proprietà dell’alpinista Reinhold Messner che, insieme a Gisela e Martin Aurich (che gestiscono l’azienda) l’ha fondata nel 1992. Le uve per l’etichetta denominata “Unterortl” crescono in una zona ventosa e soleggiata a 650 metri s.l.m., prevalentemente da una parcella di 0.5 ettari piantata nel 1992 e parzialmente dal Cru Windbichel. In cantina tutte le lavorazioni vengono svolte in acciaio inox con controllo della temperatura in fase fermentativa ed il vino affina sui lieviti fino all’imbottigliamento. 
Bottiglia che esprime al meglio la capacità di unire polpa ed eleganza tipica dei migliori vini della Val Venosta. Naso relativamente già aperto su toni nitidi di pesca gialla, pompelmo e sasso bagnato, con rimandi idrocarburici e tropicali. Palato di medio corpo, compatto e saporito, animato da una piacevole spina acido-sapida.

Hermannshohle 2016 – DÖNNHOFF (Nahe, Germania) 
L’azienda di punta della Nahe, piccola regione viticola portata alla notorietà internazionale proprio da Helmut Dönnhoff, che, seppur ancora presente in azienda, ha ormai ceduto la gestione al figlio Cornelius. 
Da sempre considerata tra le migliori vigne di tutta Germania, l’Hermannshohle (esteso in tutto per quasi nove ettari) si trova a Niederhäuser. La vigna poggia su un ripido pendio posto proprio in corrispondenza di una curva secca del fiume Nahe, che le dà una esposizione sud/sud ovest. L’impianto dei Dönnhoff - proprietari di 3.5 ettari nel Cru, oltre un terzo del totale - è degli anni '50 e si trova ad una altitudine di 130-175 metri slm con pendenza media del 50%; suolo di ardesia grigio-nera con tessitura a prevalenza argillosa e presenza di rocce ignee estrusive, porfido e calcare. 
Il vino, dopo fermentazione e affinamento in acciaio e grandi botti di legno (1.200 e 2.400 litri di capacità), si mostra arioso e di grande respiro, soprattutto al palato, oggi il lato migliore di questo giovane fuoriclasse. Il naso, pur non esprimendo ancora appieno la sua enorme potenzialità, regala toni di zagara e pesca, mentre la parte gustativa è tonica, potente e sfodera una dinamica complessa che chiude con una lunghissima sensazione quasi di burro salato.

Unendlich Smaragd 2017 – F.X. PICHLER (Wachau, Austria) 
Il produttore simbolo della Wachau, grazie a vini che combinano grande concentrazione, dinamismo ed eleganza. Con l'annata 1998 F.X. Pichler fa uscire la summa della propria filosofia vitivinicola: il Riesling Unendlich (“infinito” in tedesco). L’Unendlich – equivalente ad una auslese trocken - non proviene da un’unica vigna, ma dall’assemblaggio di diversi appezzamenti (di solito la scelta è tra Loibenberg, Steinertal, Kellerberg ed Hohereck) in % diverse in base all’annata, talvolta scegliendo solo due o tre tra questi vigneti, selezionando di volta in volta i grappoli più maturi e concentrati. Il 2017 è stato prodotto solo dai Cru Loibenberg e Kellerberg. Vendemmia a metà novembre e vinificazioni parcellari. Dopo la fermentazione alcolica, le vasche sono state assemblate in botti grandi per un affinamento di sette-otto mesi a contatto con le fecce fini. 
Vino che rischierebbe l’opulenza e l’esagerazione in mano altrui, ma che nelle mani dei Pichler riesce a mantenere vigore e solidità. Colto a pochi mesi dall’imbottigliamento, subito si esprime con sbuffi tropicali (frutto della passione e maracuja) che dominano il quadro aromatico, poi lavanda, salvia e pesca: al naso quasi un incrocio tra un Riesling, un Moscato/Malvasia di Candia aromatica ed un Gewürztraminer. Il palato attacca grasso e denso, l’alcol si fa sentire, ma il finale è sostenuto da una notevole sapidità (più che acidità) che allunga il vino riverberandone le sensazioni aromatiche.


Batteria N°2 


Abstberg kabinett trocken 2008 – MAXIMIN GRUNHAUSER (Ruwer, Germania) 
Tra i Cru monopole che compongono questa storica azienda della Ruwer (valle laterale della Mosella), quello da sempre più importante è l’Abstberg (14 ettari). Vitata da circa un millennio, questa porzione di collina presenta un sottosuolo con ardesia grigio-blu del Devoniano, esposizione sud est-sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%. 
Il 2008 è stata vendemmia fresca e abbastanza tardiva con concentrazioni zuccherine senza eccessi ed acidità ottimali per le categorie kabinett e spatlese. L’Abstberg kabinett trocken 2008 ha fermentato con lieviti indigeni in fuder prodotti da foreste di proprietà, con successivo affinamento sulle fecce fino all’imbottigliamento. 
Un piccolo-grande classico, questa bottiglia, molto Ruwer e specchio fedele dell’annata. Il naso - entrato in fase terziaria – è ispido e complesso: alterna toni fungini e da polvere da sparo, di miele di castagno e confettura di rabarbaro e susine gialle, di camomilla ed idrocarburi, con un sottofondo gassoso-sulfureo. Il palato è ossuto e verticale in confronto agli altri. Attacca con discreta morbidezza, poi si articola affilato e sottile, giocando più sull’acidità che sulla sapidità e chiudendo con freschezza.

Alto Adige Valle Isarco Kaiton 2013 – KUENHOF (Valle Isarco, Italia) 
La prima azienda a valorizzare il Riesling in Valle Isarco, con il primo impianto di due ettari nel 1993 ed i primi imbottigliamenti nel 1996. Il Kaiton è uno dei Riesling italiani più longevi ed essenziali; le vigne si trovano principalmente sul colle Lahner, con tre diversi anni di impianto: 1993, 2003 e 2006. Le due parcelle del 1993 si trovano una a 500 metri dall’azienda con esposizione sud est, mentre l’altra è sulla riva opposta del fiume (esposizione sud ovest). La parte del 2003 è collocata a poche decine di metri dall’azienda, mentre la vigna più recente, del 2006, terrazzata, si trova ad altitudine più elevata – 700 metri – in una zona boscosa che storicamente non fa parte del maso. Suoli: sabbia argillosa e rocce scistose con substrato di ardesia. Vinificazione: fermentazione con lieviti indigeni 80% in acciaio e 20% in acacia, affinamento sui lieviti per 7 mesi. 
Il naso mostra i primi cenni evolutivi sottoforma di maggior apertura e note idrocarburiche e di croccante alle nocciole, completate da toni iodati e sulfurei, di selce, erbe aromatiche e scorze di arancia. Dai tratti austeri e quasi severi, il palato esprime potenza ben controllata da un'adeguata, vigorosa spinta salata.

Doctor 2013 – WWE. DR. THANISCH/ERBEN THANISCH (Mosella, Germania) 
Storica azienda fondata nel 1636 che ha legato i suoi destini al Doctor, di cui è la realtà di riferimento. Il Doctor è uno dei sei-sette vigneti mitici (e storicamente il più caro per valore fondiario) della Mosella. Uno dei pochi, veri Grand Cru rimasti. Esteso per soli 3.2 ettari dietro il campanile di Berncastel, a 150-200 metri slm, gode di una calda esposizione a sud-sud ovest con pendenze estreme (65%) su suoli ricchi di ardesia blu scuro (quasi nerastra, in certi punti) con buona presenza di argilla che conferisce potenza ai vini. Parte delle vigne sono centenarie e non innestate. 
Dr. Thanisch è uno dei pochissimi fortunati a possedere una o più parcelle nella vigna.
Il Doctor 2013 è stato prodotto in quantità limitatissime (650 bottiglie) e deriva da fermentazione spontanea in fuder (botti di legno da 1.000 litri) di circa 40 anni. Al naso – centrato su un carattere “dolce” a cui sembra mancare un tocco di complessità - emergono netti toni di miele d'acacia e fiori gialli, confettura di albicocca e marzapane. In bocca dà il meglio di sé e lascia presagire un luminoso futuro; essenziale e lungo, si sviluppa compatto fino a un finale in cui trovano spazio eleganti scie minerali.

Marcobrunn 2012 – SCHLOSS SCHÖNBORN (Rheingau, Germania) 
Il Castello di Schönborn, a pochi km da Geisenheim, è un pezzo di storia della regione e della Germania tutta: esiste dal 1349, anno in cui appaiono le prime testimonianze di acquisizioni di vigneti da parte dell’omonima famiglia. Nel corso dei secoli la proprietà si è ingrandita fino ai 50 ettari odierni quasi interamente piantati a riesling. 
Il Marcobrunn è tra i più importanti vigneti di tutto il Rheingau: sette ettari esposti a sud a bassa altitudine e a breve distanza dal Reno (tra 90 e 100 metri slm), su marne terziarie e loess argilloso con presenza di miche. A fine '800 i vini del Rheingau erano tra i più cari al mondo e nei ristoranti londinesi i Marcobrunn venivano venduti al doppio degli Champagne di Cliquot, a poco più di Lafite e al pari del solo Yquem, unico in grado di raggiungere gli stessi prezzi. 
Quasi un tocco di zafferano a circondare un frutto polposo che si spinge verso territori maturi/canditi; palato glicerinoso, accogliente e rassicurante, ma ravvivato da scie sapide. Piacevole anche se un po' carente in termini di tensione.


Batteria N° 3


Clos Sainte Hune 2009 – TRIMBACH (Alsazia, Francia) 
I vini dei Trimabch sono noti per il loro stile secco, elegante e diritto, “gastronomico”, sui Riesling così come sui Gewürztraminer e le etichette prodotte dagli altri vitigni. 
Il Clos St-Hune è un Clos Monopole di 1.67 ettari incastonato nel Grand Cru Rosacker, ad Hunawihr. Di proprietà della famiglia da oltre due secoli, è stata vinificato ed etichettato a parte per la prima volta nel 1919. 
L’esposizione è a sud/sud est con suoli argillo-calcarei pietrosi del Muschelkalk, una sequenza di strati di roccia sedimentaria risalenti a 240-230 milioni di anni fa, sostanzialmente calcare conchilifero e rocce dolomitiche ad alto contenuto di calcio. La vigna – 60 anni l’età media – è stata piantata con densità di 5.500 piante/ettaro ed è potata con il sistema del Guyot doppio. 
Fermentazione alcolica in acciaio inox a temperatura controllata e niente fermentazione malolattica. Tutto l’affinamento viene svolto in acciaio inox. Il vino viene imbottigliato l’anno successivo alla vendemmia, ma affina cinque-sei anni in bottiglia prima dell’immissione al consumo (attualmente è appena uscita l’annata 2013). 
Come spesso capita con il S.te-Hune, il naso non è esattamente la prima cosa che colpisce i sensi. Inizialmente lievi note di solvente, poi agrumi maturi e torroncino, gesso con l’ossigenazione che fa uscire le componenti minerali. Ciò che colpisce da subito, invece, è il palato: misurato ma implacabile, sfodera un'eleganza borgognona (anzi, no, da Clos Ste-Hune) chiusa da un finale interminabile e profondo.

Kirchenstück 2009 – Dr. Bürklin Wolf (Pfalz, Germania) 
Dr. Bürklin-Wolf possiede 84 ettari di vigneti – lavorati in Biodinamica certificata dal 2005 - sparsi tra quattro comuni del Mittel Haardt: Wachenheim, Forst, Deidesheim e Ruppertsberg, coltivati per l'80% a riesling, da cui si ottengono circa mezzo milione di bottiglie all'anno. 
Tra i "Grand Cru" a disposizione, il Kirchenstück di Forst è considerato il Montrachet del Pfalz. 3.67 ettari al top nella classificazione del 1828 e ai vertici della classifica dei valore fondiari in Germania. Qui Buerklin-Wolf possiede una preziosissima parcella di circa mezzo ettaro su suoli di argille sabbiose calcaree con inclusioni di basalto, da cui provengono circa 2.000 bottiglie ogni anno. La vigna, collocata dietro la chiesa di Forst, giace quasi in piano con esposizione a sud est. 
Fermentazione con lieviti indigeni a temperatura controllata e successivo affinamento in botti ovoidali (doppelstuck da 2.400 litri). Colore carico che anticipa aromi fumé e di idrocarburo, seguiti da note di arancio e limone candito. Intenso, il naso, ma non un campione di finezza. In apertura il palato si allarga potente, trova scie saline che lo sostengono, ma chiude senza lo sprint e l'incisività che ci si aspetterebbe. Il tappo non era in gran forma, il che ci fa pensare ad una evoluzione non del tutto corretta per questa bottiglia.

Rangen de Thann Clos St. Urbain Grand Cru 2011 – ZIND HUMBRECHT (Alsazia, Francia) 
Una delle aziende mitiche in Alsazia, nota a livello internazionale anche per essere stata tra le prime, alla fine degli anni ’90, a passare integralmente all’Agricoltura Biodinamica. 
Il Grand Cru Rangen (22 ettari in tutto tra i comuni di Thann e Vieux Thann) ha suoli di rocce vulcaniche con importante presenza di tufo, esposti a sud con pendenze estreme. Collocato all'inizio di una vallata fresca che ritarda le maturazioni, ha piovosità superiore alla media della zona, ma senza che ciò costituisca un problema perché il suolo è molto arido e le elevate pendenze impediscono l'insorgere di ristagni idrici. 
Il Rangen è il Grand Cru più meridionale di tutta la regione, quello che raggiunge le maggiori altitudini (450 metri) ed il più scosceso (oltre 55° di pendenza); origina vini potenti e concentrati, complessi e longevi. Ricchi, ma non pesanti. Qui l’azienda possiede, in monopole, 5.5 ettari del mitico Clos St. Urbain. L’annata 2011 è stata segnata da una grandinata che, ad inizio agosto, ha falcidiato parte dei ceppi 50enni, con conseguenti rese finali (totali e per pianta) molto basse.
Dopo un anno di fermentazione svolta con i lieviti indigeni il vino si offre con un naso ricco che esprime note di lime candito e pietra focaia e subito dopo di croccante alle nocciole. Con l’ossigenazione si apre ad un frutto quasi tropicaleggiante e a ritorni di cenere: aromi intensi, ma eleganti e complessi con sfumature al tempo stesso calde e minerali. La bocca colpisce per l'attacco grasso e ampio, si sviluppa molto viva e slanciata chiudendo con grande verve sapida. Dinamico e multiforme, è completo come solo i grandi vini sanno essere.

Wachenheimer Luginsland auslese 1988 – MARGARETENHOF (Pfalz, Germania) 
Il Margaretenhof è nato nel 1950, con i giovani Yvonne e Martin che dal 2011 rappresentano la nuova (quarta) generazione familiare impegnata in azienda. Il nome rappresenta un omaggio del fondatore, Gunther - nonno di Yvonne e Martin – alla moglie Margaretha. 
Diciassette ettari a disposizione, tra cui Cru molto importanti come Ungeheuer, Pechstein e Jesuitengarten, ed una clientela costruita in buona parte su una solida base di privati che apprezzano l'ottimo rapporto qualità/prezzo dei vini.
Luginsland è un cru secondario di quasi 30 ettari situato a Wachenheim, ai confini con Forst. Il suo nome deriva dal bel panorama visibile dai vigneti, sebbene in buon parte piani. Il suolo è a tessitura prevalentemente sabbiosa con presenza di ghiaia spessa ed appartiene al Bundsandstein (arenaria). 
Ottima annata in zona, l’88. Da aprile a fine settembre meteo perfetto, un po’ di pioggia in ottobre ma poi ancora bel tempo asciutto in novembre che ha creato un mix adatto alla produzione delle categorie dei vini botritizzati, da auslese in su. 
Bottiglia di oltre trent'anni che regala un naso con nette sensazioni di zafferano, erbe aromatiche essiccate e frutti gialli in confettura (susina su tutti). La bocca è viva e snella, di medio peso e residuo zuccherino contenuto; manca un po’ di lunghezza nel finale, ma si distende armoniosa con scioltezza ed eccellente tenuta.

sabato 25 giugno 2016

SONNENFEUER II

Protagonista di una tra le più belle degustazioni del rieslinGarten per qualità dei vini, dell'atmosfera e dei partecipanti (vedi qui, anche per approfondimenti sull'azienda), Maximin Grunhaus è tra le aziende di riferimento della Ruwer.


Il “Grand Cru” aziendale, l'Abstberg, in passato dava il vino preferito dall'Abate e tuttora si estende per circa 14 ettari. Vitata da un millennio, la collina ha un sottosuolo di ardesia grigio-blu del Devoniano, con esposizione sud est/sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%.
Alla Taverna del Gusto di Piacenza ho assaggiato la versione kabinett “secca” 2009 dell'Abtsberg.


Abtsberg kabinett trocken 2009 – Maximin Grunhauser
Naso ricco e intenso di agrumi (leggermente canditi) e mandorla, ribes nero, zenzero, fiori macerati; sotto sotto c'è anche una lieve nota di riduzione che migliora con l'arieggiamento. Palato vivo e squillante, fresco e puntuto, deciso e abbastanza lungo.
Non è un vino che eccelle in finezza, ma che colpisce i sensi con efficacia e decisione.

martedì 2 luglio 2013

SONNENFEUER


Oggi ci spostiamo in un'area, la Ruwer, che si sviluppa lungo il corso dell'omonimo affluente della Mosella e di cui, fino ad ora, non abbiamo mai parlato. Meglio tardi che mai.
Per assaggiare con calma le bottiglie siamo stati ospiti di Antonio Panigada, bravo e appassionato vignaiolo in quel di San Colombano.
Quando si parla genericamente di Mosella si tende ad infilare nel calderone anche le due sottozone della Saar e, appunto, della Ruwer, più defilate, piccole e fredde della Media Mosella.
La Ruwer ha convissuto a lungo con un problema storicamente riscontrabile anche nella Saar: la non sempre scontata maturazione delle uve, resa difficile dalla maggiore scarsità di raggi solari rispetto alla Mosella Centrale. Da anni la situazione è cambiata e le vendemmie ora sono meno complicate, al punto che, quando le maturazioni sono ottimali, ci si trova di fronte ad alcuni tra i migliori vini tedeschi, soprattutto in termini di grazia ed eleganza.
È un territorio in cui i fragili equilibrismi gustativi del Riesling si fanno in qualche modo più reali, cioè più rischiosi ed estremi. O la va, o la spacca, insomma. Un oscuro poeta del luogo, per descivere i vini qui prodotti, ha scritto: 'Sonnenfeuer, sternengold, kuhlen mondlichtschein'. Cioè: 'il fuoco del sole, l'oro delle stelle e il freddo del chiaro di luna'.
Due tra le aziende più rinomate da secoli sono: Maximin Grunhaus e Karthauserhof. Noi parleremo di entrambi, ma ci soffermeremo più che altro sulla prima.



L'AZIENDA
Maximin Grunhaus - Mertesdorf
Uno degli aggettivi più usati nel RieslinGarten è “storico” (con tutte le varianti di genere e numero del caso) e una delle espressioni più abusate è “azienda storica”. Bene, la usiamo anche stavolta, e non potremmo fare altrimenti. Basti vedere la notevole etichetta vintage immutata da quasi 150 anni.


Qui prima c'era una Abbazia dedicata a San Massimino e ancora prima pare ci fosse una Villa romana, dove gli antichi romani producevano vino nelle anfore. Riesling vinificato e affinato in anfora?
Comunque, il primo documento certo che parla della Grunhaus risale al 966 e all'epoca era di proprietà del monastero benedettino di Trier. A fine '700 l'abbazia è ancora guidata dall'Abate di turno, poi il ciclone Napoleone e la secolarizzazione della Chiesa stravolgono le carte in tavola e fino al 1810 il luogo è di proprietà francese. In seguito viene venduto alla famiglia tedesca Von Handel, ma attraverso un matrimonio, nel 1882, subentra la famiglia Von Schubert che, tra le varie cose, cambia l'etichetta (tuttora in auge). Herr Carl Von Schubert, che ha discusso una tesi di laurea sulla sostenibilità economica delle viticolture eroiche in forte pendenza, incarna oggi la quinta generazione.


Una curiosità: l'azienda vanta il record per il più alto prezzo di un fuder (botte di legno da 1000 litri) battuto a un'asta. Nel 1923 l'Astoria di New York ha acquistato per 100.000 marchi (circa 2,5 milioni di € attuali) una botte di Herrenberg Trockenbeerenauslese. Se passate dalle parti dell'Astoria, fate un tentativo e chiedete se per caso ne fosse rimasta una bottiglia.
 
LE VIGNE
I vigneti, che si trovano accanto alla casa padronale, confinano tra loro sul lato sinistro della Ruwer ed ogni anno producono circa 200.000 bottiglie.
I Cru (tutti monopole) sono: Abstberg, Herrenberg, Bruderberg, che tradizionalmente avevano una destinazione d'uso specifica all'interno dell'Abbazia.
Abstberg (il Grand Cru), ad esempio, dava il vino preferito dall'Abate (praticamente il capo), che doveva bere un sacco, visto che la vigna si estende per circa 14 ettari! Vitata da circa un millennio, questa porzione di collina presenta un sottosuolo con ardesia grigio-blu del Devoniano (carattere ricorrente anche nel Bruderberg), esposizione sud est-sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%.
 
Dall'Abstberg
Herrenberg forniva il vino per i Maestri del Coro dell'Abbazia, e si estende per 19 ettari su ardesia rossa.
Infine Bruderberg, il più piccolo, solo 1 ettaro, da cui proveniva il vino per i monaci.
In generale, Abstberg tende a dare più complessità e ricchezza di sfumature, un'eleganza polifonica, mentre Herrenberg esprime una grande freschezza acida un po' meno sfaccettata. Nella degustazione odierna (e ricordando anche passate degustazioni dei vini di Von Schubert) sembrerebbe emergere il passaggio di consegne, avvenuto nel 2004, tra il vecchio e il nuovo direttore tecnico, con quest'ultimo che pare aver accentuato un'espressività più generosa dei vini. Ma necessiterebbero ulteriori assaggi per averne conferma.
I vigneti, inerbiti, sono concimati prevalentemente con sostanza organica senza usare pesticidi, né erbicidi e sono coltivati per il 94% a riesling anche se, nel 2007, dopo 150 anni, a Maximin Grunhaus è tornato il pinot nero
Le rese medie aziendali sono di 50 Hl/ettaro.
Dal 2004 Stefan Kraml dirige l'azienda a livello tecnico, in sostituzione dello storico direttore Alfons Heinrich, che dopo mezzo secolo di onorata carriera è andato in pensione.
In cantina, fermentazioni con lieviti spontanei all'interno di fuder di legno (che negli ultimi anni provengono da una foresta di proprietà) e acciaio inox. I vini solitamente restano sulle fecce fini fino all'imbottigliamento, che avviene senza chiarifiche.
 
Dettaglio della cantina di Maximin Grunhaus
 
LE ANNATE
Ci siamo concentrati in particolare sull'assaggio di vini del 2007 con qualche piccola incursione nel tempo.

2007
Stagione molto lunga. Primavera calda e secca che ha portato ad una fioritura anticipata (terza settimana di maggio), settembre e ottobre più freschi con vendemmia iniziata l'8 ottobre e durata tre settimane di clima bello, che ha dato uve sane e poca botrytis
La fase principale della vendemmia è terminata il 26 ottobre, per una resa finale di 58 hl/ettaro.
Non una di quelle annate dove si registrano record di acidità, di densità zuccherine o altro. “Solo” una mirabile armonia, dove tutto pare essere andato al posto giusto nel momento giusto.

2004
Prima annata per Kraml e subito una sfida impegnativa data dal tempo inclemente. Estate fresca e 'movimentata', piogge, inizio vendemmia nell'ultima settimana di ottobre (quindi ritardata). Rese finali di 45 hl/ettaro.

2003
Calda, molto calda (anche se le temperature di dicembre e inizio gennaio hanno permesso la produzione di Eiswein, con uve raccolte il 4 gennaio). Millesimo da predikat elevati e da vini dolci (sono stati prodotti anche TBA, una rarità in zona).
 
I VINI
Subito una nota a margine: in un paio di etichette degustate compare la dicitura 'Superior', da pochi anni utilizzata in azienda per indicare vini provenienti dalle vecchie vigne, anzi, dalle parcelle più vecchie delle parti migliori dei Cru. 'Superior' indica dunque una materia prima in qualche modo superiore, ma, vista la particolare storia aziendale, è anche un richiamo alle gerarchie dell'Abbazia, dove il termine 'Superior' indica l'Abate.
Come sempre abbiamo assaggiato alla cieca, stavolta immersi nelle storiche cantine sotterranee di Panigada, dal vago sapore moselliano, anche se nella foto qui sotto sembra più che altro di vedere all'opera torvi figuri in una bisca.
Iniziamo a raccontare proprio i due 'Superior', i vini più secchi in degustazione e con percentuale alcolica più elevata (11,5%):
 
I degustatori all'opera, il primo da destra è il padrone di casa Antonio Panigada
Herrenberg Superior 2007 - Maximin Grunhaus
Naso idrocarburico e gassoso in un contesto olfattivo un po' introverso, accompagnato da una lieve sensazione di tonno sott'olio. Bocca inquieta, austera e amarognola, dritta e molto viva.
 
Abtsberg Superior 2007 - Maximin Grunhaus
Naso complesso con note minerali affumicate, poi agrumate; in bocca è roccioso e acuminato, saporito, slancio e polpa trovano buone combinazioni. Più completo, compatto e sfaccettato del precedente.
 
Herrenberg kabinett 2004 – Maximin Grunhaus
Prima annata di Kraml. Colore giallo carico, caldo, che predispone a un vino molto ricco. Invece, il bicchiere apre sì su un naso quasi tropicale, ma ritmato da note di tè e cassis, anche agrumi. Palato polposo, con finale pulito e rinfrescante, solido e compatto.
 
Herrenberg kabinett 2003 - Maximin Grunhaus
Colore giallo verdolino quasi sorprendente pensando all'annata e facendo il confronto col più giovane 2004, tanto da far temere confusione nel servizio delle bottiglie. Ma non è così, allora si pensa alla possibile differenza di mano tra i due direttori tecnici (lo ricordiamo, questa è stata l'ultima vendemmia di Heinrich).
Nel bicchiere il vino fa emergere note prima agrumate, poi nocciolose e di erbe secche, mostrando un lato ossidativo inizialmente nascosto che pian piano emerge, mantenendo comunque un profilo teso e dinamico, sapido ma forse un po' corto nel finale, con un carattere generale di evoluzione ben controllata.
 
Abtsberg kabinett 2007 - Maximin Grunhaus
Naso mieloso, sui toni del biscotto di pasta frolla, 'dolce', carattere caldo-maturo; in bocca la polpa è solida e discretamente ricca, con bel contrasto dolce-acido e buon equilibrio complessivo.
 
Abtsberg spatlese 2007 - Maximin Grunhaus
Il pari cru e annata del precedente, ma di predikat diverso offre note più fresche, quasi balsamiche (menta), lievemente canforose e di mela verde. Buono sviluppo gustativo con finale pulito, teso e compatto che chiude con sicurezza.

Herrenberg auslese 2007 - Maximin Grunhaus
Lieve nota lattica, quasi burrosa, al naso, che rischia di frenare il vino su toni monocordi e poco distesi. Ci pensa l'acidità viva e vibrante del palato, tipica del Cru, a garantire scioltezza e bevibilità.
 
Eitelsbacher Karthauserhof auslese 2007 – Karthauserhof
Approccio olfattivo accattivante per il primo intruso della degustazione (che si trova sempre nella Ruwer, a pochi km di distanza da M.Grunhaus): lychee e lavanda, caramella al limone, note floreali e fruttate nitide, ricche e generose. Il vino mantiene comunque una gradevolissima eleganza di fondo: fresco, cristallino e aggraziato.
 
Karthauserhofberg in febbraio
Zeltinger Sonnenuhr auslese 2007 - Selbach Oster
Il secondo intruso proviene dalla Mosella Centrale, da Zeltingen, zona più calda.
Floreale e mieloso, al naso indugia su note fruttate suadenti. Attacco carezzevole e affusolato, sviluppo grasso con note di confettura di frutti gialli, chiusura armonica con residuo zuccherino ben bilanciato dalla freschezza acida.
 
 
 
Torneremo presto con un approfondimento sul Palatinato (Pfalz).
 
Vittorio Barbieri