Visualizzazione post con etichetta Maximin Grunhauser. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maximin Grunhauser. Mostra tutti i post

lunedì 29 gennaio 2018

ENOLAB MONZA/2

Con la seconda tappa del viaggio all'interno del Riesling (Enolaboratorio organizzato da ONAV Monza presso il Teatro Binario 7, qui il racconto della prima) si va in Mosella, la patria di alcuni tra i vini più freschi ed eleganti in assoluto, capaci – nei casi migliori – di ribaltare i canoni della degustazione del vino (meglio ancora Il canone e Il concetto di Vino) ai quali molti di noi, per cultura e tradizioni, sono abituati.
In degustazione due vini trocken e cinque con residuo zuccherino, di annate che hanno spaziato dal 2016 al 1999. Un po' come sulle montagne russe, perché si è passati dalla forza citrina del primo, giovanissimo, kabinett trocken all'equilibrio complesso del più maturo secondo, per poi affrontare vari praedikats e vari residui zuccherini, il tutto declinato in annate giovani e meno giovani. Dal frutto spesso esuberante degli esemplari recenti, al classicismo più rarefatto di quelli più datati.
Appunto, un viaggio, anzi due: nei sensi e nel tempo.
Grazie ad ONAV Monza per le foto.




Niedermenniger Herrenberg kabinett trocken 2016 – Hofgut Falkenstein
Si parte con un vino della Saar, di un'azienda (più che) emergente ancora poco nota in Italia.
Il N. Herrenberg è vigna piuttosto estesa, ma qui vengono utilizzati solo grappoli della rinomata parcella “Zuckerberg” (ai vertici della mappa prussiana del 1868). Annata tendenzialmente fresca e si sente. Il vino è una sferzata di energia: diritto e affilato (citrino), decisamente rinfrescante. Il quadro aromatico è giocato su toni di mela verde molto fresca, quasi balsamica, pesca bianca, anice, lime e bergamotto.

Maximiner Grunhaus Abstberg kabinett trocken 2008 – Maximin Grunhaus
Dalla Ruwer altra annata fresca, classica, ma con otto anni in più sulle spalle.
Dopo i vari assaggi degli ultimi dodici mesi, si conferma ancora all'apice del proprio apogeo: naso multiforme che alterna idrocarburi, confettura di susina gialla, poi scie agrumate e di erbe aromatiche. Bocca articolata e armonica, salata e fresca. Un vino che vive su di un'eleganza d'altri tempi: sulle sottigliezze, più che sull'impatto.

Graacher Domprobst spatlese fuder 5 2016 – Willi Schaefer
Primo vino con residuo zuccherino e primo dei cinque vini della Mosella Centrale.
Il fuder 5 viene solitamente destinato ad una selezione di Domprobst spatlese che spesso (come il caso in questione) tende quasi ad un'auslese. Frutto nitido rinfrescato da toni di zenzero; c'è volume ma anche slancio e grande sprint nel finale molto lungo, dove si riverberano note di frutti gialli (pesca) e fiori. Una grande spatlese.

Graacher Himmelreich spatlese 2007 – Kerpen
Un'altra chicca ad un ottimo rapporto qualità/prezzo per questa piccola azienda di Wehlen.
Gli oltre 10 anni di affinamento hanno permesso alla dolcezza di fondersi alla perfezione con gli altri elementi gustativi, ma anche il naso è entrato in una fase affascinante in cui la confettura di susina gialla si fonde con quella di rabarbaro e con sfumature idrocarburiche. Complessità e piacevolezza.

Urziger Wurzgarten auslese fuder 10 2016 – Merkelbach
L'auslese fuder 10 ha impatto terpenico e floreale al naso, ma dà spazio a caratteri tropicaleggianti e di pera; in bocca sembra quasi placido all'attacco, ma presto si rivela supportato da una sapidità che ne rinfresca il peso e la dolcezza. Setoso, avanza inesorabile in souplesse.

Riolite dell'Urziger Wurzgarten

Erdener Pralat auslese Gold Kapsel 2016 (0,375 lt) – Dr. Hermann
Grande vino dolce, ricco, concentrato ma molto elegante. Esplosivo, esuberante (in questo molto “Pralat”) al naso (pesca, albicocca disidratata); attacca grasso e denso in bocca tirando un colpo di coda finale da fuoriclasse. Chiude infatti preciso e scattante, unendo purezza e grande nitidezza.

L'ardesia dell'Erdener Pralat

Wehlener Sonnenuhr 1999 (0,5 lt) – Meulenhof
Un anticipo dell'ultima serata del corso, che sarà dedicata alle vecchie annate.
Il 1999 è stata un'annata calda e a tratti nel bicchiere si sente, ma tutto in un contesto armonico e pluri-dimensionale che trova sensazioni olfattive rarefatte e intriganti (l'idrocarburo accennato, le spezie essiccate). Dolcezza presente, ma molto ben integrata, e sapidità che supporta l'acidità nel vivacizzare un bicchiere molto appagante.


sabato 8 aprile 2017

ENOLABORATORIO RIESLING/4

Si è chiusa la bella esperienza dell'Enolaboratorio Riesling, fatto e pensato insieme ad ONAV Piacenza. Prima di tutto un grande grazie a tutta la delegazione, mix di competenza, disponibilità e simpatia. Bravi.
Nell'ultima tappa del viaggio siamo andati a spasso nel tempo - dal 2005 al 1977 - e nello spazio, limitandoci in realtà a due sole aree della Germania: Rheingau – primi due vini - e Mosella – i successivi sei, tra cui un vino della Ruwer ed uno della Saar. Un viaggio utile non tanto e non solo per avere la conferma che i migliori Riesling sono vini parecchio longevi, quanto per seguirne idealmente lo sviluppo e l'evoluzione nel corso degli anni, osservarne la trasformazione dopo averne colto – nella prima serata del corso – il lato più giovanile.





Di seguito il racconto degli 8 vini, in un percorso degustativo rocambolesco su e giù tra i decenni e le tipologie.
Grazie ancora una volta a Luca Cannizzaro per le foto.

Rauenthaler Nonnenberg trocken 2005 – Georg Breuer
Naso sul versante floreale e fruttato, non propriamente “caldo” ma comunque “carnoso”. La bocca attacca ampia e potente, si articola con buon bilanciamento e chiude con finale fresco e sapido.
Il vino è giovane anche se già molto piacevole e di buon equilibrio, ma lo aspettiamo al varco per risentirlo tra 3-4 anni.


Hochheimer Holle auslese trocken 2002 - Kunstler
Rispetto al precedente gli aromi sono più evoluti e centrati su un registro terziario più pronunciato tra confetture e toni di cenere/fumo. Palato molto bello, sferzante e pieno, con un'acidità guizzante e salata che attraversa il vino dall'inizio alla fine rinfrescando una struttura importante.


Urziger Wurgarten spatlese 1977 – Benedict Loosen Erben
Qui si sale sulle montagne russe con una spatlese non trocken di 40 anni che sembra quasi trocken. Naso d'impatto scontroso, quasi fungino e fortemente iodato e torbato. Con l'aria poi si rivelano anche note di agrumi confit. Bocca sottile e piccola (figlia dell'annata) ravvivata da una acidità citrina e sgrassante. Vino disarmonico dal fascino irregolare e turbolento.


Scharzhofberger spatlese 2001 – Von Kesselstatt
Dalla Saar. Si torna a un registro più accogliente e rassicurante con il primo dei vini con residuo zuccherino più evidente. Pesca, albicocca, pera, mango, camomilla: naso didattico e di gradevole immediatezza; bocca vellutata e fresca al tempo stesso. Impeccabile ed esemplare.


Wehlener Sonnenuhr auslese 1997 – J.J. Prum
Uno dei 3 imbottigliamenti (lo 09 00) di Wehlener Sonnenuhr auslese proposti da Prum in questa annata.
Dopo l'eleganza classica e sottile, appena austera, dell'eccellente auslese 2004 assaggiato nella prima serata dell'Enolaboratorio, si passa ad un altro fuoriclasse che si annuncia con un colore molto chiaro e tenue. Frutto agrumato (buccia d'arancia matura) ed erbe aromatiche (salvia, basilico) in grande evidenza; lievi sbuffi sulfurei che restano sullo sfondo a completare il quadro. Bocca elegantissima e succosa, salda e molto lunga. Un vino che sembra ancora all'inizio del proprio lungo cammino: grande complessità in totale scioltezza e, ancora una volta, grande bevibilità.


Maximiner Grunhaus Abstberg kabinett 1989 – Maximin Grunhaus/Von Schubert
Dalla Ruwer. Lieve sfondo iodato con buon frutto e note di torrefazione ad ammorbidire l'impatto iniziale. La bocca, molto viva, è innervata da un'acidità salata che dà sprint e trova armonia con un residuo zuccherino che arrotonda e “scalda” un vino comunque fresco e pimpante.


Longuicher Maximiner Herrenberg spatlese 1988 – Schmitt Wagner
1° TEMPO
Da un vigna a piede franco piantata nel 1896 (che oggi ha dunque 121 anni e che quando venne prodotto questo vino aveva “solo” 92 anni…).
Naso inizialmente ombroso e reticente che l'aria (il vino è stato servito un paio di ore dopo la stappatura) smuove solo di poco da note terrose e di foglie morte, di muschio-muffe. Chiede pazienza e solo a fine serata inizierà a tirare fuori il frutto, ma lì per lì sembra quasi non volersi far piacere. La bocca però si rivela da subito cristallina, nitida e precisa, persino rinfrescante.
Bottiglia a due facce, che costringe i degustatori ad uno sforzo in più, ma che sa regalare emozioni.
2° TEMPO
Poi succede che qualcuno, un corsista curioso e avveduto, Marco Massari, si porta a casa ciò che resta di una bottiglia (la seconda stappata, perché la prima sa di tappo) e qualche giorno dopo mi scrive:
A 24h di distanza il vino è proprio cambiato tanto, il naso esce in maniera molto fine ed elegante e le note iniziali lasciano il posto al frutto ed a note di grafite e pietra focaia. Avessi portato a casa la bottiglia intera difficilmente mi sarei fermato”.


Urziger Wurzgarten auslese 1985 – Benedict Loosen Erben
Chiusura della serata e del corso con un'auslese di armonia esemplare. Naso di frutti gialli in confettura e fumo. Struttura gustativa ampia e piena, elegante e armonica. Vino completo, piacevolmente pronto (probabilmente vicino al proprio apice espressivo) ma che darà ancora soddisfazioni negli anni.


venerdì 17 marzo 2017

ENOLABORATORIO RIESLING/1

Prima tappa dell'Enolaboratorio Riesling di Piacenza organizzato da ONAV al Circolo dell'Unione.
Virtualmente si va in Mosella. 9 vini per provare a raccontare quello che per molti versi è IL territorio del Riesling, quello classico, quello dei vini con gli equilibrismi gustativi più spericolati. Ed anche quello che, per chi scrive, è stata la porta di accesso al magico mondo del Riesling.
9 vini, si diceva: 3 trocken e 6 con residuo zuccherino, tipologia quest'ultima in cui tuttora credo vada ricercato il meglio della Mosella, che sulla tipologia trocken perde ancora qualche colpo rispetto a regioni come Rheingau e Pfalz, per citarne solo due.
A parte i primi due vini, della Ruwer, tutti gli altri provengono dalla Mosella Centrale.
Ecco i vini, raccontati nell'ordine in cui sono stati serviti.


Maximin Grunhauser Absterg kabinett trocken 2008 – Maximiner Grunhaus
Ci tenevo ad inaugurare il corso con un kabinett trocken vecchio stile della Ruwer come questo. Didattico e molto buono. Sottile e slanciato, nervoso e senza fronzoli. Buona la complessità olfattiva, dove alle note di frutta in confettura (anche tropicali) si uniscono sensazioni minerali, agrumate e di erbe aromatiche. Bello e deciso il finale di bocca.
Entrato nel suo apice espressivo, che probabilmente durerà ancora alcuni anni.

Karthauserhofberg alte reben spatlese trocken 2015 – Karthauserhof
Ancora Ruwer per un vino che, a differenza del precedente, vive sul lato fruttato-maturo (cotognata) e speziato dolce; struttura quasi opulenta per la tipologia e la zona, anche se in bocca recupera slancio e compattezza, ma pur sempre mantenendosi su un versante rotondo.


Batterieberg trocken 2013 – Immich-Batterieberg
Terzo e ultimo vino trocken della serata. Il naso esprime toni fruttati, speziati (zenzero) e floreali ma sembra quasi in una fase di passaggio verso sensazioni minerali più complesse. In bocca scalpita e chiude compresso, quasi con durezza: avrà bisogno di tempo per distendere la materia che oggi a tratti appare quasi “cruda”.

Graacher Domprobst kabinett 2013 – Willi Schaefer
Si passa ai vini con residuo zuccherino e si parte col botto. Grande kabinett dal carattere ampio e ricco, con volumetrie e ricchezze olfattive quasi da spatlese. Il bello è che, seppur pieno, mantiene linearità e scorrevolezza, una sorta di eleganza polposa. Pesca gialla e scie agrumate al naso per un vino molto gradevole oggi, ma che darà grandi soddisfazioni anche negli anni a venire.

Bernkasteler Doctor spatlese 2015 – Wwe. Thanisch/Erben Thanisch
Naso al momento un po' chiuso, lento ad aprirsi, che fatica ad esprimere il grande potenziale ma che regala comunque piacevoli note di anice ed erbe aromatiche; è in bocca però dove il vino si rivela realmente lasciando intuire la sua grandezza: esplode ampio, grasso e fresco al tempo stesso. Molto succoso, finisce con lunghezza importante e complessi ritorni aromatici da fuoriclasse.


Urziger Wurzgarten auslese fuder 8 2015 – Merkelbach
Nitido, preciso e lineare, sia al naso che in bocca. Pesca, albicocca, ananas, pasta di mandorle. Già ora molto godibile anche grazie all'acidità molto ben integrata nella struttura zuccherina. Carattere gustativo lungo e fresco. I fratelli Merkelbach al meglio in un vino che è anche fortemente paradigmatico di ciò che questa vigna può dare nelle migliori annate: immediatezza e profondità.

Erdener Pralat auslese 2010 – Dr. Loosen
Naso esplosivo e ricco, potente, con toni di frutto della passione e miele. Al palato subito un po' di carbonica che, lì per lì, maschera un residuo zuccherino più presente rispetto al vino precedente. Quasi opulento, esprime il lato ricco del Pralat, innervato però, come nei migliori esemplari, da una verve acido-sapida che lo ravviva.

Wehlener Sonnenuhr auslese 2004 – JJ Prum
La quintessenza della Mosella Centrale, sintesi mirabile di eleganza aerea ed austera (di quelle truffaldine: la bottiglia finisce in una amen). Come il vino precedente è solare e ciarliero, così questo è chiaroscurale e inizialmente un po' ombroso (lievi note sulfuree che spariscono dopo pochi minuti); esce alla chetichella nelle sue note di confettura di rabarbaro, infuso di camomilla e idrocarburi per svelarsi in tutta la sua eleganza. Classicismo Prum al meglio in un'annata dal taglio classico.


Erdener Pralat auslese Gold Kapsel 2015 – Dr. Hermann
Unico vino realmente “dolce” della serata, che probabilmente nella sequenza degustativa odierna paga un po' questo staccarsi dal dolce-non dolce dei precedenti. Si dichiara apertamente denso e dolce già dal naso: albicocca candita, miele, fiori dolci. Un "Pralatone": bocca grassa e ricca di polpa compensata da adeguato slancio.


sabato 25 giugno 2016

SONNENFEUER II

Protagonista di una tra le più belle degustazioni del rieslinGarten per qualità dei vini, dell'atmosfera e dei partecipanti (vedi qui, anche per approfondimenti sull'azienda), Maximin Grunhaus è tra le aziende di riferimento della Ruwer.


Il “Grand Cru” aziendale, l'Abstberg, in passato dava il vino preferito dall'Abate e tuttora si estende per circa 14 ettari. Vitata da un millennio, la collina ha un sottosuolo di ardesia grigio-blu del Devoniano, con esposizione sud est/sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%.
Alla Taverna del Gusto di Piacenza ho assaggiato la versione kabinett “secca” 2009 dell'Abtsberg.


Abtsberg kabinett trocken 2009 – Maximin Grunhauser
Naso ricco e intenso di agrumi (leggermente canditi) e mandorla, ribes nero, zenzero, fiori macerati; sotto sotto c'è anche una lieve nota di riduzione che migliora con l'arieggiamento. Palato vivo e squillante, fresco e puntuto, deciso e abbastanza lungo.
Non è un vino che eccelle in finezza, ma che colpisce i sensi con efficacia e decisione.

martedì 2 luglio 2013

SONNENFEUER


Oggi ci spostiamo in un'area, la Ruwer, che si sviluppa lungo il corso dell'omonimo affluente della Mosella e di cui, fino ad ora, non abbiamo mai parlato. Meglio tardi che mai.
Per assaggiare con calma le bottiglie siamo stati ospiti di Antonio Panigada, bravo e appassionato vignaiolo in quel di San Colombano.
Quando si parla genericamente di Mosella si tende ad infilare nel calderone anche le due sottozone della Saar e, appunto, della Ruwer, più defilate, piccole e fredde della Media Mosella.
La Ruwer ha convissuto a lungo con un problema storicamente riscontrabile anche nella Saar: la non sempre scontata maturazione delle uve, resa difficile dalla maggiore scarsità di raggi solari rispetto alla Mosella Centrale. Da anni la situazione è cambiata e le vendemmie ora sono meno complicate, al punto che, quando le maturazioni sono ottimali, ci si trova di fronte ad alcuni tra i migliori vini tedeschi, soprattutto in termini di grazia ed eleganza.
È un territorio in cui i fragili equilibrismi gustativi del Riesling si fanno in qualche modo più reali, cioè più rischiosi ed estremi. O la va, o la spacca, insomma. Un oscuro poeta del luogo, per descivere i vini qui prodotti, ha scritto: 'Sonnenfeuer, sternengold, kuhlen mondlichtschein'. Cioè: 'il fuoco del sole, l'oro delle stelle e il freddo del chiaro di luna'.
Due tra le aziende più rinomate da secoli sono: Maximin Grunhaus e Karthauserhof. Noi parleremo di entrambi, ma ci soffermeremo più che altro sulla prima.



L'AZIENDA
Maximin Grunhaus - Mertesdorf
Uno degli aggettivi più usati nel RieslinGarten è “storico” (con tutte le varianti di genere e numero del caso) e una delle espressioni più abusate è “azienda storica”. Bene, la usiamo anche stavolta, e non potremmo fare altrimenti. Basti vedere la notevole etichetta vintage immutata da quasi 150 anni.


Qui prima c'era una Abbazia dedicata a San Massimino e ancora prima pare ci fosse una Villa romana, dove gli antichi romani producevano vino nelle anfore. Riesling vinificato e affinato in anfora?
Comunque, il primo documento certo che parla della Grunhaus risale al 966 e all'epoca era di proprietà del monastero benedettino di Trier. A fine '700 l'abbazia è ancora guidata dall'Abate di turno, poi il ciclone Napoleone e la secolarizzazione della Chiesa stravolgono le carte in tavola e fino al 1810 il luogo è di proprietà francese. In seguito viene venduto alla famiglia tedesca Von Handel, ma attraverso un matrimonio, nel 1882, subentra la famiglia Von Schubert che, tra le varie cose, cambia l'etichetta (tuttora in auge). Herr Carl Von Schubert, che ha discusso una tesi di laurea sulla sostenibilità economica delle viticolture eroiche in forte pendenza, incarna oggi la quinta generazione.


Una curiosità: l'azienda vanta il record per il più alto prezzo di un fuder (botte di legno da 1000 litri) battuto a un'asta. Nel 1923 l'Astoria di New York ha acquistato per 100.000 marchi (circa 2,5 milioni di € attuali) una botte di Herrenberg Trockenbeerenauslese. Se passate dalle parti dell'Astoria, fate un tentativo e chiedete se per caso ne fosse rimasta una bottiglia.
 
LE VIGNE
I vigneti, che si trovano accanto alla casa padronale, confinano tra loro sul lato sinistro della Ruwer ed ogni anno producono circa 200.000 bottiglie.
I Cru (tutti monopole) sono: Abstberg, Herrenberg, Bruderberg, che tradizionalmente avevano una destinazione d'uso specifica all'interno dell'Abbazia.
Abstberg (il Grand Cru), ad esempio, dava il vino preferito dall'Abate (praticamente il capo), che doveva bere un sacco, visto che la vigna si estende per circa 14 ettari! Vitata da circa un millennio, questa porzione di collina presenta un sottosuolo con ardesia grigio-blu del Devoniano (carattere ricorrente anche nel Bruderberg), esposizione sud est-sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%.
 
Dall'Abstberg
Herrenberg forniva il vino per i Maestri del Coro dell'Abbazia, e si estende per 19 ettari su ardesia rossa.
Infine Bruderberg, il più piccolo, solo 1 ettaro, da cui proveniva il vino per i monaci.
In generale, Abstberg tende a dare più complessità e ricchezza di sfumature, un'eleganza polifonica, mentre Herrenberg esprime una grande freschezza acida un po' meno sfaccettata. Nella degustazione odierna (e ricordando anche passate degustazioni dei vini di Von Schubert) sembrerebbe emergere il passaggio di consegne, avvenuto nel 2004, tra il vecchio e il nuovo direttore tecnico, con quest'ultimo che pare aver accentuato un'espressività più generosa dei vini. Ma necessiterebbero ulteriori assaggi per averne conferma.
I vigneti, inerbiti, sono concimati prevalentemente con sostanza organica senza usare pesticidi, né erbicidi e sono coltivati per il 94% a riesling anche se, nel 2007, dopo 150 anni, a Maximin Grunhaus è tornato il pinot nero
Le rese medie aziendali sono di 50 Hl/ettaro.
Dal 2004 Stefan Kraml dirige l'azienda a livello tecnico, in sostituzione dello storico direttore Alfons Heinrich, che dopo mezzo secolo di onorata carriera è andato in pensione.
In cantina, fermentazioni con lieviti spontanei all'interno di fuder di legno (che negli ultimi anni provengono da una foresta di proprietà) e acciaio inox. I vini solitamente restano sulle fecce fini fino all'imbottigliamento, che avviene senza chiarifiche.
 
Dettaglio della cantina di Maximin Grunhaus
 
LE ANNATE
Ci siamo concentrati in particolare sull'assaggio di vini del 2007 con qualche piccola incursione nel tempo.

2007
Stagione molto lunga. Primavera calda e secca che ha portato ad una fioritura anticipata (terza settimana di maggio), settembre e ottobre più freschi con vendemmia iniziata l'8 ottobre e durata tre settimane di clima bello, che ha dato uve sane e poca botrytis
La fase principale della vendemmia è terminata il 26 ottobre, per una resa finale di 58 hl/ettaro.
Non una di quelle annate dove si registrano record di acidità, di densità zuccherine o altro. “Solo” una mirabile armonia, dove tutto pare essere andato al posto giusto nel momento giusto.

2004
Prima annata per Kraml e subito una sfida impegnativa data dal tempo inclemente. Estate fresca e 'movimentata', piogge, inizio vendemmia nell'ultima settimana di ottobre (quindi ritardata). Rese finali di 45 hl/ettaro.

2003
Calda, molto calda (anche se le temperature di dicembre e inizio gennaio hanno permesso la produzione di Eiswein, con uve raccolte il 4 gennaio). Millesimo da predikat elevati e da vini dolci (sono stati prodotti anche TBA, una rarità in zona).
 
I VINI
Subito una nota a margine: in un paio di etichette degustate compare la dicitura 'Superior', da pochi anni utilizzata in azienda per indicare vini provenienti dalle vecchie vigne, anzi, dalle parcelle più vecchie delle parti migliori dei Cru. 'Superior' indica dunque una materia prima in qualche modo superiore, ma, vista la particolare storia aziendale, è anche un richiamo alle gerarchie dell'Abbazia, dove il termine 'Superior' indica l'Abate.
Come sempre abbiamo assaggiato alla cieca, stavolta immersi nelle storiche cantine sotterranee di Panigada, dal vago sapore moselliano, anche se nella foto qui sotto sembra più che altro di vedere all'opera torvi figuri in una bisca.
Iniziamo a raccontare proprio i due 'Superior', i vini più secchi in degustazione e con percentuale alcolica più elevata (11,5%):
 
I degustatori all'opera, il primo da destra è il padrone di casa Antonio Panigada
Herrenberg Superior 2007 - Maximin Grunhaus
Naso idrocarburico e gassoso in un contesto olfattivo un po' introverso, accompagnato da una lieve sensazione di tonno sott'olio. Bocca inquieta, austera e amarognola, dritta e molto viva.
 
Abtsberg Superior 2007 - Maximin Grunhaus
Naso complesso con note minerali affumicate, poi agrumate; in bocca è roccioso e acuminato, saporito, slancio e polpa trovano buone combinazioni. Più completo, compatto e sfaccettato del precedente.
 
Herrenberg kabinett 2004 – Maximin Grunhaus
Prima annata di Kraml. Colore giallo carico, caldo, che predispone a un vino molto ricco. Invece, il bicchiere apre sì su un naso quasi tropicale, ma ritmato da note di tè e cassis, anche agrumi. Palato polposo, con finale pulito e rinfrescante, solido e compatto.
 
Herrenberg kabinett 2003 - Maximin Grunhaus
Colore giallo verdolino quasi sorprendente pensando all'annata e facendo il confronto col più giovane 2004, tanto da far temere confusione nel servizio delle bottiglie. Ma non è così, allora si pensa alla possibile differenza di mano tra i due direttori tecnici (lo ricordiamo, questa è stata l'ultima vendemmia di Heinrich).
Nel bicchiere il vino fa emergere note prima agrumate, poi nocciolose e di erbe secche, mostrando un lato ossidativo inizialmente nascosto che pian piano emerge, mantenendo comunque un profilo teso e dinamico, sapido ma forse un po' corto nel finale, con un carattere generale di evoluzione ben controllata.
 
Abtsberg kabinett 2007 - Maximin Grunhaus
Naso mieloso, sui toni del biscotto di pasta frolla, 'dolce', carattere caldo-maturo; in bocca la polpa è solida e discretamente ricca, con bel contrasto dolce-acido e buon equilibrio complessivo.
 
Abtsberg spatlese 2007 - Maximin Grunhaus
Il pari cru e annata del precedente, ma di predikat diverso offre note più fresche, quasi balsamiche (menta), lievemente canforose e di mela verde. Buono sviluppo gustativo con finale pulito, teso e compatto che chiude con sicurezza.

Herrenberg auslese 2007 - Maximin Grunhaus
Lieve nota lattica, quasi burrosa, al naso, che rischia di frenare il vino su toni monocordi e poco distesi. Ci pensa l'acidità viva e vibrante del palato, tipica del Cru, a garantire scioltezza e bevibilità.
 
Eitelsbacher Karthauserhof auslese 2007 – Karthauserhof
Approccio olfattivo accattivante per il primo intruso della degustazione (che si trova sempre nella Ruwer, a pochi km di distanza da M.Grunhaus): lychee e lavanda, caramella al limone, note floreali e fruttate nitide, ricche e generose. Il vino mantiene comunque una gradevolissima eleganza di fondo: fresco, cristallino e aggraziato.
 
Karthauserhofberg in febbraio
Zeltinger Sonnenuhr auslese 2007 - Selbach Oster
Il secondo intruso proviene dalla Mosella Centrale, da Zeltingen, zona più calda.
Floreale e mieloso, al naso indugia su note fruttate suadenti. Attacco carezzevole e affusolato, sviluppo grasso con note di confettura di frutti gialli, chiusura armonica con residuo zuccherino ben bilanciato dalla freschezza acida.
 
 
 
Torneremo presto con un approfondimento sul Palatinato (Pfalz).
 
Vittorio Barbieri
 

lunedì 17 giugno 2013

TUFFI


Il RiesliGarten si prende una brevissima vacanza. Appena tornati faremo un tuffo nelle fresche acque della Ruwer...anzi, quattro passi nelle vigne di Maximin Grunhauser e Karthauserhof...