sabato 13 aprile 2019

SUMMA 2019 - SECONDO TEMPO

Seconda parte del report sui Riesling degustati a Summa 2019 (qui la prima parte); stavolta andiamo nelle regioni tedesche Rheingau e Pfalz e nel Kamptal (Austria). Buon viaggio.


RHEINGAU 

BREUER 
Bernhard Breuer nel 1984 è stato tra i fondatori di Charta, associazione che ha avuto un ruolo fondamentale nello scuotere l'allora sonnolenta regione, ma anche nello stimolare la discussione nazionale sul concetto di vino trocken
Oggi Theresa, figlia dello scomparso Bernhard, continua l’attività nel solco tracciato dal padre, valorizzando i Cru di famiglia in etichette che spesso fanno dell’essenzialità il tratto dominante. 
I vini descritti nelle righe sottostanti provengono tutti dalle vigne di Rauenthal, uno dei due poli vitati (l’altro è a Rudesheim) dell’azienda. 


Rauenthal 2017 
Village in cui emergono note di frutti gialli con qualche nuances di fumo; sottile e slanciato, si sviluppa lineare e succoso. 

Nonnenberg 2017 
L’annata più recente del Grand Cru monopole dei Breuer in quel di Rauenthal mostra acidità decisa e grande incisività generale. In questo momento il naso è soprattutto sugli agrumi (lime, limone) con una punta di mineralità. Non ancora pronto, e ci mancherebbe, ma è un’ottima riuscita, con un mix magistrale tra zuccheri e acidità che darà ancor più soddisfazioni quando troverà pieno bilanciamento negli anni. 

Nonneberg 2010 
Roccia e cenere, limone candito e zenzero con lievi note balsamiche. Freschezza acida importante ma ben fusa nella struttura, che risulta diritta e sottile. Finale salatissimo e lungo. 


KUNSTLER 
Oggi è Gunther a guidare l'azienda di famiglia, precedentemente diretta da suo padre, Franz, ma le radici viticole famigliari vanno pescate nel 1648 in Repubblica Ceca. Solo dopo la seconda Guerra Mondiale Frank Künstler fonda l'azienda ad Hocheim, sulle rive del fiume Meno. Specializzata nella produzione di vini trocken (precisi e territoriali), l'azienda gestisce oltre 40 ettari tra Hocheim, Rüdesheim e Kostheim 

Berg Rottland 2017 GG 
Naso già espressivo (fruttato di mela verde, erbaceo fresco) e palato pieno, ricco di estratti ma misurato (senza eccessi alcolici) che viaggia su un’impalcatura acido-sapida vigorosa. Bel frutto succoso, saporito, con un tocco delicato ravvivato dall’acidità nel finale. 

Holle 2017 GG 
Profilo olfattivo in cui al momento prevalgono toni netti di frutti giallo-arancioni. Palato compatto, pieno e potente con finale molto lungo. Quando il lieve residuo zuccherino si integrerà meglio col palato, guadagnerà ulteriormente in precisione. 


Kirchenstuck auslese trocken 1998 (magnum) 
Una delle chicche di Summa 2019. Servito a temperatura ambiente si mostra senza trucco e può permettersi di farlo. Una bottiglia di quasi 21 anni che dimostra grande tenuta, con un frutto dolce ed elegante (a sfociare quasi in note di marzapane), erbe mentose ed un lievissimo tocco di idrocarburi. La dinamica gustativa è salda e compatta, con una piacevole acidità matura a supportare la struttura. 


PFALZ 

VON WINNING 
Azienda di Deidesheim nota principalmente per un uso del legno (piccolo o quasi, nel caso specifico si tratta spesso di tonneaux da 500 litri) più disinvolto rispetto alla media della zona. Ma anche per possedere parcelle vitate in alcuni tra i migliori Lage di Deidesheim e Forst, come Ungeheur, Pechstein, Jesuitengarten e Kirchenstuck. 
Qua e là il legno si fa sentire, ma nei casi migliori il “dosaggio” non sovrasta il frutto, in vini che sono sempre molto salini. 

Maushohle 2017 
Floreale di lavanda, poi arancia, tocchi minerali; vivo in bocca, diritto, eleganza acido-salina 

Reiterpfad 2017 
Naso più ampio e articolato in cui emergono toni di pepe, pompelmo, pesca e frutta esotica. Gusto teso e saporito con rimandi quasi marini. 


Ungeheuer GG 2017 
Il legno ha ancora bisogna di integrarsi al meglio e al naso ora prevalgono note esotiche di mango, cocco e vaniglia, che lasciano in secondo piano i lati floreale e minerale; la bocca, piena e ancora scomposta, esprime una forza acida che ravviva e allunga il vino. 


DR. BUERKLIN-WOLF 
Della storica (per trovarne le radici bisogna andare indietro fino al 1597) azienda con sede a Wachenheim ho scritto tante volte nel corso degli anni, aggiungo solo che l’impressione è di sempre maggiore sicurezza nel gestire l’importante parco vitato di 85 ettari coltivati in Biodinamica e suddivisi tra ben 4 comuni. I vini sono sempre stimolanti, mai banali, seguono un canone proprio che tende a lasciare esprimere in scioltezza il carattere di ogni annata, senza forzature ma sempre con grandi attenzioni in vigna e in cantina. 


Gaisbohl 2016 
Da un monopole di Ruppertsberg. Bottiglia che si esprime con un carattere sciolto e quasi verace, vien da dire, ma elegante, fine, con un tocco più lieve del 2015: frutto meno esplosivo (comunque belle note di pesca e di agrumi) e forse più erbe aromatiche, con mineralità in evidenza. Acidità matura che dona souplesse e finale incisivo. Arioso e piacevolmente austero al tempo stesso. 


OEKONOMIERAT REBHOLZ 
È dal 1632 che la famiglia Rebholz bazzica nella sfera viticola, anche se la vera svolta avviene con il mitico Ökonomierat (prestigiosa carica assegnata ai consiglieri agricoli del Ministro dell'Agricoltura) Eduard negli anni '40, epoca dei primi imbottigliamenti aziendali e della creazione dell'etichetta tuttora in auge. Eduard è stato un pioniere dei vini secchi di qualità in zona, siamo nella parte più meridionale del Pfalz, seguito prima dal figlio Hans e poi, dal 1978, dal nipote Hansjörg, attuale anima dell'azienda, ma anche della V.D.P. e della viticoltura del Pfalz in generale. 

Ganz Horn GG 2017 
Il Ganz Horn proviene da alcune parcelle dell'Im Sonneschein. Gesso e leggeri toni fumé, palato appena più rotondo del Kastanienbusch, meno diritto, ma animato da sapidità e acidità ben integrate. 


Kastanienbusch GG 2017 
Suolo atipico per il Pfalz, di ardesia rossa ed arenaria rossa, e altitudine di circa 300 metri (la più alta del Pfalz) per una tra le migliori vigne della zona. 
Frutta bianca (pera) e gialla (agrumi) con erbe aromatiche. Ancora introverso, lancia già qualche guizzo di luce che ci fa immaginare un futuro radioso. Acidità matura ma sferzante, che al momento comprime il vino. Tonico e vigoroso, profondo e lungo, ha grande potenziale e nel tempo guadagnerà in finezza. 


KAMPTAL (Austria) 

BRUNDLMAYER 
Con l’ultima etichetta segnalata ci spostiamo in Austria, nel Kamptal, a nord ovest di Vienna. L’azienda gestisce circa 75 ettari nei dintorni di Langenlois ed è a ragione tra le più importanti realtà austriache in assoluto. In generale i vini (Riesling ma anche Veltliner) sono precisi e lineari, ben calibrati, senza effetti speciali, ma dallo sviluppo sicuro e succoso. 


Zobinger Heiligenstein 2016 
Dal lato ovest della collina in cui l’azienda possiede ben 12 ettari in questo mitico Cru terrazzato, zona arida molto ventilata con accentuate escursioni termiche. Fruttato giallo-arancione (pesca gialla, melone e scorza d’arancia). Articolazione dinamica e viva, atletica, con polpa e agilità molto ben armonizzate.

lunedì 8 aprile 2019

SUMMA 2019 - PRIMO TEMPO

Summa è un evento che si tiene da ormai 22 anni nel borgo medievale di Magré (a sud di Bolzano) all’interno delle tenute di Alois Lageder, in particolare tra Casòn Hirschprunn e Tòr Löwengang. 
Circa 110 aziende con focus su quelle ad orientamento Bio (numerose le realtà in Biodinamica certificata) e, tra queste, quasi quaranta austriache e tedesche, una manna per chi ama il Riesling. 
Banchetti da degustazione con la presenza dei produttori, ma anche tante degustazioni guidate svolte nell’arco delle due giornate (6 e 7 aprile), tutto rifinito da un’organizzazione ed una accoglienza di grande livello.


E i vini? Naturalmente mi sono concentrato sui Riesling, pur non facendomi mancare alcune notevoli digressioni (su tutte cito i 2016 di Montevertine). 
Tra i Riesling in degustazione netta prevalenza delle versioni trocken (con tanti Grosses Gewachs, o GG, dell'annata 2017) e a questi soprattutto ho dedicato il tempo degli assaggi. Tutti i produttori hanno portato almeno quattro etichette, alcuni cinque.


Quel che segue è una selezione di assaggi che verrà pubblicata in due parti. Di seguito la prima, dedicata alle regioni Nahe, Saar e Rheinhessen.

NAHE 

DONNHOFF 
Iniziamo dal più noto – a ragione – produttore della Nahe, colui che ha fatto conoscere la regione al resto del mondo e che, nonostante un’ampia gamma di etichette, raramente sbaglia un colpo, sia sui vini trocken, sia sui dolci e anzi quasi sempre primeggia in entrambe le macro-categorie. 
I 2017 sono ancora compressi e devono schiudersi, vanno aspettati almeno un anno o due (Tonschiefer), se non di più (i vini di categorie superiori), ma sono di classe cristallina e possono già essere apprezzati da chi ama particolarmente le tensioni gustative.


Tonschiefer 2017 
Da vigne di 25-30 anni del cru Leistenberg di Oberhausen, un ottima versione di Tonschiefer, ben più di un semplice "base", tonico, sapido e preciso. 

Roxheimer Hollenpfad spatlese trocken 2017 
Non è un GG, ma per livello vi si avvicina. Naso più aperto del precedente in cui spiccano toni di agrumi; bocca affilata con cuore salato-minerale. 

Felsenberg “Felsenturmchen” GG 2017 
Da una sezione del Felsenberg di Schlossbockelheim. Giovanissimo e compresso, ancora un po’ ritroso al naso dove comunque sprigiona lievi note di pietra focaia, poi erbe aromatiche (anice) che aggiungono un tocco quasi balsamico. Palato incisivo, teso e fresco. Da aspettare un paio di anni almeno per dargli il tempo di iniziare ad aprirsi, ma dal grande potenziale. 


GUT HERMANNSBERG 
Fondata nel 1902 come Azienda Reale Prussiana, vanta una importante tradizione vinicola e di selezione clonale sul vitigno riesling. Nel 1999 è passata in mani private e nel 2009, con l’attuale proprietà, ha assunto la denominazione odierna, realizzando uno scambio di vigneti (Kupfergrube per Hermannshohle) con la famiglia Donnhoff ed iniziando a ri-posizionarsi tra le aziende di punta di una regione piccola, affascinante e di grande valore come la Nahe. 


Kupfergrube GG 2017 
Da un cru di Schlossbokelheim. Naso variopinto che dalla lavanda si sposta verso gli agrumi e il timo, mostrando anche una elegante nota affumicata. Palato compatto e ricco, diretto e salato, senza fronzoli. 


SAAR 

VAN VOLXEM 
Con sede a Wiltingen, nel cuore della Saar (sottozona della Mosella, ma più fresca della Mosella centrale), quest’anno il marchio Van Volxem festeggia venti anni di proprietà da parte di Roman Niewodniczanski (detto “Niewo”), instancabile promotore della regione e del Riesling, responsabile di una crescita qualitativa, di immagine ma anche dimensionale dell’azienda (e in realtà della regione tutta), grazie ad una decisa, ma oculata, politica di acquisti fondiari (compresi quelli riguardanti vigne storiche a rischio abbandono). È tra i pochissimi, fortunati proprietari del mitico Scharzhofberg. 


Saar Riesling 2016 
Dalle vigne giovani (meno di 25 anni) presenti in azienda. Naso aperto e agrumato (mandarino), fruttato di pera e di pesca; palato gradevole e immediato, sottile, succoso e con ritorni speziati. 

Scharzhofberger GG 2016 
Con cenni di pompelmo e albicocca, ma anche sfumature floreali, erbacee e minerali, mostra un profilo elegante, arioso e ben centrato, con bocca agile, snella e dinamica. Un carattere di fine e tesa leggerezza. 

Altenberg GG 2017 
Apre speziato e con cenni di selce e pietra focaia, esibendo poi più struttura del precedente, ma con un’acidità salata e note di erbe quasi balsamiche che rinfrescano. Mix di polpa e sprint, succoso e lungo, è ancora in uno stadio giovanile che spinge sulle sensazioni di mineralità. 

Scharzhofberger “P” GG 2014 
Dalla sezione nota come Pergentsknopp dello Scharzhofberg, offre agrumi maturi e albicocca al naso, con già qualche cenno di idrocarburo; cremoso, ampio e lungo, forse senza la profondità delle annate migliori, il palato ha comunque un respiro importante. 


RHEINHESSEN 

Qui vi parlo di due diverse aziende, ciascuna con i propri vigneti, Battenfeld-Spanier e Kuhling-Gillot, che sono quasi un’unica entità divisa in due anime, o due facce della stessa medaglia, fate voi: differenti lati caratteriali di un unico organismo. Una storia curiosa, in cui marito e moglie, Hans Oliver e Carolin Gillot, si sposano nel 2006 e da allora iniziano a condividere intenti e filosofie (ma anche cantina e strategie commerciali) delle due diverse realtà, con le uniche differenze nei vini dovute ai siti di origine delle uve. 


BATTENFELD-SPANIER 

Molsheim 2017 
Un village alto dal microclima fresco che regala un vino con intense note erbacee di finocchietto, poi selce e cenere ed una bocca lunga e affilata. Vibrante.


KUHLING-GILLOT 

Pettenthal GG 2010 
Da quella che probabilmente è la vigna più ripida di tutto il Rheinhessen, un vino complesso e spettinato, piacevolmente selvatico. Al palato alterna frutta gialla matura con tocchi tropicali, spezie e iodio; in bocca scalpita salato, fresco e ancora leggermente scomposto. 

GUNDERLOCH 
A seguire un'azienda che, dopo la fondazione nel 1890 ad opera del banchiere Carl Gunderloch, si sta costruendo una meritata, solida reputazione tra gli appassionati di Riesling. 


Nackenheim Rothenberg GG 2017 
Dal cru aziendale più importante, una versione che parte con note di pera, anice, menta e fumo. Sviluppo gustativo preciso e lineare, con un attacco quasi suadente subito rinforzato dalla verve data dall’acidità e dalle note speziate. Finale limpido e sicuro.

Presto online la seconda ed ultima parte di assaggi, con le regioni Pfalz, Rheingau ed una puntata nel Kremstal (Austria).

domenica 31 marzo 2019

BRIANZA RIESLING

Le colline lecchesi hanno una lunga tradizione viticola che nel secondo dopoguerra si è bruscamente interrotta. Le vigne sono diventate, o tornate ad essere, boschi, i rovi hanno preso possesso delle colline, i vignaioli sono entrati nelle fabbriche e l’area è stata pressoche abbandonata, in una storia che purtroppo è comune a tante altre realtà nazionali. Così fino alla fine degli anni ’80-inizio anni ’90.
Ad andarci oggi invece, in quei luoghi, per lo meno all’interno del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone (in particolare tra le Cascine Galbusera, bianca e nera, a La Valletta Brianza) è un brulicare di escursionisti, ciclisti ed appassionati di vino che percorrono i sentieri a lato o dentro gli spettacolari vigneti terrazzati.


Merito di ciò va anche all’intuito e alla passione di Giordano Crippa, che nel 1992 ha iniziato un lungo lavoro di recupero di cascine e terrazzamenti a pochi km dal centro di La Valletta Brianza, fino ad arrivare alle prime vinificazioni nell’anno 2000. Oggi La Costa è agriturismo e cantina, quest’ultima gestita in particolare da Claudia (figlia di Giordano), anche Presidente del Consorzio Terre Lariane, coadiuvata da validi collaboratori come il bravo Luca Bennato, enologo di casa. Dai 2 ettari iniziali l’estensione vitata è salita a quota 11,5 ettari terrazzati, gestiti in regime Biologico, posti tra 350 e 480 metri slm con elevate escursioni termiche, dai quali ogni anno non si ricavano mai più di 50.000 bottiglie.


Le rese qui sono basse a causa dei (o grazie ai) terreni poveri, rocciosi, marno-calcarei con presenza di granito rosa.
In un’area povera di vitigni tradizionali, a parte il verdese, la scelta è stata di puntare su vitigni originari di altri territori ma adatti al contesto pedo-climatico della zona. Ecco allora, tra gli altri, il pinot nero (ottima l’annata 2016 del Don Giobbe, elegante e incisivo) e il riesling renano, attualmente presente in vari impianti sparsi realizzati tra il 1994 ed il 2014. A parte la vigna più recente, ritenuta ancora troppo giovane, le altre vengono impiegate per produrre il Solesta, completato da un piccolo saldo di incrocio Manzoni.


Le ultime due annate in commercio sono state la 2015 e la 2014, opposte per andamento climatico e naturalmente molto differenti anche a livello espressivo.
Lavorazione che prevede una vinificazione in acciaio e tini di acacia da 20 Hl con successivo lungo affinamento sui lieviti e periodici batonnages. Segue ulteriore affinamento in cemento e circa sei mesi in bottiglia. La produzione attualmente si aggira sulle 4.000 bottiglie.

Solesta 2014 - La Costa
Colore carico che anticipa un naso dai toni mielosi, floreali e di frutti gialli maturi. Palato di medio peso rinfrescato da un’acidità viva e piacevole. Lo sprint gustativo oggi è probabilmente l’elemento più interessante di una bottiglia che chiede ancora tempo per aprirsi in una fase olfattiva di maggiore complessità. Se col tempo iniziasse ad uscire il lato minerale, al momento appena accennato, potrebbe diventare ancor più attraente.


Solesta 2015 – La Costa
Da un’annata calda e ricca, un vino più immediato che già riesce ad esprimersi in vesti più complesse del precedente. I toni idrocarburici si combinano con sensazioni di gesso, selce, agrumi maturi ed erbe aromatiche, con dolci note vanigliate a racchiudere il tutto. In bocca si sviluppa pieno e con buona articolazione, animato da una forza salina che allunga la persistenza e torna in un finale elegante e ben risolto.

martedì 5 febbraio 2019

SONNENFEUER: IL RIESLING RENANO

Inizio febbraio scoppiettante all’insegna del Riesling Renano. Siamo tornati a Villa Barattieri (Albarola, Pc) per una carrellata emozionante dedicata ad uno dei grandi vitigni mondiali tradotto in dodici versioni provenienti da diversi territori europei.
Ottimo l'accompagnamento gastronomico preparato dalla famiglia Barattieri per i vini, tutti secchi, o trocken, ad esclusione dell’ultimo, che ha fatto storia a sé ed è stato servito a bottiglia scoperta a differenza dei primi undici, serviti alla cieca. 
Semplificando, per livello di maturità delle uve e di residuo zuccherino quasi tutti i vini equivalevano più o meno alla tipologia spätlese trocken, tranne una sorta di auslese trocken ed un kabinett trocken (quest’ultimo appartenente in senso letterale alla categoria).
Perché questi vini e queste tipologie? Perché questi Riesling in particolare vanno bevuti come fossero dei Barolo, vanno degustati con calma ed alcuni di loro danno il meglio scaldandosi nel bicchiere, come i migliori bianchi di Borgogna. Vini sempre cangianti e multiformi, talvolta imprevedibili e selvatici che rifuggono le definizioni di comodo, perché non esiste IL Riesling, esistono I Riesling, ciascuno con il proprio carico di luci, respiri, fiammate e chiaroscuri caratteriali.
"Sonnenfeuer, Sternengold, kuehlen Mondlichtschein", cioè "il fuoco del sole, l'oro delle stelle, il freddo del chiaro di luna", come sintetizzato tanto tempo fa da un oscuro poeta della Mosella.
Nota a margine: eccezionalmente il post verrà pubblicato in contemporanea qui e sul blog Viniconleali, da me gestito insieme all'amico Luca Bersani.
Un ringraziamento a Dr. Buerklin-Wolf e a Nicola Libelli - attuale kellermeister dell'azienda di Wachenheim - per la foto del grappolo di riesling.
Tre batterie da quattro. Si parte.





Batteria N°1 

Loibenberg Smaragd 2017 – ALZINGER (Wachau, Austria) 
Nel tempo Alzinger ha imposto uno stile meno opulento rispetto a quello dei suoi vicini, grazie a vini più fini e gentili, raramente espliciti in gioventù.Vibranti e decisi, più che ricchi, decisi ma senza bisogno di alzare la voce. 
La maggior parte delle uve utilizzate per questa etichetta, affinata in grandi botti di legno, proviene da una parcella chiamata “Rauenheck” (cioè “luogo difficile”), dal microclima fresco. 
Vino dai tratti ancora compressi e giovanili, con toni agrumati e di mela verde balsamica, sviluppo gustativo sottile, fresco e lineare. Probabilmente il vino più semplice della serata per articolazione, una bottiglia gustosa e quasi “beverina” in questo contesto, in pieno stile Alzinger.


Alto Adige Val Venosta Untertortl 2016 – CASTEL JUVAL (Val Venosta, Italia) 
L’azienda è nota, oltre che per essere uno dei punti di riferimento del Riesling in Italia, anche per essere di proprietà dell’alpinista Reinhold Messner che, insieme a Gisela e Martin Aurich (che gestiscono l’azienda) l’ha fondata nel 1992. Le uve per l’etichetta denominata “Unterortl” crescono in una zona ventosa e soleggiata a 650 metri s.l.m., prevalentemente da una parcella di 0.5 ettari piantata nel 1992 e parzialmente dal Cru Windbichel. In cantina tutte le lavorazioni vengono svolte in acciaio inox con controllo della temperatura in fase fermentativa ed il vino affina sui lieviti fino all’imbottigliamento. 
Bottiglia che esprime al meglio la capacità di unire polpa ed eleganza tipica dei migliori vini della Val Venosta. Naso relativamente già aperto su toni nitidi di pesca gialla, pompelmo e sasso bagnato, con rimandi idrocarburici e tropicali. Palato di medio corpo, compatto e saporito, animato da una piacevole spina acido-sapida.

Hermannshohle 2016 – DÖNNHOFF (Nahe, Germania) 
L’azienda di punta della Nahe, piccola regione viticola portata alla notorietà internazionale proprio da Helmut Dönnhoff, che, seppur ancora presente in azienda, ha ormai ceduto la gestione al figlio Cornelius. 
Da sempre considerata tra le migliori vigne di tutta Germania, l’Hermannshohle (esteso in tutto per quasi nove ettari) si trova a Niederhäuser. La vigna poggia su un ripido pendio posto proprio in corrispondenza di una curva secca del fiume Nahe, che le dà una esposizione sud/sud ovest. L’impianto dei Dönnhoff - proprietari di 3.5 ettari nel Cru, oltre un terzo del totale - è degli anni '50 e si trova ad una altitudine di 130-175 metri slm con pendenza media del 50%; suolo di ardesia grigio-nera con tessitura a prevalenza argillosa e presenza di rocce ignee estrusive, porfido e calcare. 
Il vino, dopo fermentazione e affinamento in acciaio e grandi botti di legno (1.200 e 2.400 litri di capacità), si mostra arioso e di grande respiro, soprattutto al palato, oggi il lato migliore di questo giovane fuoriclasse. Il naso, pur non esprimendo ancora appieno la sua enorme potenzialità, regala toni di zagara e pesca, mentre la parte gustativa è tonica, potente e sfodera una dinamica complessa che chiude con una lunghissima sensazione quasi di burro salato.

Unendlich Smaragd 2017 – F.X. PICHLER (Wachau, Austria) 
Il produttore simbolo della Wachau, grazie a vini che combinano grande concentrazione, dinamismo ed eleganza. Con l'annata 1998 F.X. Pichler fa uscire la summa della propria filosofia vitivinicola: il Riesling Unendlich (“infinito” in tedesco). L’Unendlich – equivalente ad una auslese trocken - non proviene da un’unica vigna, ma dall’assemblaggio di diversi appezzamenti (di solito la scelta è tra Loibenberg, Steinertal, Kellerberg ed Hohereck) in % diverse in base all’annata, talvolta scegliendo solo due o tre tra questi vigneti, selezionando di volta in volta i grappoli più maturi e concentrati. Il 2017 è stato prodotto solo dai Cru Loibenberg e Kellerberg. Vendemmia a metà novembre e vinificazioni parcellari. Dopo la fermentazione alcolica, le vasche sono state assemblate in botti grandi per un affinamento di sette-otto mesi a contatto con le fecce fini. 
Vino che rischierebbe l’opulenza e l’esagerazione in mano altrui, ma che nelle mani dei Pichler riesce a mantenere vigore e solidità. Colto a pochi mesi dall’imbottigliamento, subito si esprime con sbuffi tropicali (frutto della passione e maracuja) che dominano il quadro aromatico, poi lavanda, salvia e pesca: al naso quasi un incrocio tra un Riesling, un Moscato/Malvasia di Candia aromatica ed un Gewürztraminer. Il palato attacca grasso e denso, l’alcol si fa sentire, ma il finale è sostenuto da una notevole sapidità (più che acidità) che allunga il vino riverberandone le sensazioni aromatiche.


Batteria N°2 


Abstberg kabinett trocken 2008 – MAXIMIN GRUNHAUSER (Ruwer, Germania) 
Tra i Cru monopole che compongono questa storica azienda della Ruwer (valle laterale della Mosella), quello da sempre più importante è l’Abstberg (14 ettari). Vitata da circa un millennio, questa porzione di collina presenta un sottosuolo con ardesia grigio-blu del Devoniano, esposizione sud est-sud ovest e una pendenza che a tratti arriva a toccare il 70%. 
Il 2008 è stata vendemmia fresca e abbastanza tardiva con concentrazioni zuccherine senza eccessi ed acidità ottimali per le categorie kabinett e spatlese. L’Abstberg kabinett trocken 2008 ha fermentato con lieviti indigeni in fuder prodotti da foreste di proprietà, con successivo affinamento sulle fecce fino all’imbottigliamento. 
Un piccolo-grande classico, questa bottiglia, molto Ruwer e specchio fedele dell’annata. Il naso - entrato in fase terziaria – è ispido e complesso: alterna toni fungini e da polvere da sparo, di miele di castagno e confettura di rabarbaro e susine gialle, di camomilla ed idrocarburi, con un sottofondo gassoso-sulfureo. Il palato è ossuto e verticale in confronto agli altri. Attacca con discreta morbidezza, poi si articola affilato e sottile, giocando più sull’acidità che sulla sapidità e chiudendo con freschezza.

Alto Adige Valle Isarco Kaiton 2013 – KUENHOF (Valle Isarco, Italia) 
La prima azienda a valorizzare il Riesling in Valle Isarco, con il primo impianto di due ettari nel 1993 ed i primi imbottigliamenti nel 1996. Il Kaiton è uno dei Riesling italiani più longevi ed essenziali; le vigne si trovano principalmente sul colle Lahner, con tre diversi anni di impianto: 1993, 2003 e 2006. Le due parcelle del 1993 si trovano una a 500 metri dall’azienda con esposizione sud est, mentre l’altra è sulla riva opposta del fiume (esposizione sud ovest). La parte del 2003 è collocata a poche decine di metri dall’azienda, mentre la vigna più recente, del 2006, terrazzata, si trova ad altitudine più elevata – 700 metri – in una zona boscosa che storicamente non fa parte del maso. Suoli: sabbia argillosa e rocce scistose con substrato di ardesia. Vinificazione: fermentazione con lieviti indigeni 80% in acciaio e 20% in acacia, affinamento sui lieviti per 7 mesi. 
Il naso mostra i primi cenni evolutivi sottoforma di maggior apertura e note idrocarburiche e di croccante alle nocciole, completate da toni iodati e sulfurei, di selce, erbe aromatiche e scorze di arancia. Dai tratti austeri e quasi severi, il palato esprime potenza ben controllata da un'adeguata, vigorosa spinta salata.

Doctor 2013 – WWE. DR. THANISCH/ERBEN THANISCH (Mosella, Germania) 
Storica azienda fondata nel 1636 che ha legato i suoi destini al Doctor, di cui è la realtà di riferimento. Il Doctor è uno dei sei-sette vigneti mitici (e storicamente il più caro per valore fondiario) della Mosella. Uno dei pochi, veri Grand Cru rimasti. Esteso per soli 3.2 ettari dietro il campanile di Berncastel, a 150-200 metri slm, gode di una calda esposizione a sud-sud ovest con pendenze estreme (65%) su suoli ricchi di ardesia blu scuro (quasi nerastra, in certi punti) con buona presenza di argilla che conferisce potenza ai vini. Parte delle vigne sono centenarie e non innestate. 
Dr. Thanisch è uno dei pochissimi fortunati a possedere una o più parcelle nella vigna.
Il Doctor 2013 è stato prodotto in quantità limitatissime (650 bottiglie) e deriva da fermentazione spontanea in fuder (botti di legno da 1.000 litri) di circa 40 anni. Al naso – centrato su un carattere “dolce” a cui sembra mancare un tocco di complessità - emergono netti toni di miele d'acacia e fiori gialli, confettura di albicocca e marzapane. In bocca dà il meglio di sé e lascia presagire un luminoso futuro; essenziale e lungo, si sviluppa compatto fino a un finale in cui trovano spazio eleganti scie minerali.

Marcobrunn 2012 – SCHLOSS SCHÖNBORN (Rheingau, Germania) 
Il Castello di Schönborn, a pochi km da Geisenheim, è un pezzo di storia della regione e della Germania tutta: esiste dal 1349, anno in cui appaiono le prime testimonianze di acquisizioni di vigneti da parte dell’omonima famiglia. Nel corso dei secoli la proprietà si è ingrandita fino ai 50 ettari odierni quasi interamente piantati a riesling. 
Il Marcobrunn è tra i più importanti vigneti di tutto il Rheingau: sette ettari esposti a sud a bassa altitudine e a breve distanza dal Reno (tra 90 e 100 metri slm), su marne terziarie e loess argilloso con presenza di miche. A fine '800 i vini del Rheingau erano tra i più cari al mondo e nei ristoranti londinesi i Marcobrunn venivano venduti al doppio degli Champagne di Cliquot, a poco più di Lafite e al pari del solo Yquem, unico in grado di raggiungere gli stessi prezzi. 
Quasi un tocco di zafferano a circondare un frutto polposo che si spinge verso territori maturi/canditi; palato glicerinoso, accogliente e rassicurante, ma ravvivato da scie sapide. Piacevole anche se un po' carente in termini di tensione.


Batteria N° 3


Clos Sainte Hune 2009 – TRIMBACH (Alsazia, Francia) 
I vini dei Trimabch sono noti per il loro stile secco, elegante e diritto, “gastronomico”, sui Riesling così come sui Gewürztraminer e le etichette prodotte dagli altri vitigni. 
Il Clos St-Hune è un Clos Monopole di 1.67 ettari incastonato nel Grand Cru Rosacker, ad Hunawihr. Di proprietà della famiglia da oltre due secoli, è stata vinificato ed etichettato a parte per la prima volta nel 1919. 
L’esposizione è a sud/sud est con suoli argillo-calcarei pietrosi del Muschelkalk, una sequenza di strati di roccia sedimentaria risalenti a 240-230 milioni di anni fa, sostanzialmente calcare conchilifero e rocce dolomitiche ad alto contenuto di calcio. La vigna – 60 anni l’età media – è stata piantata con densità di 5.500 piante/ettaro ed è potata con il sistema del Guyot doppio. 
Fermentazione alcolica in acciaio inox a temperatura controllata e niente fermentazione malolattica. Tutto l’affinamento viene svolto in acciaio inox. Il vino viene imbottigliato l’anno successivo alla vendemmia, ma affina cinque-sei anni in bottiglia prima dell’immissione al consumo (attualmente è appena uscita l’annata 2013). 
Come spesso capita con il S.te-Hune, il naso non è esattamente la prima cosa che colpisce i sensi. Inizialmente lievi note di solvente, poi agrumi maturi e torroncino, gesso con l’ossigenazione che fa uscire le componenti minerali. Ciò che colpisce da subito, invece, è il palato: misurato ma implacabile, sfodera un'eleganza borgognona (anzi, no, da Clos Ste-Hune) chiusa da un finale interminabile e profondo.

Kirchenstück 2009 – Dr. Bürklin Wolf (Pfalz, Germania) 
Dr. Bürklin-Wolf possiede 84 ettari di vigneti – lavorati in Biodinamica certificata dal 2005 - sparsi tra quattro comuni del Mittel Haardt: Wachenheim, Forst, Deidesheim e Ruppertsberg, coltivati per l'80% a riesling, da cui si ottengono circa mezzo milione di bottiglie all'anno. 
Tra i "Grand Cru" a disposizione, il Kirchenstück di Forst è considerato il Montrachet del Pfalz. 3.67 ettari al top nella classificazione del 1828 e ai vertici della classifica dei valore fondiari in Germania. Qui Buerklin-Wolf possiede una preziosissima parcella di circa mezzo ettaro su suoli di argille sabbiose calcaree con inclusioni di basalto, da cui provengono circa 2.000 bottiglie ogni anno. La vigna, collocata dietro la chiesa di Forst, giace quasi in piano con esposizione a sud est. 
Fermentazione con lieviti indigeni a temperatura controllata e successivo affinamento in botti ovoidali (doppelstuck da 2.400 litri). Colore carico che anticipa aromi fumé e di idrocarburo, seguiti da note di arancio e limone candito. Intenso, il naso, ma non un campione di finezza. In apertura il palato si allarga potente, trova scie saline che lo sostengono, ma chiude senza lo sprint e l'incisività che ci si aspetterebbe. Il tappo non era in gran forma, il che ci fa pensare ad una evoluzione non del tutto corretta per questa bottiglia.

Rangen de Thann Clos St. Urbain Grand Cru 2011 – ZIND HUMBRECHT (Alsazia, Francia) 
Una delle aziende mitiche in Alsazia, nota a livello internazionale anche per essere stata tra le prime, alla fine degli anni ’90, a passare integralmente all’Agricoltura Biodinamica. 
Il Grand Cru Rangen (22 ettari in tutto tra i comuni di Thann e Vieux Thann) ha suoli di rocce vulcaniche con importante presenza di tufo, esposti a sud con pendenze estreme. Collocato all'inizio di una vallata fresca che ritarda le maturazioni, ha piovosità superiore alla media della zona, ma senza che ciò costituisca un problema perché il suolo è molto arido e le elevate pendenze impediscono l'insorgere di ristagni idrici. 
Il Rangen è il Grand Cru più meridionale di tutta la regione, quello che raggiunge le maggiori altitudini (450 metri) ed il più scosceso (oltre 55° di pendenza); origina vini potenti e concentrati, complessi e longevi. Ricchi, ma non pesanti. Qui l’azienda possiede, in monopole, 5.5 ettari del mitico Clos St. Urbain. L’annata 2011 è stata segnata da una grandinata che, ad inizio agosto, ha falcidiato parte dei ceppi 50enni, con conseguenti rese finali (totali e per pianta) molto basse.
Dopo un anno di fermentazione svolta con i lieviti indigeni il vino si offre con un naso ricco che esprime note di lime candito e pietra focaia e subito dopo di croccante alle nocciole. Con l’ossigenazione si apre ad un frutto quasi tropicaleggiante e a ritorni di cenere: aromi intensi, ma eleganti e complessi con sfumature al tempo stesso calde e minerali. La bocca colpisce per l'attacco grasso e ampio, si sviluppa molto viva e slanciata chiudendo con grande verve sapida. Dinamico e multiforme, è completo come solo i grandi vini sanno essere.

Wachenheimer Luginsland auslese 1988 – MARGARETENHOF (Pfalz, Germania) 
Il Margaretenhof è nato nel 1950, con i giovani Yvonne e Martin che dal 2011 rappresentano la nuova (quarta) generazione familiare impegnata in azienda. Il nome rappresenta un omaggio del fondatore, Gunther - nonno di Yvonne e Martin – alla moglie Margaretha. 
Diciassette ettari a disposizione, tra cui Cru molto importanti come Ungeheuer, Pechstein e Jesuitengarten, ed una clientela costruita in buona parte su una solida base di privati che apprezzano l'ottimo rapporto qualità/prezzo dei vini.
Luginsland è un cru secondario di quasi 30 ettari situato a Wachenheim, ai confini con Forst. Il suo nome deriva dal bel panorama visibile dai vigneti, sebbene in buon parte piani. Il suolo è a tessitura prevalentemente sabbiosa con presenza di ghiaia spessa ed appartiene al Bundsandstein (arenaria). 
Ottima annata in zona, l’88. Da aprile a fine settembre meteo perfetto, un po’ di pioggia in ottobre ma poi ancora bel tempo asciutto in novembre che ha creato un mix adatto alla produzione delle categorie dei vini botritizzati, da auslese in su. 
Bottiglia di oltre trent'anni che regala un naso con nette sensazioni di zafferano, erbe aromatiche essiccate e frutti gialli in confettura (susina su tutti). La bocca è viva e snella, di medio peso e residuo zuccherino contenuto; manca un po’ di lunghezza nel finale, ma si distende armoniosa con scioltezza ed eccellente tenuta.