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giovedì 2 aprile 2020

DELLCHEN

Dönnhoff è l’azienda più nota della Nahe - su queste pagine ha trovato spazio tante volte, per esempio qui - quella che ha trasformato la regione (posta un centinaio di km a est dalla Mosella Centrale, tra i fiumi Mosella e Reno) da Cenerentola in una tra le zone più intriganti e apprezzate della Germania viticola. Il principale artefice di ciò è stato Helmut Dönnhoff che, seppur ancora presente in azienda, da anni ha ufficialmente ceduto la gestione al figlio Cornelius. 
Nome viticolo storico, quello della famiglia Dönnhoff (compare infatti già nel 1761), anche se è stato il nonno di Helmut, Hermann, a puntare sul riesling e a imbottigliare per primo i Cru aziendali negli anni ’20 del ‘900.


Helmut è stato alla guida tecnica dal 1971 al 2007, cedendo poi le redini al figlio, in azienda comunque dal 1999. Oggi la realtà viticola consta di una trentina scarsa di ettari (80% riesling) con vigne di 15-65 anni da cui si ottengono vini dolci e trocken di altissimo livello qualitativo. 
I Riesling trocken di punta, da anni nel gotha dei grandi bianchi europei, al pieno delle proprie possibilità esibiscono aromaticità intense e talvolta esplosive ma sempre di profonda complessità, animate da strutture potenti, ma armoniche ed eleganti, percorse da un’impeccabile tensione sapido-acida. 

Immagini del Dellchen, credit: www.vdp.de

Il vino di oggi proviene dal Dellchen (comune di Norheim), piccola vigna di soli 3.2 ettari affacciata sul fiume Nahe tra Norheim e Niederhausen, esposta a sud con tratti molto ripidi (fino al 70% di pendenza) parzialmente terrazzati con muretti a secco e incastonata tra spuntoni di roccia che contribuiscono a creare un microclima unico. Collocata tra 140 e 200 metri slm, poggia su una base di ardesia grigia con importante presenza vulcanica (porfido) ed è stata a lungo negletta per le sue pendenze estreme che ne rendevano troppo complicata la gestione. Il nome deriva da alcune cavità nella roccia, dette “dellchen” in dialetto.


Dellchen Riesling 2016 - Dönnhoff 
Frutto di una bella vendemmia in termini qualitativi, anche se di complicata gestione primaverile-estiva a causa della elevata pressione fito-sanitaria. Le ultimissime settimane prima della vendemmia sono state perfette grazie al clima autunnale diurno mite, ma con buone escursioni termiche notturne. 
Fermentazione parte in acciaio, parte in botti grandi. Affinamento in botti grandi.
Il naso parte con buona espressività agrumata (pompelmo e lime) e di frutta tropicale (ananas), oltre a toni di pesca, rosa, erbe aromatiche quasi balsamiche e pepe bianco, ma mostra anche un importante cuore minerale di pietra focaia che permea l'intero spettro olfattivo insieme a un lieve fondo idrocarburico.
In bocca si rivela profondo e vigoroso, molto saporito e fresco. Teso, strutturato e succoso, ha un finale lungo e rinfrescante che lo rende addirittura quasi beverino.
Setoso e vibrante al tempo stesso, il palato ha un'articolazione di elegante austerità.
Un vino già godibilissimo, ma che probabilmente avrà bisogno ancora di almeno un anno per entrare nella "finestra" espressiva ideale.


giovedì 16 maggio 2019

ITALIA-GERMANIA

Nuova degustazione del ciclo realizzato con Slow Food Piacenza e l'amico Luca Bersani (ciclo quasi giunto al termine, in giugno l’ultimo appuntamento dedicato ai Fiano campani). 
Un confronto ridotto alle sole Italia e Germania: sei vini di altrettanti territori, tre contro tre. Anzi sette, compreso un intruso tedesco inizialmente non previsto. 
Ospiti a La Tosa di Vigolzone, patria della Malvasia di Candia aromatica, abbiamo sondato il lato “secco”, o trocken, della faccenda, pressoché d’obbligo quando si parla di Riesling Renano prodotti in Italia, ma tutt’altro che scontato quando si va in Germania, nazione della quale abbiamo provato - tra gli altri - due Grosses Gewaechs ed un Erstes Gewaechs, equivalenti ad ipotetici Grand Cru vinificati secchi.


Le prime citazioni scritte sul vitigno, a metà del ‘300, si trovano in Rheingau e sempre in questa regione (ad ovest di Francoforte) nella prima metà del ‘700 avviene la svolta per la valorizzazione del riesling in Germania, con la totale riconversione varietale di Schloss Johannisberg ed in contemporanea il decreto del Principe di Fulda che obbliga i proprietari viticoli del Rheingau a piantare riesling. Da qui in poi quasi tutte le attenzioni si concentrano su questa varietà. 
E in Italia? In quegli anni il riesling non è ancora pervenuto, bisognerà attendere circa 150 anni. 
Nel frattempo il vitigno in Germania assume sempre più importanza, arrivando a vivere – dalla seconda metà dell’800 – una vera e propria epoca d’oro in cui i vini di Rheingau e Mosella si collocano nel gotha dei vini europei. Più o meno in quegli stessi anni, finalmente, il riesling arriva anche in Italia (nel sud Tirolo, in realtà, all’epoca non ancora “Italia”) e per alcuni decenni si tenta di comprendere come gestire l’oggetto misterioso arrivato da nord. I risultati non sembrano dei più incoraggianti, visti i commenti degli enologi dell’epoca, che paragonano i Riesling sud tirolesi ai Marsala, più che ai vini renani. 
Poi arrivano in rapida successione la fillossera e le Guerre Mondiali. Dopo, la ripartenza sarà difficile per tutti e l’epoca d’oro del Riesling tedesco termina, arrivando a toccare il fondo (di qualità e immagine) negli anni ’70-’80 del secolo scorso in particolare proprio nella regione del Rheingau. Grazie ad alcune aziende private finalmente la situazione inizia a cambiare e, nel giro di quindici-venti anni, torna florida. Oggi, dall’inizio degli anni ’00 il Riesling teutonico sta vivendo una seconda epoca d’oro.


Anche in Italia - Alto Adige e Piemonte - all’inizio degli anni ’90 del '900 qualcosa di importante inizia a muoversi. In particolare si assiste ai primi, veri tentativi di piantare vigneti progettati per produrre Riesling di elevata qualità (per 100 anni in Alto Adige, il “nostro” vitigno è presente solo come varietà da taglio). Per un approfondimento sul tema vi rimando qui
L’Italia dunque vive un netto ritardo nella valorizzazione del riesling, che però - pur non appartenendo del tutto alla tradizione del Bel Paese - continua ad affascinare i viticoltori per la grande sfida che esso rappresenta. 
Prima di raccontare i Riesling degustati, un doveroso, seppur fugace, cenno ad una bottiglia del padrone di casa Stefano Pizzamiglio, la Malvasia Sorriso di Cielo 2009, degustata a fine serata, ennesima conferma di quanto questo vitigno solo con gli anni riesca ad esprimere davvero tutte le proprie potenzialità.
Vi ricordo che questo post viene pubblicato in contemporanea qui e su www.viniconleali.blogspot.it.
Buona lettura.


BATTERIA N.1: ITALIA

VAL VENOSTA UNTERORTL 2017 – CASTEL JUVAL
Una delle aziende italiane di riferimento quando si parla di Riesling (sono ben quattro le etichette rieslingose prodotte, tutte di alto livello), ma anche una delle prime in Alto Adige e in Val Venosta – all’inizio degli scorsi anni ’90 – a credere nelle potenzialità del vitigno. 
Il vino più giovane, ed anche il più contratto, tra i sette degustati, ma tra gli italiani è probabilmente quello con le maggiori potenzialità. Al naso è ampio: subito agrumato, si allarga verso note di mela verde, fiori di sambuco e pesca gialla, in un contesto lievemente balsamico con rimandi rocciosi. Ha palato strutturato ma elegante, diritto e cristallino, con una propulsione gustosa, salata e fresca.

TERRE LARIANE SOLESTA 2015 – LA COSTA
Dal territorio che non ti aspetti, Brianza lecchese, Val Curone, a due passi da Monza e Milano, un progetto affascinante e visionario voluto dalla famiglia Crippa, che oltre ad un buon Riesling realizza anche un Pinot Nero sorprendente. 
Da un’annata calda e ricca, un vino che si esprime in toni vanigliati combinati con sensazioni di idrocarburi, gesso, selce, agrumi maturi, miele millefiori ed erbe aromatiche. In bocca si sviluppa pieno e con buona articolazione, animato da una forza salina che allunga la persistenza e torna in un finale elegante e ben risolto.

VALLE ISARCO KAITON 2012 – KUENHOF
Altra azienda di culto del Riesling prodotto in Italia, pioniera nella zona di Bressanone e nella Valle Isarco tutta, apprezzata dagli appassionati per l’etichetta Kaiton, tra i più longevi esempi “nostrani” di Riesling. 
Idrocarburo evidente (il vino più idrocarburico della serata) completato da scie speziate (pepe bianco) e di frutta matura (ananas). Il palato attacca largo, ma è saldo e sapido. Comunque appagante, mostra uno sviluppo più compassato del solito; incide con buona progressione salina anche se senza il consueto, tonico allungo a cui il Kaiton ci ha abituato.


BATTERIA N. 2: GERMANIA

NIEDERHAUSER HERMANNSHÖHLE 2012 – DÖNNHOFF
L’azienda che ha trasformato la Nahe da una Cenerentola in una tra le zone più intriganti e apprezzate della Germania viticola. Dopo Donnhoff, nulla è stato più come prima, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’90-inizio anni ’00. L’Hermannshohle è il più importante vigneto della regione, in grado di generare alcuni tra i più grandi bianchi europei.
Appena stappato sprigiona note di lychee quasi da gewurztraminer, ma l’ossigenazione fa emergere altre sfaccettature e nel complesso, rispetto ad un assaggio risalente a due anni fa, la dolcezza di frutto ha fatto un passo indietro per cedere spazio ad un più austero lato minerale, gessoso e sassoso, completato da una sfumatura quasi balsamica che sfiora la canfora e da rimandi agrumati e tropicali. Palato ricco e potente, ma anche articolato: molto saporito, ravvivato da una acidità viva e armonica, chiude con un finale lungo e profondo.

FORSTER UNGEHEUER 2010 – MOSBACHER
Da uno dei “Grand Cru” di Forst, nel Pfalz, paesino con una concentrazione impressionanti di grandi vigne. L’Ungeheuer è il sito in cui i coniugi Mosbacher esprimono probabilmente il meglio della loro produzione, contrassegnata da vini precisi e territoriali.
Bottiglia che vive di contrasti e di tratti quasi schizofrenici, nel senso che il naso sprigiona principalmente toni caldi (frutti giallo-arancioni maturi, dall’albicocca secca all’ananas) con una appena accennata sensazione idrocarburica sullo sfondo, ma in bocca – dopo un attacco pieno e avvolgente – libera un’acidità sferzante quasi violenta, rinforzata da sensazioni di lime, che deve ancora integrarsi al meglio. Nervoso e stimolante, rappresenta al meglio gli estremi della vendemmia 2010.

HOCHHEIMER KIRCHENSTÜCK 2005 – KÜNSTLER
Un classico del Rheingau, Kunstler, che nelle vigne situate accanto alla chiesa di Hochheim, in una zona relativamente calda, realizza vini di immediata espressività ma che possono durare (e migliorare) nel tempo.
Impatto olfattivo “caldo”, su toni di miele di castagno e persino accenni di dattero e fico secco, poi chinotto candito e lieve liquirizia, per virare infine su toni di pasticceria e pietra focaia. Bocca glicerinosa e potente, ma compatta e salina (più che acida) e con finale ben risolto. Bottiglia più rassicurante della precedente, anch'essa fedele traduzione del territorio e dell’annata.


VINO A SORPRESA...


RUDESHEIMER BERG ROSENECK KABINETT 1986 – BREUER
La famiglia Breuer è un pezzo di storia del Riesling trocken tedesco e Bernhard – papà di Theresa, attuale proprietaria - in particolare è stato tra i promotori di Charta, pionieristica associazione nata negli anni ’80 che ha dato il la alla rinascita dei Riesling “secchi” tedeschi.
Una bottiglia che compirà presto 33 anni. Bel colore, tanto per cominciare, appena dorato con riflessi vivi e luminosi. Naso giustamente evoluto, che dalle lievi sensazioni fungine avvertite nei primi  secondi post stappatura, si sposta presto su sensazioni di agrumi maturi/canditi (bergamotto), poi croccantino, confettura di rabarbaro ed infine lievi note balsamiche. Il palato sfoggia grande equilibrio: esile e agile, oggi si muove con movenze leggiadre grazie ad una acidità e ad un ormai appena avvertibile residuo zuccherino perfettamente integrati nella struttura. Chiude salino e, ancora, con cenni agrumati. Complesso e di disarmante bevibilità. Solo i grandi ci riescono.

lunedì 8 aprile 2019

SUMMA 2019 - PRIMO TEMPO

Summa è un evento che si tiene da ormai 22 anni nel borgo medievale di Magré (a sud di Bolzano) all’interno delle tenute di Alois Lageder, in particolare tra Casòn Hirschprunn e Tòr Löwengang. 
Circa 110 aziende con focus su quelle ad orientamento Bio (numerose le realtà in Biodinamica certificata) e, tra queste, quasi quaranta austriache e tedesche, una manna per chi ama il Riesling. 
Banchetti da degustazione con la presenza dei produttori, ma anche tante degustazioni guidate svolte nell’arco delle due giornate (6 e 7 aprile), tutto rifinito da un’organizzazione ed una accoglienza di grande livello.


E i vini? Naturalmente mi sono concentrato sui Riesling, pur non facendomi mancare alcune notevoli digressioni (su tutte cito i 2016 di Montevertine). 
Tra i Riesling in degustazione netta prevalenza delle versioni trocken (con tanti Grosses Gewachs, o GG, dell'annata 2017) e a questi soprattutto ho dedicato il tempo degli assaggi. Tutti i produttori hanno portato almeno quattro etichette, alcuni cinque.


Quel che segue è una selezione di assaggi che verrà pubblicata in due parti. Di seguito la prima, dedicata alle regioni Nahe, Saar e Rheinhessen.

NAHE 

DONNHOFF 
Iniziamo dal più noto – a ragione – produttore della Nahe, colui che ha fatto conoscere la regione al resto del mondo e che, nonostante un’ampia gamma di etichette, raramente sbaglia un colpo, sia sui vini trocken, sia sui dolci e anzi quasi sempre primeggia in entrambe le macro-categorie. 
I 2017 sono ancora compressi e devono schiudersi, vanno aspettati almeno un anno o due (Tonschiefer), se non di più (i vini di categorie superiori), ma sono di classe cristallina e possono già essere apprezzati da chi ama particolarmente le tensioni gustative.


Tonschiefer 2017 
Da vigne di 25-30 anni del cru Leistenberg di Oberhausen, un ottima versione di Tonschiefer, ben più di un semplice "base", tonico, sapido e preciso. 

Roxheimer Hollenpfad spatlese trocken 2017 
Non è un GG, ma per livello vi si avvicina. Naso più aperto del precedente in cui spiccano toni di agrumi; bocca affilata con cuore salato-minerale. 

Felsenberg “Felsenturmchen” GG 2017 
Da una sezione del Felsenberg di Schlossbockelheim. Giovanissimo e compresso, ancora un po’ ritroso al naso dove comunque sprigiona lievi note di pietra focaia, poi erbe aromatiche (anice) che aggiungono un tocco quasi balsamico. Palato incisivo, teso e fresco. Da aspettare un paio di anni almeno per dargli il tempo di iniziare ad aprirsi, ma dal grande potenziale. 


GUT HERMANNSBERG 
Fondata nel 1902 come Azienda Reale Prussiana, vanta una importante tradizione vinicola e di selezione clonale sul vitigno riesling. Nel 1999 è passata in mani private e nel 2009, con l’attuale proprietà, ha assunto la denominazione odierna, realizzando uno scambio di vigneti (Kupfergrube per Hermannshohle) con la famiglia Donnhoff ed iniziando a ri-posizionarsi tra le aziende di punta di una regione piccola, affascinante e di grande valore come la Nahe. 


Kupfergrube GG 2017 
Da un cru di Schlossbokelheim. Naso variopinto che dalla lavanda si sposta verso gli agrumi e il timo, mostrando anche una elegante nota affumicata. Palato compatto e ricco, diretto e salato, senza fronzoli. 


SAAR 

VAN VOLXEM 
Con sede a Wiltingen, nel cuore della Saar (sottozona della Mosella, ma più fresca della Mosella centrale), quest’anno il marchio Van Volxem festeggia venti anni di proprietà da parte di Roman Niewodniczanski (detto “Niewo”), instancabile promotore della regione e del Riesling, responsabile di una crescita qualitativa, di immagine ma anche dimensionale dell’azienda (e in realtà della regione tutta), grazie ad una decisa, ma oculata, politica di acquisti fondiari (compresi quelli riguardanti vigne storiche a rischio abbandono). È tra i pochissimi, fortunati proprietari del mitico Scharzhofberg. 


Saar Riesling 2016 
Dalle vigne giovani (meno di 25 anni) presenti in azienda. Naso aperto e agrumato (mandarino), fruttato di pera e di pesca; palato gradevole e immediato, sottile, succoso e con ritorni speziati. 

Scharzhofberger GG 2016 
Con cenni di pompelmo e albicocca, ma anche sfumature floreali, erbacee e minerali, mostra un profilo elegante, arioso e ben centrato, con bocca agile, snella e dinamica. Un carattere di fine e tesa leggerezza. 

Altenberg GG 2017 
Apre speziato e con cenni di selce e pietra focaia, esibendo poi più struttura del precedente, ma con un’acidità salata e note di erbe quasi balsamiche che rinfrescano. Mix di polpa e sprint, succoso e lungo, è ancora in uno stadio giovanile che spinge sulle sensazioni di mineralità. 

Scharzhofberger “P” GG 2014 
Dalla sezione nota come Pergentsknopp dello Scharzhofberg, offre agrumi maturi e albicocca al naso, con già qualche cenno di idrocarburo; cremoso, ampio e lungo, forse senza la profondità delle annate migliori, il palato ha comunque un respiro importante. 


RHEINHESSEN 

Qui vi parlo di due diverse aziende, ciascuna con i propri vigneti, Battenfeld-Spanier e Kuhling-Gillot, che sono quasi un’unica entità divisa in due anime, o due facce della stessa medaglia, fate voi: differenti lati caratteriali di un unico organismo. Una storia curiosa, in cui marito e moglie, Hans Oliver e Carolin Gillot, si sposano nel 2006 e da allora iniziano a condividere intenti e filosofie (ma anche cantina e strategie commerciali) delle due diverse realtà, con le uniche differenze nei vini dovute ai siti di origine delle uve. 


BATTENFELD-SPANIER 

Molsheim 2017 
Un village alto dal microclima fresco che regala un vino con intense note erbacee di finocchietto, poi selce e cenere ed una bocca lunga e affilata. Vibrante.


KUHLING-GILLOT 

Pettenthal GG 2010 
Da quella che probabilmente è la vigna più ripida di tutto il Rheinhessen, un vino complesso e spettinato, piacevolmente selvatico. Al palato alterna frutta gialla matura con tocchi tropicali, spezie e iodio; in bocca scalpita salato, fresco e ancora leggermente scomposto. 

GUNDERLOCH 
A seguire un'azienda che, dopo la fondazione nel 1890 ad opera del banchiere Carl Gunderloch, si sta costruendo una meritata, solida reputazione tra gli appassionati di Riesling. 


Nackenheim Rothenberg GG 2017 
Dal cru aziendale più importante, una versione che parte con note di pera, anice, menta e fumo. Sviluppo gustativo preciso e lineare, con un attacco quasi suadente subito rinforzato dalla verve data dall’acidità e dalle note speziate. Finale limpido e sicuro.

Presto online la seconda ed ultima parte di assaggi, con le regioni Pfalz, Rheingau ed una puntata nel Kremstal (Austria).

venerdì 6 ottobre 2017

HERMANNSHÖHLE 2014

Oggi sul rieslinGarten sarà protagonista uno dei massimi interpreti mondiali del Riesling: Helmut Donnhoff, dalla Nahe (Germania), con la versione 2014 G.G. di Hermannshohle. Qui un breve approfondimento video sulle vigne aziendali.
2014, dunque, annata dall’andamento climatico altalenante con fioritura precoce - quasi un mese di anticipo rispetto alle medie degli ultimi anni - estate fresca, poi caldo e piogge in vendemmia con conseguente rischio botrytis. Una di quelle situazioni che mettono alla prova le capacità (ed il sistema nervoso) dei produttori, chiamati ad essere perfetti in termini di tempistiche e selezioni in vigna.



Hermannshohle, uno dei più importanti vigneti di tutta la Germania, è posizionato nel comune di Niederhauser su suoli di ardesia grigio-nera con presenza di elementi vulcanici (rocce ignee estrusive, ovvero residui solidificati di lava vulcanica) e in parte minore di porfido e calcare. Esposizione sud ad un altitudine media di circa 150 metri slm.


Hermannshohle G.G. 2014 – Donnhoff
Naso ampio in continua evoluzione, dove spiccano note di frutti tropicali e frutti bianchi freschi quasi balsamici, più che caratteri minerali. Palato molto sfaccettato; ci sono potenza e concentrazione ma anche tensione e profondità sapida. Finale molto lungo e ben contrastato.
Vino importante per ampiezza e complessità, ma al tempo stesso lieve e persino quasi aereo nella sua dinamica gustativa che incede con disarmante, ariosa nonchalance.

martedì 7 marzo 2017

ITALIA-GERMANIA 4-3

Giovedì 23 febbraio a Parma, insieme alla delegazione locale di ONAV guidata da Giacomo Faelli (grazie per l'impeccabile organizzazione), abbiamo rigiocato Italia-Germania 4-3, non prendendo a calci un pallone ma degustando alla cieca 7 bottiglie di Riesling: 4 italiane e 3 tedesche.
La scusa calcistica è servita per confrontare alcune tra le migliori produzioni rieslingose delle due nazioni e farsi un'idea sullo stato dell'arte del lato secco, trocken, del Riesling.
Come è andata, dunque? L'Italia (che, lo ricordo, non vanta propriamente una lunga ed importante tradizione in materia di Riesling, soprattutto se paragonata a quella teutonica), pur avendo espresso valori significativi, ha mostrato di faticare a competere con il meglio della produzione tedesca. I Riesling italiani in linea di massima sono più semplici, ma costano molto meno ed hanno un buon rapporto qualità/prezzo. I Riesling tedeschi invece si esprimono su livelli assoluti.


Detto ciò, era importante compiere questa piccola esplorazione, con un occhio di riguardo alla “nuova” classificazione tedesca del VDP e ai GG (Grosses Gewächs, cioè i “Grand Cru” secchi), che nelle migliori aree d'espressione – Pfalz, Rheingau, Nahe e Rheinhessen (la Mosella dà ancora il meglio nei vini con residuo zuccherino) – riescono a comunicare tutta la complessa energia salata frutto della mirabile combinazione territorio-vitigno-cervello che si verifica in queste zone.
E a proposito di cervelli, i migliori esemplari NON sono vini cerebrali (uno degli stereotipi sul Riesling) e riescono a regalare un carattere caldo ed espansivo, dirompente e immediato, che nel tempo sa farsi più rarefatto, minerale e complesso.


Insomma, il Riesling non finisce mai (...di stupirci, perché le bottiglie, quelle, una volta stappate, finiscono troppo presto).
A seguire le note sui vini, in cui ho rispettato l'ordine di servizio dei vini durante la serata.
PS un grazie a Francesco Agostini del GDA Riesling (info: onewinelover@gmail.com), alla Taverna del Gusto e a Nicola Libelli per avermi fornito le bottiglie.
E un grazie a Giacomo Faelli per le foto.

LANGHE RIESLING HERZU 2015 – Ettore Germano
Vigna a Cigliè, 500 metri slm; suolo limoso, calcareo e pietroso; fermentazione in acciaio per 40 giorni, no malolattica, 6 mesi sui lieviti senza batonnages. Alcol 14%
All'ultima annata in commercio di Herzu il delicato compito di aprire la sequenza. In questa fase di gioventù esprime esuberanza fruttata (mela verde, agrumi) con cenni speziato-balsamici e floreali (lavanda), senza che con il passare dei minuti il profilo cambi sensibilmente. Come se per ora restasse ingessato in un caldo - e comunque molto gradevole - carattere di relativa semplicità. Bocca vouminosa e calda, grassa ma salata, ancora un po' compressa.


PFALZ LANGENMORGEN 2013 – Dr. Bürklin Wolf
Vigna a Deidesheim, impianto del 1976, 125-150 metri slm; suoli di arenaria rossa, argilla calcarea e argille sabbiose con basalto nel sottosuolo; resa/ettaro 30 Hl, vendemmia in due passaggi, fermentazione con lieviti indigeni in botte di 25 anni da 850 litri, affinamento sulle fecce fini senza batonnages, imbottigliamento ad agosto 2014.
PRODUZIONE: 850 bottiglie, DATI ANALITICI: alcol 12,3% vol, estratto secco 23,5 g/l, zuccheri residui 2,4 g/l, aciditá totale 8,3 g/l
Naso inizialmente chiaroscurale e un po' inquieto, con lievi cenni gassosi che ben presto cedono il passo a toni di susina gialla, erbe secche, sassi di fiume e spezie dolci. Il naso rimarrà cangiante per tutta la serata. Bocca nervosa e snella, verticale e quasi sferzante d'acidità; un corpo sottile innervato da una sapidità molto energica. Scalpita da tutte le parti: così come l'Herzu scalda, questo rinfresca e ravviva.


ALTO ADIGE TERLANO BERG 2013 – Ignaz Niedrist
Appiano Monte (vigna Untersteiner), suolo calcareo; fermentazione in acciaio per tre settimane, no malolattica, affinamento in acciaio. Alcol 13%
Il meno espressivo del primo terzetto e forse dell'intera batteria. Frutto maturo con sfumature lievemente affumicate e minerali (sasso bagnato) e sbuffi alcolici. Ampio al palato, anche compatto, formoso ma tonico al tempo stesso, manca di qualche scossone, di una scintilla. Piacevolmente lineare.

ALTO ADIGE VALLE ISARCO KAITON 2012 - Kuenhof
Vigna a Mara (Bressanone), colle Lahner, 650 metri slm; suolo di sabbia argillosa e rocce scistose; fermentazione con lieviti indigeni 80% in acciaio e 20% in acacia, affinamento sui lieviti per 7 mesi
DATI ANALITICI: acidità 6,3 g/l, residuo zuccherino 3,9 g/l, estratto 21,5 g/l, alcol 12,5%
Lieve idrocarburo e primi accenni di evoluzione verso note terziarie eleganti. Palato fine e saldo, sapido. Di eleganza quasi compassata, austera nel senso che si concede senza effetti speciali, incide con linearità e semplicità progredendo con naturalezza e scioltezza. Sostanza, più che forma. E piace per questo.


ALTO ADIGE VALLE ISARCO KAITON 2013 - Kuenhof
Vigna a Mara (Bressanone), colle Lahner, 650 metri slm; suolo di sabbia argillosa e rocce scistose; fermentazione con lieviti indigeni 80% in acciaio e 20% in acacia, affinamento sui lieviti per 7 mesi
DATI ANALITICI: acidità 7 g/l, residuo zuccherino 2,2 g/l, alcol 13,5%
Più strutturato e ricco del precedente, ha una marcia in più sul fronte del vigore salato. Carattere minerale, idrocarburico, affumicato con sfumature fruttate: sentori di ardesia, erbe aromatiche, pesca bianca, scorza d'arancia e toni lievemente balsamici.

NAHE HERMANNSHOHLE 2012 - Dönnhoff
Vigna a Niederhäuser, impianto degli anni '50, altitudine 130-175 metri slm; suolo di ardesia grigio-nera, rocce ignee estrusive, porfido e calcare; fermentazione e affinamento in acciaio e botti di legno. Alcol 13,5%
Un fuoriclasse che al naso adesso esprime soprattutto fiori (zagara, camomilla) e frutti (pesca, quasi albicocca, arancia), poi zafferano. Il naso oggi vive di toni “dolci”, con la parte minerale sullo sfondo; la bocca è vivida e potente, strutturata, molto articolata e complessa. Da risentire negli anni.


RHEINGAU BERG ROTTLAND 2012 - Künstler
Vigna a Rüdesheim, suoli di ardesia grigio-rossa e quarzite; fermentazione e affinamento in botti di legno da 1.200 litri.
DATI ANALITICI: alcol 13,5% vol, zuccheri residui 6,9 g/l, aciditá totale 6,6 g/l
Vino di peso come annunciato dai toni olfattivi. Giocato su un carattere più morbido e rotondo dei precedenti, ha bella complessità fruttata (pesca, pera matura, ananas) completata da toni di miele e pasticceria. Bocca ricca e polposa ma non molle. C'è materia, più che slancio, ma la struttura è compatta e darà soddisfazioni negli anni a venire.


mercoledì 18 gennaio 2017

RIESLING VIDEO-SCHULE 25

Passeggiata in vigna con Helmut Donnhoff, massimo imterprete del Riesling nella Nahe, produttore di alcuni tra i migliori vini trocken di tutta la Germania e d'Europa. Ne riparleremo nelle prossime settimane.
L'audio, in inglese, non è di grande qualità, aguzzate l'udito.


lunedì 27 maggio 2013

RIESLING ON TOUR!

 
Palazzo Corsini è un gran bel palazzo fiorentino seicentesco. Inizialmente qui c'era un “casino” (nel senso di piccola casa signorile...), nel tempo sono stati costruiti altri edifici ed oggi chi dovesse visitare questi luoghi avrebbe la fortuna di aggirarsi in saloni e salette, salire e scendere dal magnifico scalone monumentale, passeggiare nel giardino all’italiana e ammirare un po' distratto quadri e affreschi del '600 in un contesto sfarzoso e imponente.
Qui, lo scorso 13 maggio, si è tenuta la prima tappa del Riesling On Tour italiano, organizzata dalla prestigiosa rivista tedesca di enogastronomia Der Feinschmecker con il supporto di Thurner PM (che ci ha fornito le foto).
Madaleine Jakits di Der Feinschmecker
L’occasione per noi giardinieri era molto ghiotta, di quelle da non perdere. Così ci siamo permessi il lusso di un pomeriggio fiorentino, con tanto di spettacolare giornata primaverile di contorno (una rarità, visto il clima delle ultime settimane), all’insegna del nostro nettare preferito.
In programma, oltre alle degustazioni libere presso i banchetti dove i 25 produttori erano presenti di persona, due seminari molto interessanti. Siamo riusciti a seguire solo il primo, condotto da Gian Luca Mazzella. Ahimè, ci siamo persi il seminario di Andrea Gori.
Un momento delle degustazioni libere
Nella degustazione guidata da Mazzella i protagonisti erano dieci vini: una coppia di annate per ciascuno dei cinque produttori presenti, una recente e una più datata.
In realtà per tutti l'annata più recente era la 2011, di belle, anzi, bellissime speranze: qualcuno in Mosella l'ha paragonata alla 2007, per la fioritura anticipata, la raccolta tardiva e le alte densità zuccherine ben bilanciate dall'acidità.
I produttori protagonisti della degustazione sono stati Donnhoff, Bassermann-Jordan, Heymann-Lowenstein, Robert Weil e J.J. Prum.
Il seminario di Gian Luca Mazzella
I VINI E LE AZIENDE

La storica tenuta di Helmut Donnhoff si trova sulle ripide colline che costeggiano il fiume Nahe, un affluente della Mosella, in una delle più piccole regioni vitivinicole di Germania. Di Helmut Donnhoff (dal 1971, era 22enne, alla guida dell'azienda, che oggi conta 25 ettari di vigneti), tra i migliori bianchisti tedeschi e, forse, del mondo abbiamo assaggiato il Riesling Dellchen 2011 e il suo predecessore del 1997.
Il 2011 ha un attacco di naso molto fine, fresco e complesso, pur in assenza di botrytis, dove prevalgono sensazioni floreali e note di pesca bianca. In bocca, acidità e sapidità ben combinate con la struttura e l'alcol, in armonia.
La versione del 1997 ha invece una più immediata e netta presenza di idrocarburi, che fa da apertura a un naso ampio, con note tropicali e agrumate. La bocca è piena, ricca e con una piacevole chiusura decisa e asciutta.

L’azienda Dr. von Bassermann-Jordan, di proprietà di Achim Niederberger, risiede in una delle zone viticole tedesche più calde, il Pfalz, che noi italiani conosciamo come Palatinato, a Deidesheim. Qui Niederberger possiede un’importante tenuta di circa 50 ettari su suoli provenienti da antiche colate laviche, con produzione seguita dall’enologo Ulrich Mell.
Il Jesuitengarten Riesling trocken Grosses Gewachs 2011 proviene da un cru, un tempo di proprietà dei gesuiti, con una estensione di 6 ettari a 170 metri sul livello del mare, su terre argillose e gessose, con tratti leggermente limosi, classificato come uno dei Grand Cru della zona. Il vino ha note calde, floreali, di pesca quasi in confettura. In bocca predomina una acidità viva e austera, violenta, ancora un po' slegata dalle altre componenti.
La versione 2007 ha un naso complesso e un po' maturo, leggermente fumè, con lievi note balsamiche. In bocca è ricco e polposo, apre e chiude con decisione.
Heymann-Lowenstein ci porta in Bassa Mosella, a Winningen, in una vallata protetta dai freddi venti del nord. La zona è caratterizzata da vigne ad alberello su ripidi pendii di ardesia che riflettono i raggi del sole sugli acini e rilasciano calore durante la notte.
Il Riesling Roettgen 2011, fermentato con lieviti indigeni, nasce da un cru ricco di ossidi di ferro con esposizione sud-sud est. Naso non prorompente, ma fine, pulito, netto, con sentori di salvia, rosmarino, pesca, albicocca e zafferano. La bocca è piena, con ottima acidità, agrumata e lunga, e finale asciutto. Ottimo vino da pasto, di importante struttura.
Il Roettgen ‘Alte Reben’ 2002 (annata tardiva caratterizzata da temperature fresche) si apre su un naso complesso ed evoluto. Frutta candita, zafferano, miele, sambuco, che contribuiscono a dare un'idea di...grassezza fresca. Note zuccherine e polposità, accentuate da toni mielosi, sono comunque in equilibrio con una importante vena di acidità. Vino pieno e di sostanza, quasi masticabile, ma slanciato.
Poi l'accoppiata di Robert Weil proveniente dalla vigna Grafenberg (17,5 ettari l'estensione del cru) di Kiedrick, Rheingau. Wilhelm Weil ha una tenuta di circa 65 ettari, dal 1981 parzialmente di proprietà di una multinazionale giapponese.
Il Kiedrich Grafenberg Riesling Spatlese 2011 ha potenti note dolci, tropicali al naso. La bocca presenta un avvolgente residuo zuccherino ben equilibrato dalla componente acida.
Ci sembra però più piacevole e risolta l’annata 2001, che ha una squillante nota di idrocarburo, ampiezza e sensazioni quasi di essenze (nel senso di legni) balsamiche, oltre che di zafferano. In bocca residuo zuccherino meno evidente rispetto al 2011. Acidità, freschezza e nerbo, per un palato dove risaltano sensazioni di agrumi e zafferano affiancate a note più erbacee e vegetali.
Chiudiamo in bellezza con J. J. Prum. Siamo in piena Mosella. Per un approfondimento sull'azienda vi rimandiamo qui.
In degustazione due Wehlener Sonnenuhr Auslese Gold Kapsel, il 2011 e il mitico 1983.
Katharina Prum dice che i vini dell'annata 2011 esprimono molto bene il carattere dei rispettivi Cru, quindi Wehlen è molto Wehlen, Graach è molto Graach e via dicendo.
Il 2011 in questione ha un naso fruttato (pesca e pera, soprattutto), con note mielose e affumicate. La bocca è opulenta e polposa, ma affilata. Densa e di struttura importante, ma supportata dalla vena acida. Nerbo e vigore. E tanto rigore. Wehlen! Anzi, Wehlen+J.J. Prum.
Poi...il 1983, vendemmia dove un magnifico autunno ha contribuito a dare vini freschi e zuccherini, nel complesso senza importanti presenze di botrytis. Ottima annata per gli Eiswein, tra cui alcuni leggendari (quello di Egon Muller e il GK di J. J. Prum). Ma torniamo a noi......agli occhi il colore è oro carico. Naso ancora fresco, complesso, ricco. Zafferano, pietra focaia, tabacco, tartufo, spezie (su tutte, cannella), note balsamiche. Impressionante per ampiezza e nitidezza. La bocca ha tratti flessuosi e cremosi, ma con freschezza e mineralità molto vive. Finale piacevolmente asciutto, preciso e senza cedimenti.
Sorprende la tenuta in freschezza, la grande beva. Grande gioventù. Magari poterlo risentire tra qualche anno...già ora un’emozione!

Foto di gruppo dei produttori
Speriamo presto in nuove tappe italiane del Riesling On Tour...

Alberto Alfano e Vittorio Barbieri