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venerdì 17 marzo 2017

ENOLABORATORIO RIESLING/1

Prima tappa dell'Enolaboratorio Riesling di Piacenza organizzato da ONAV al Circolo dell'Unione.
Virtualmente si va in Mosella. 9 vini per provare a raccontare quello che per molti versi è IL territorio del Riesling, quello classico, quello dei vini con gli equilibrismi gustativi più spericolati. Ed anche quello che, per chi scrive, è stata la porta di accesso al magico mondo del Riesling.
9 vini, si diceva: 3 trocken e 6 con residuo zuccherino, tipologia quest'ultima in cui tuttora credo vada ricercato il meglio della Mosella, che sulla tipologia trocken perde ancora qualche colpo rispetto a regioni come Rheingau e Pfalz, per citarne solo due.
A parte i primi due vini, della Ruwer, tutti gli altri provengono dalla Mosella Centrale.
Ecco i vini, raccontati nell'ordine in cui sono stati serviti.


Maximin Grunhauser Absterg kabinett trocken 2008 – Maximiner Grunhaus
Ci tenevo ad inaugurare il corso con un kabinett trocken vecchio stile della Ruwer come questo. Didattico e molto buono. Sottile e slanciato, nervoso e senza fronzoli. Buona la complessità olfattiva, dove alle note di frutta in confettura (anche tropicali) si uniscono sensazioni minerali, agrumate e di erbe aromatiche. Bello e deciso il finale di bocca.
Entrato nel suo apice espressivo, che probabilmente durerà ancora alcuni anni.

Karthauserhofberg alte reben spatlese trocken 2015 – Karthauserhof
Ancora Ruwer per un vino che, a differenza del precedente, vive sul lato fruttato-maturo (cotognata) e speziato dolce; struttura quasi opulenta per la tipologia e la zona, anche se in bocca recupera slancio e compattezza, ma pur sempre mantenendosi su un versante rotondo.


Batterieberg trocken 2013 – Immich-Batterieberg
Terzo e ultimo vino trocken della serata. Il naso esprime toni fruttati, speziati (zenzero) e floreali ma sembra quasi in una fase di passaggio verso sensazioni minerali più complesse. In bocca scalpita e chiude compresso, quasi con durezza: avrà bisogno di tempo per distendere la materia che oggi a tratti appare quasi “cruda”.

Graacher Domprobst kabinett 2013 – Willi Schaefer
Si passa ai vini con residuo zuccherino e si parte col botto. Grande kabinett dal carattere ampio e ricco, con volumetrie e ricchezze olfattive quasi da spatlese. Il bello è che, seppur pieno, mantiene linearità e scorrevolezza, una sorta di eleganza polposa. Pesca gialla e scie agrumate al naso per un vino molto gradevole oggi, ma che darà grandi soddisfazioni anche negli anni a venire.

Bernkasteler Doctor spatlese 2015 – Wwe. Thanisch/Erben Thanisch
Naso al momento un po' chiuso, lento ad aprirsi, che fatica ad esprimere il grande potenziale ma che regala comunque piacevoli note di anice ed erbe aromatiche; è in bocca però dove il vino si rivela realmente lasciando intuire la sua grandezza: esplode ampio, grasso e fresco al tempo stesso. Molto succoso, finisce con lunghezza importante e complessi ritorni aromatici da fuoriclasse.


Urziger Wurzgarten auslese fuder 8 2015 – Merkelbach
Nitido, preciso e lineare, sia al naso che in bocca. Pesca, albicocca, ananas, pasta di mandorle. Già ora molto godibile anche grazie all'acidità molto ben integrata nella struttura zuccherina. Carattere gustativo lungo e fresco. I fratelli Merkelbach al meglio in un vino che è anche fortemente paradigmatico di ciò che questa vigna può dare nelle migliori annate: immediatezza e profondità.

Erdener Pralat auslese 2010 – Dr. Loosen
Naso esplosivo e ricco, potente, con toni di frutto della passione e miele. Al palato subito un po' di carbonica che, lì per lì, maschera un residuo zuccherino più presente rispetto al vino precedente. Quasi opulento, esprime il lato ricco del Pralat, innervato però, come nei migliori esemplari, da una verve acido-sapida che lo ravviva.

Wehlener Sonnenuhr auslese 2004 – JJ Prum
La quintessenza della Mosella Centrale, sintesi mirabile di eleganza aerea ed austera (di quelle truffaldine: la bottiglia finisce in una amen). Come il vino precedente è solare e ciarliero, così questo è chiaroscurale e inizialmente un po' ombroso (lievi note sulfuree che spariscono dopo pochi minuti); esce alla chetichella nelle sue note di confettura di rabarbaro, infuso di camomilla e idrocarburi per svelarsi in tutta la sua eleganza. Classicismo Prum al meglio in un'annata dal taglio classico.


Erdener Pralat auslese Gold Kapsel 2015 – Dr. Hermann
Unico vino realmente “dolce” della serata, che probabilmente nella sequenza degustativa odierna paga un po' questo staccarsi dal dolce-non dolce dei precedenti. Si dichiara apertamente denso e dolce già dal naso: albicocca candita, miele, fiori dolci. Un "Pralatone": bocca grassa e ricca di polpa compensata da adeguato slancio.


martedì 4 febbraio 2014

DYNAMITE

Enkirch, nella Media Mosella a nord di Traben-Trarbach e Bernkastel, è sede di una tra le più antiche aziende tedesche (e non solo), visto che addirittura le origini risalgono al 908 (cioè, non al 1908, al 908 proprio!), epoca in cui i terreni passano di mano da un re carolingio alla Chiesa. L'edificio principale è del IX secolo D.C., ma nel XVI secolo e agli inizi del XX secolo vengono completati significativi ampliamenti.
Stiamo parlando di Immich-Batterieberg, che vanta pure una tra le più belle etichette della zona, dove il retro-kitsch-style del XVI secolo (periodo a cui risale il logo con i putti e il cannone a forma di renana che spara il nome “Batterieberg” nel cielo) incontra soluzioni grafiche più attuali.
 
 
Il nome non deriva dall'unione di due cognomi come spesso capita, ma dall'unione di un cognome (Immich, la famiglia che dal 1495 al 1989, quasi 500 anni, ha diretto l'azienda) e di un vigneto (Batterieberg, Grand Cru monopole).
E i vini?
Dopo un periodo in cui i Riesling aziendali erano molto fruttati e prodotti in stile riduttivo, dal 2009 l'azienda è gestita da Gernott Kollmann con il supporto di due soci e i vini hanno ritrovato essenzialità, aderenza al territorio e in generale uno slancio più spontaneo. Gernott, con passate esperienze da Dr. Loosen e da Van Volxem, ha rivoluzionato la gestione tecnica e commerciale e sta cercando con successo di riportare l'azienda ai fasti delle epoche passate. Una vera e propria ripartenza, quindi, che fa di Immich-Batterieberg al tempo stesso una tra le più antiche e tra le più recenti aziende tedesche.
 
Gernott Kollmann
5,5 ettari di proprietà più 7 ettari per acquisto uve. L'80% delle vigne non sono innestate e l'età media dei vigneti è di circa 60 anni.
I Cru aziendali, tutti attorno ad Enkirch e già considerati al top nella classificazione prussiana del 1868 sono: Ellergrub, Steffensberg, Zeppwingert e naturalmente Batterieberg.
Parte delle vinificazioni avvengono in acciaio inox, ma la prevalenza viene svolta in legno (barriques usate, dove vengono vinificati i Cru, e botti grandi) con lieviti indigeni, lunghe fermentazioni fino a dieci mesi di durata talvolta precedute da brevi (da 3 a 24 ore) macerazioni sulle bucce. Nessun uso di enzimi, né di proteine per stabilizzare, nessuna chiarifica.
 
 
Il risultato sono vini essenziali e precisi, squillanti, affilati e quasi esclusivamente secchi, con acidità vivide che possono necessitare di tempo per armonizzarsi con gli altri elementi.
Abbiamo assaggiato in prevalenza vini del 2012, annata di scarsissima produzione (circa 20 Hl/ettaro nelle vigne di proprietà) e di ottima qualità, con acidità vibranti paragonabili a quelle del 2010.
Vendemmia iniziata il 20 ottobre e terminata il 10 novembre, imbottigliamenti dei Cru ad agosto 2013.
 
 
C.A.I. 2012
Dalle iniziali di Carl August Immich, proprietario dell'azienda nel XIX secolo.
Proveniente da uve acquistate in diversi Comuni della zona (90%) e di proprietà (il rimanente 10%, dalla parte bassa del Batterieberg) vinificate in acciaio.
Naso agrumato semplice e lineare, contrasto morbido-acido che vive in un corpo molto fresco, vigoroso e snello, ulteriormente ravvivato dal finale ancora agrumato.
 
Escheburg 2012
Da una selezione di grappoli declassati dei Cru Batterieberg, Ellergrub e Steffensberg che non entrano negli imbottigliamenti dei Cru.
Fresco e deciso, quasi citrino, ancora compresso e in debito d'espressione rispetto al precedente (come è giusto che sia), più secco e minerale, con uno slancio acido fresco e schioccante che vorremmo risentire tra qualche anno.
 
Steffensberg 2011
Da vigne franche di piede di un grosso Cru situato alle spalle di Enkirch, con microclima caldo e ricco di ardesia rossa.
Un anno di vita in più e un'annata più calda. Frutto più aperto, maturo e morbido (cenni di pesca) con aromi speziati leggermente balsamici. Palato saldo e arioso, compatto e con finale floreale.

Batterieberg 2012
Il vigneto è stato creato tra il 1841 e il 1845 da Carl August Immich, che ha usato la dinamite per costruire i terrazzamenti, motivo per cui la vigna è stata ribattezzata “la collina demolita dalla dinamite” (non giurerei sulla correttezza della traduzione, ma più o meno il senso è quello), appunto “Batterieberg”.


Monopole aziendale di 1,25 ettari compreso all'interno del Zeppwingert, un Cru nel Cru, in pratica, con suoli prevalentemente di ardesia grigia e quarzite.
 

 
Solo la metà dell'estensione confluisce in questa etichetta, compresi i grappoli di ceppi ottantenni su piede franco.
Frutto vivo e fresco con note floreali e di erbe aromatiche, delicata mineralità, poi palato complesso e cremoso; è ampio, pieno e profondo con rimandi salati che lo allungano verso un finale sfaccettato.

Ellergrub 2012
100% vigne a piede franco su suoli di ardesia blu scura, di fianco allo Zeppwingert.
Meno cremoso del precedente, più asciutto. Ha complesse note rocciose e di erbe aromatiche, poi emergono toni floreali, agrumati e di pesca, anche speziati; ma è soprattutto al palato dove dimostra la classe di cui è fatto, con una lunga e austera persistenza minerale. Energico e molto elegante.

Zeppwingert 2012
Cru che contiene il Batterieberg, con vigne centenarie.
La bottiglia stappata sapeva di tappo, così Gernott ha proposto di provare una bottiglia aperta...da una settimana.
La non più recente stappatura ha aiutato ad “aprire” il vino, dandogli respiro e ampiezza aromatica, facendo emergere un naso floreale elegante e lievemente affumicato con palato nervoso che unisce polpa e spigoli acido-sapidi di grandi potenzialità espressive.

Batterieberg auslese 1991
Da un'annata considerata “minore”, più piccola e fresca, ma in fase di rivalutazione per la freschezza che, a distanza di oltre un ventennio, riesce ancora ad esprimere.
Naso molto complesso: confettura di susina e zafferano, te' e cioccolato bianco, poi note di liquirizia. Bocca dolce-non dolce, nervosa più che grassa, non opulenta (figlia dell'annata).
Sembra mancare il finale del fuoriclasse ma è un peccato veniale, chiude sicuro, nitido e asciutto, quasi rinfrescante.
 
 
Appoggiato su un davanzale della sala-degustazione abbiamo trovato questo cd...


...spontaneo, allora, il consiglio eno-musicale. La prossima bottiglia di Batterieberg, stappatela con questo sottofondo "apocalittico". Buon ascolto, buona bevuta.

Vittorio Barbieri